“Traslocando. È andata così”: la graffiante biografia di Loredana Bertè

“Traslocando. È andata così”: la graffiante biografia di Loredana Bertè

di Maria Cristina Marroni

Loredana Bertè cover libro
La copertina dell’autobiografia di Loredana Bertè

L’autobiografia di Loredana Bertè “Traslocando. E’ andata così” (Rizzoli, 2015) è una tequila da mandare giù in un unico sorso, ruvida e priva di finezza.

Non una dedica appare nel testo, perché lei, Loredana, di amici non ne ha. Tuttavia un personaggio accompagna la cantante dal prologo al capitolo finale ed è Mia Martini, l’amatissima sorella. Anzi il libro sembra scritto anche per lei, per onorare la sua memoria di donna fragile e sola.

A partire dall’incipit, non esistono sconti per nessuno e la scrittura è di quelle di pancia: immediata e dura. Il lessico non lesina – quando la rabbia affiora – il turpiloquio. In fondo, come scriveva Pavese, “nulla è volgare di per sé, ma siamo noi che facciamo volgarità secondo che parliamo o pensiamo”.

Sono cresciuta con la regola del niente. Niente giocattoli. Nente bambole. Niente regali. Niente ricorrenze. Niente di niente.” Il genitori di Loredana, a eccezione di una sola volta, verranno indicati nel libro sempre con i nomi generici di padre e madre, a voler rimarcare la casualità della nascita e un legame privo di affetto. Nei confronti del padre la cantante pronuncia un atto d’accusa feroce: “Era il mostro che avanzava nel silenzio…Era l’uomo nero delle favole. Era un’ombra di paura. Era il cattivo.” Anche Mia Martini avrebbe cantato: “Padre davvero, ma chi somiglia, ma sei sicuro che sia tua figlia?”.

Già da piccola Loredana sognava di essere altrove: una fuga che l’avrebbe portata prima a Roma e poi in giro per il mondo. L’immagine della prima fuga è ancora legata all’infanzia nelle Marche: una bicicletta guidata da Mimì e Loredana in piedi dietro il sellino. Così in giro per ore a pedalare per le stradine di Porto Recanati, per tornare a casa il più tardi possibile.

Fortunatamente c’era il mare, rassicurante: “Passavo le ore a osservare l’Adriatico”. Molti anni dopo quando interpreterà Mare d’inverno, la splendida canzone di Enrico Ruggeri, la sentirà subito sua, come un abito cucitole addosso, come una cartolina sbiadita dell’infanzia.

Piper Club
Il Piper Club

Roma rappresenterà la città della scoperta, della sperimentazione, del casino. Lì avviene l’incontro con Renato Zero: “Un folletto. Un oggetto strano. Un alieno per cui provare immediata simpatia e trasporto”. Loredana, Mimì e Renato diventano un trio inseparabile, come tre fratelli nei lunghi pomeriggi trascorsi al Piper, la nota discoteca in via Tagliamento, davanti ai palazzi del Coppedè. “Il sabato pomeriggio al centro di quel quartiere borghese che ci accoglieva come fossimo marziani, il delirio era la regolarità”.

Chi arrivava dalla provincia voleva conquistare Roma e spesso ci riusciva: “Certe ambizioni brillavano negli occhi e non c’era bisogno di spiegare oltre”.

Nella Città Eterna si consumarono i primi amori giovanili, quei “fidanzati cambiati come fazzoletti”. Sarà Adriano Panatta a farla innamorare veramente. Dalla loro storia trasse ispirazione il primo grande successo musicale: Sei bellissima. “Quella canzone invase la mia vita, se ne impossessò, mentre tutto il Paese la cantava, facendomi precipitare in un universo che non conoscevo”. Senza quel brano forse non ci sarebbe stato neanche il resto, successi come Non sono una signora, la canzone scritta da Ivano Fossati.

Di teste Loredana ne aveva fatte già girare molte, quando perse la sua per Björn Borg, sposato nel 1989 a Milano. “Non è che fossi convinta di sposarmi, ma lo feci. Björn si mostrava premuroso, gelosissimo e presente, anche a se stesso. Ci promettemmo fedeltà con colori pieni di speranza. Io ero in rosa. Lui in azzurro”. Furono anni di vita mondana, ma il rapporto si incrinerà presto: il tennista viveva di fantasmi e cocaina. E Loredana con lui precipitò in un inferno, che divenne insostenibile poco più tardi con la morte di Mimì.

Mia Martini
Mia Martini

Nel racconto di quel tragico giorno di maggio le parole della Bertè diventano struggenti, troppo acuto il dolore, misto al rimpianto di non aver risposto a Mimì che l’aveva insistentemente cercata al telefono. “Da quel giorno ho litigato con la vita e non ci ho ancora fatto pace. Ce l’ho anche con dio. Si è distratto e non riesco a capire come abbia fatto a voltarle le spalle. Mimì è qui. La sento sempre con me e non è vero che con gli anni le ferite si chiudano. È falso che il tempo cancella il dolore. Tutt’al più lo aumenta”.

Tante vite ha vissuto Loredana, sette come i gatti o forse molte di più, reinventandosi sempre e quando la vita l’ha schiaffeggiata lei ha non ha porto l’altra guancia, ma l’ha presa a pugni.

Traslocando racconta senza indulgenza o pentimenti un’esistenza a trecento all’ora, guidata da una forza istintiva disarmante, perché vera fino all’estremo.

In fondo è andata così, forse diversamente il mondo non avrebbe offerto alla cantante i colori, anche quelli dai toni più scuri, a cui ha dato rappresentazione e rilievo nelle straordinarie canzoni, pezzi indimenticabili della storia musicale italiana.

Bertè
Loredana Bertè

2 Responses to "“Traslocando. È andata così”: la graffiante biografia di Loredana Bertè"

  1. alberto   2 giugno 2016 at 16:29

    con una letterina è stato mostrata Loredana Berte, l’immagine della grande artista un pò fuori dalle righe, ma con una carica emozionale straordinaria, i suoi pezzi hanno sempre coinvolto il pubblico. complimenti

  2. Anonimo   2 giugno 2016 at 22:42

    Bella Loredana………Vera e Sincera.

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