Brucchi: oggi la nuova semivecchia giunta (con l’ombra di Tommaso Ginoble che a sindaco di Teramo vuole Mauro Di Dalmazio)

Brucchi: oggi la nuova semivecchia giunta (con l’ombra di Tommaso Ginoble che a sindaco di Teramo vuole Mauro Di Dalmazio)

di Christian Francia  –

Brucchi - La chiamero Giunda
Brucchi in sala parto per la nascita della sua terzogenita “Giunda”

Dunque ci siamo: oggi alle 11,30 il sindaco di Teramo annuncerà la nuova composizione della Giunta comunale.

Quali che siano i nomi dei nuovi/vecchi assessori, una cosa è certa: sarà la giunta con la vita più breve della storia aprutina. Vediamo il perché.

I bene informati sostengono che saranno otto i componenti del Brucchi-ter, qualcuno dice con due assessori gattiani (ma Rudy Di Stefano fatto fuori), qualcun altro dice senza gattiani (che darebbero l’appoggio esterno). Si ventila di uno sfortunato assessore esterno nominato apposta per la delega alla cultura (ma senza un euro a disposizione).

La maggioranza dovrebbe essere composta da 18 consiglieri (sui 21 iniziali), in quanto Mimmo Sbraccia rientrerebbe dall’esilio abbandonando a se stesso quell’altra sottospecie di Fratello d’Italia (Raimondo Micheli, che resterebbe all’opposizione), mentre è dato per certo che entrambi i consiglieri di Mauro Di Dalmazio (cioè Angelo Puglia e Guido Campana) resteranno fuori dal perimetro della maggioranza.

Se lo scenario fosse questo, le considerazioni da fare sarebbero le seguenti.

1) COME FOGLIE D’AUTUNNO. Una maggioranza che si regge su due soli voti di margine, con lo scenario apocalittico delle voragini di bilancio che si tradurranno in dissesti, paradissesti, pseudodissesti o predissesti, è destinata a durare molto poco.

2) MAURO DI DALMAZIO. Si è accordato con il centrosinistra (dal quale proveniva in epoca precedente a Gianni Chiodi) e continua la marcia di allontanamento da quello che oramai per i teramani non è più il “Modello Teramo”, bensì una vera e propria iattura.

Del resto, è notizia certa che il disonorevole Tommaso Ginoble straveda per Di Dalmazio e lo vorrebbe a tutti i costi sullo scranno di sindaco in quota centrosinistra, in base al vecchio ragionamento del travaso di voti della sua lista civica “Al centro per Teramo”, la quale è sempre stata determinante per la maggioranza di centrodestra e lo diverrebbe per la ipotizzata maggioranza di centrosinistra.

A conferma di ciò, c’è che Di Dalmazio è l’unico consigliere regionale di minoranza in quota centrodestra che non abbia emesso un fiato contro D’Alfonso e contro il PD sin dall’inizio della legislatura.

Del resto, da un lato il consigliere comunale Angelo Puglia è portaborse assunto in Regione alle dipendenze di Di Dalmazio, per cui non può che essergli fedelissimo; mentre l’altro consigliere comunale Guido Campana è dipendente dell’Istituto Zooprofilattico (adesso a guida PD), per cui non potrebbe che essere anche lui molto lieto di passare armi e bagagli nel centrosinistra (magari in cambio di qualche scattino di carriera).

3) DODO. Il consigliere comunale Dodo Di Sabatino, dal canto suo, flirta con il centrosinistra da un paio d’anni, anche lui disperatamente in attesa di una investitura a candidato sindaco per il centrosinistra (che a Teramo sta messo così male da non essere mai in grado di esprimere un solo nome appena appena decente per la poltrona di primo cittadino).

Dalle parti del PD tengono Dodo a bagnomaria, per cui lui – non sapendo che pesci pigliare – resta a metà del guado, leccando il culo a Luciano D’Alfonso, tessendo pubbliche e sperticate lodi per Matteo Renzi, vantandosi dell’amicizia con l’assessore regionale Gerosolimo.

Al gruppo “Dodo soprattutto” spetterà una presidenza a scelta: Te.Am. oppure Ruzzo oppure quella del Consiglio comunale.

4) PAOLO GATTI. È il più furbo della ciurma e non ci sta a farsi cucinare a fuoco lento, anche perché lui di politica ci campa da sempre (da quando suo padre faceva il sindaco) e con la poltrona appiccicata al culo ci deve arrivare alla pensione.

A Gatti delle sorti di Teramo non è mai fregato niente, ma di puntellare il suo impero di voti gli importa eccome. Due anni fa aveva promesso il posto da consigliere regionale al sindaco di Corropoli Umberto D’Annuntiis, ma purtroppo fu trombato alle elezioni politiche del 2013 e fu costretto a ricandidarsi alla Regione in prima persona per non rimanere senza lavoro: D’Annuntiis se la legò al dito e fece vincere il centrosinistra alle elezioni provinciali dell’ottobre 2014.

Questa volta la promessa è di far fare il consigliere regionale a Rudy Di Stefano, primo fra gli eletti gattiani al Comune di Teramo, ma se Rudy resta senza la poltrona assessorile come cavolo farebbe a lanciare la propria candidatura regionale?

Del resto, queste considerazioni le hanno già fatte sia Dodo che Maurizio Brucchi, entrambi aspiranti pure loro ad uno scranno all’emiciclo, ragione per cui vorrebbero marginalizzare il pericolo Rudy.

Per questo Gatti ha preparato una exit strategy: togliere la fiducia a Brucchi e farlo cadere non appena possibile, in modo tale da azzoppare il futuro politico del sindaco e rafforzare la sua supremazia nel centrodestra.

5) FORCHE CAUDINE. Naturalmente tutti attendono le forche caudine rappresentate dalle elezioni amministrative di domenica 5 giugno e soprattutto dal referendum costituzionale di ottobre.

Se il PD sopravvive ad entrambi gli appuntamenti, allora sia NCD (cioè Paolo Tancredi e la sua ciurma), sia Mauro Di Dalmazio e sia Dodo Di Sabatino si getteranno toto corde fra le braccia del centrosinistra, mandando a casa Brucchi e lasciando i gattiani nella discarica politica del centrodestra.

Ma in caso contrario, se Renzi perdesse e fosse costretto ad andarsene a casa (come da lui formalmente annunciato), allora per il centrodestra si aprirebbero infinite praterie per le elezioni politiche nazionali, ma pure per quelle regionali. Ragione per cui sarebbe quanto mai conveniente per Dodo, Tancredi e Di Dalmazio rimanere dove fingono di essere adesso, ovvero nel perimetro politico del centrodestra.

In tal caso Brucchi arriverebbe a fine consigliatura e si lancerebbe pure in una candidatura da consigliere regionale (in quanto non più candidabile a sindaco per aver già svolto due mandati consecutivi).

Come che vada, la domanda è: e a noi chi ci pensa? Nessuno, ça va sans dire. Sarebbe anzi da ingenui ipotizzare un qualche miglioramento nella gestione della cosa pubblica: il Comune è moribondo, la Regione è senza nocchiere, Renzi continua ad elargire mance elettorali mettendo il conto sul debito pubblico che segna un record dopo l’altro, le tasse aumenteranno sempre di più e la qualità della vita continuerà a scendere inesorabilmente.

Meglio di così.

P.S.: Auguri alla nuova semivecchia giunta, con l’auspicio che duri quanto il regno di Umberto II di Savoia (cioè un mese). Perché se è vero che il partito Democratico è persino peggio dei devastatori brucchian-gattian-tancrediani, è almeno certo che il commissario prefettizio ci farebbe risparmiare gli stipendi del sindaco, degli assessori e dello staff del primo cittadino (Vinicio & Co.).

E in tempi di predissesto, scusate se è poco.

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