Pannella: il trionfo dell’ipocrisia sulla sua bara e la questione dell’eredità politica

Pannella: il trionfo dell’ipocrisia sulla sua bara e la questione dell’eredità politica

di Christian Francia  –

Gli eroi delle liberta e dei diritti civili
Uomini che insegnano con l’esempio

Ho visto cose sulla bara di Marco Pannella che voi umani non potete immaginare:

– Ho visto governatori baciapile avventurarsi in ghirigori verbali culminanti in farneticazioni ossimoriche del tipo che Pannella sarebbe un Santo (cristianamente parlando);

– Ho visto soggetti che si fanno chiamare “Magnifici”, ma che di magnifico non hanno nemmeno la canzone di Fedez;

– Ho visto sindaci dichiarare che non celebreranno matrimoni gay (con ciò pure violando la legge italiana), ma che si sono sperticati davanti alle telecamere delle TV nazionali a dire che Pannella è un gigante e che gli verrà dedicata una via cittadina;

– Ho visto presidenti di consigli comunali che vivono solo per la poltrona fingere di rendere omaggio ad un politico che la poltrona l’ha sempre schifata per amore del marciapiede;

– Ho visto figuri che si fanno chiamare “Eccellenza”, ma che eccellono solo nell’esercizio immutabile dell’inerzia, nella pratica quotidiana dell’omissione;

– Ho visto democristiani, veterodemocristiani, turbodemocristiani, democristiani di pseudodestra e pseudosinistra, democristiani targati PD e democristiani targati NCD, fare la fila davanti al feretro per rappresentare plasticamente la mitica frase di François de La Rochefoucauld: “L’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”;

– Ho visto soprattutto una fetida marea umana di bigotti, farisei, bacchettoni, moralisti, puritani, baciapile, tartufi, beghini, picchiapetto, collitorti, pinzocheri e bizzochi che fotografavano la bara (e le chiavi della Città di Teramo appoggiate su di essa) per avere un ricordino perché chissà quando ricapita un morto così eccellente;

E tutti questi momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, ma si ripeteranno ad ogni occasione perché tale è la natura ignobile della maggioranza degli italiani, degli abruzzesi e dei teramani.

È tempo di morire per i giganti, ma per i nanetti è ancora tempo di devastare quel poco che resta, senza tregua, senza freno, senza anticorpi, senza antibiotici.

Emma Bonino, che conosceva Marco più di ogni altro, ha detto che alcuni elogi postumi indirizzati a Pannella puzzano di ipocrisia, ma non è esatto: in verità puzzano di meschinità, di piccineria, di grettezza d’animo, di pedanteria e di pidocchieria.

Oggi, all’indomani della sepoltura, si apre l’immenso capitolo dell’eredità politica: chi avrà la forza, il carisma e il coraggio di prendere il testimone di Marco e portare avanti le battaglie avviate e rimaste incompiute?

1) Chi porterà avanti la battaglia per la depenalizzazione dell’uso delle droghe? Vedo solo Roberto Saviano giganteggiare su questo fronte.

2) Chi porterà avanti la battaglia contro l’accanimento terapeutico e per il diritto all’eutanasia?

3) Chi porterà avanti la battaglia per i diritti dei carcerati e per la dignità della persona umana? Vedo solo i pochi Radicali rimasti attivi su questo fronte.

4) Chi porterà avanti la battaglia contro la partitocrazia, contro la corruzione delle Istituzioni, per la difesa della democrazia dal giogo dei poteri forti? Vedo solo Milena Gabanelli impegnata su questo fronte (anche perché il M5S si avvicina ogni giorno di più alla massoneria internazionale, all’abiura delle posizioni “No Euro” e in definitiva ad una collocazione comoda che evita ogni asperità per poter accedere alla stanza dei bottoni).

5) Chi porterà avanti certe intuizioni comunicative come l’appello diretto alla popolazione, all’opinione pubblica? Vedo solo demagoghi e populisti solleticare il basso ventre degli Italiani.

6) Chi porterà avanti la battaglia contro la fame e la povertà? Vedo solo il Movimento 5 Stelle insistere sul tasto sacrosanto del reddito di cittadinanza.

7) Chi proseguirà sulla strada della disobbedienza civile nonviolenta per promuovere i diritti civili ancora non riconosciuti? Penso alla “Stepchild adoption” per limitarmi alla stretta attualità.

8) Chi porterà avanti la battaglia per il garantismo e la giustizia giusta? Vedo solo impuniti che gettano fango sulla giustizia unicamente per il proprio tornaconto politico.

9) Chi continuerà ad incarnare l’anelito antimilitarista e cosmopolita che si fa carico dei problemi del mondo? Vedo solo Gino Strada, Emercency, Medici senza frontiere, ONG e associazioni sparse prive di reale coordinamento politico.

10) Chi porterà avanti la battaglia per la legalizzazione della prostituzione? Vedo addirittura un Matteo Salvini impegnato su questo fronte.

Insomma, c’è un lavoro mastodontico da portare avanti, una eredità politica che è pesantissima e difficilissima da sostenere.

Perché è vero quello che ha scritto Marco Damilano, il quale ha ricordato come Pannella “ha anticipato tutto: la politica spettacolo, la trasversalità, la personalizzazione (nel 1992 fu il primo a candidare in Italia una lista con il suo nome: lista Pannella). La disaffezione… e la partecipazione, La bio-politica: l’onda lunga che è arrivata fino ad oggi, alle unioni civili”.

Ma è altrettanto vero che Pannella ha anticipato tutta la comunicazione politica degli ultimi quaranta anni e tutta l’anti-politica che è esplosa in Europa (senza mai nulla concedere al populismo).

Eppure a Marco è sempre rimasta appiccicata l’etichetta di una sinistra rigorosa e radicale nei principi che però indulge ad una esagerata adesione per il liberalismo economico, per la globalizzazione e per ideali che sono appannaggio della destra storica (contraddizioni che lo stesso Marco rivendicava orgogliosamente).

Per questo, fino a che la globalizzazione si è sviluppata i radicali hanno cavalcato l’idea di progresso, ma quando i guasti della globalizzazione hanno fatto sentire i loro effetti, allora la bandiera radicale si è un poco appannata (anche perché il motore di Pannella ha dovuto subire le inevitabili ingiurie del tempo e purtroppo non sono emersi eredi all’altezza del compito).

La storia ci consegnerà l’immagine di un uomo coerente e anticonformista, eccentrico innovatore della pratica politica e della comunicazione, ma sopra ogni altra cosa ci restituirà l’icona di un liberale che ha davvero creduto alla nobiltà e alla dignità dell’uomo, con le sue debolezze ma anche con la sua razionalità e le sue responsabilità: ciascuno deve essere padrone del proprio corpo e deve essere libero di realizzare se stesso in totale autonomia fino al limite di non compromettere le libertà altrui.

È solo nella legalità che lo Stato sancisce i diritti e i doveri dell’individuo, allargando o comprimendo gli argini della libertà per evitare che tracimino in licenza, ma anche per evitare di mutilare la dignità del cittadino.

Un metodo laico nel senso etimologico del termine: cioè popolare, antidogmatico, basato sulla ragione e sull’atteggiamento critico, sul realismo che svela l’impossibilità di affermare verità assolute, ma al servizio dell’onestà e dell’esperienza che impedisce di abbandonarsi al relativismo culturale.

La storia cesellerà la presenza dei Radicali come quel partito-non partito che ha saputo reinventarsi ogni volta che ha raggiunto la meta di una battaglia oppure quando ha saputo porre un tema nell’agenda pubblica, mostrando disinteresse per le incrostazioni del consenso che avrebbero ingessato l’organizzazione e l’avrebbero trasformata in comitato elettorale (come è accaduto a tutti gli altri partiti).

Il Partito Radicale si è smarcato dalla degenerazione partitocratica per continuare le lotte libertarie e partigiane, pasolinianamente corsare, contro il regime che umilia l’uomo, umilia lo stato di diritto e i principi della Carta Costituzionale.

Per tutti questi motivi i Radicali hanno ancora molto da dire e da dare, se sapranno rinnovarsi al di là del ricordo ingombrante del Padre, conservando sempre il rispetto per le opinioni diverse e l’ansia indomita nella ricerca di percorsi comuni con gli avversari, per riscrivere le regole in nome dei diritti e del progresso.

17 Responses to "Pannella: il trionfo dell’ipocrisia sulla sua bara e la questione dell’eredità politica"

  1. vittoriano   23 maggio 2016 at 16:24

    Ma ancora vi meravigliate dei nostri politici,tra inquisiti,condannati,voltagabbana e deliranti(avete ascoltato oggi renzi a rete 105????) marco forse era l’ultimo che credeva in certi ideali,anche non condividento tutte le sue battaglie, ma le faceva con convinzione e anche con sofferenza,il resto e’ la solita commedia italiana,che dio ci salvi.
    buon lavoro.

  2. anonimo   23 maggio 2016 at 19:52

    Cominciate col dire le battaglie che non condividevate….e non condividete.
    Cuscì c’iarcapame.
    Bigotti farisei, popolicchio di merda; per questo non sono andato al funerale, il fetore d’infamia mi avrebbe ammorbato. Lo saluterò, da solo, al camposanto.
    Pezzo di spiccata eccellenza.

  3. Anonimo   23 maggio 2016 at 21:06

    11) Chi avrà il coraggio di candidare un’altra Ilona Staller in Parlamento?
    Anche se, effettivamente, molti di quelli che ci sono stati e/o che ci stanno ancora, non sono più dotati a livello di intelletto. Forse, solo un po’ più vestiti.

  4. Blade Runner   24 maggio 2016 at 6:07

    Ho reso omaggio a Pannella.
    Senza fare foto, toccare la bara, compiacermi nell’esserci.
    Pur non condividendo molte delle sue battaglie.
    Ma facendomi il segno della croce e recitando una preghiera, senza indulgere davanti agli obiettivi.
    Perché quando il “nemico” è di valore il rispetto è dovuto.
    Il mio omaggio, il segno del mio rispetto.

  5. Anonimo   24 maggio 2016 at 8:40

    Ma perché i miei commenti non appaiono?

  6. Anonimo   24 maggio 2016 at 8:45

    Ho visto più parolacce in questo articolo che nel film The wolf of Wall Street!

  7. Anonimo   24 maggio 2016 at 8:48

    Mettere il Rettore D’Amico, figura di spicco e rilievo per la comunità abruzzese allo stesso livello dei politicanti abruzzesi è una cosa vergognosa! Il segno che non distigui più tra chi si impegna e lavora con onestà e che vive alle spalle dei contribuenti! Questo volto hai toppato alla grande

  8. Anonimo   24 maggio 2016 at 8:49

    Non credo ci sia tanta differenza tra te e i politici che hai menzionato. Comincio a credere quello che dicono tutti di te: sei uno frustrato!

  9. anonimo   24 maggio 2016 at 9:25

    Vedi amico delle ore 8,48 del 24 maggio, sicuramente non sai giocare a poker altrimenti avresti capito cosa vuol significare “mettersi all’altezza”.

  10. Blade Scanner   24 maggio 2016 at 10:07

    Per l’anonimo delle 8:49
    Non vorrei difendere nessuno, ma il vocabolario Treccani definisce così la parola “frustrazione”: “Sentimento di chi ritiene che il proprio agire sia stato o sia vano”.
    Conoscendo l’autore, credo che tecnicamente lei abbia ragione perché impegnarsi tanto sapendo che l’opinione pubblica è immobile e supina deve essere senz’altro frustrante.
    Pur tuttavia, come diceva Guglielmo d’Orange, le battaglie si combattono se si ritengono degne di essere combattute, anche e soprattutto quando si sa che si perderanno.
    Non è quello che fece Ettore nella guerra di Troia?
    Non è quello che fece Gesù?
    Credo che nessuno ritenga Ettore o Gesù dei frustrati, anche perché col senno di poi è stato dimostrato come il loro sacrificio non sia stato per nulla vano.
    Per cui ritengo che sarà il tempo a dimostrare se Il Fatto Teramano sia stato uno sterile e frustrante esercizio o non piuttosto una medicina per risvegliare le coscienze e diminuire le furfanterie che ammorbano la vita pubblica teramana.
    Con anonima stima.

  11. Gisella   24 maggio 2016 at 10:42

    Impressionante la completezza dell’analisi politica qui condotta. Bravi.

  12. Andrea   24 maggio 2016 at 17:54

    Se il Magnifico, come l’anonimicchio recita (perché chi scrive ci mette la faccia, lei si nasconde dietro l’anonimato), è persona di gran valore, si sarebbe occupato soltanto dell’Università e non avrebbe accettato altri incarichi di grande impegno. Invece è persona a caccia di incarichi sempre più prestigiosi, segno che non ha un reale interesse per l’università. I dati sono, purtroppo, oggettivi.

  13. Anonimo   25 maggio 2016 at 12:53

    L’Università di Teramo non è certo la Bocconi ma in Abruzzo è sicuramente la migliore. Si Andrea, parlano i dati. Forse ti sfugge il fatto che D’Amico per gli altri incarichi non percepisce nulla.
    Forse vi meritate qualche altro personaggio che vi fa sentire cornuti e mazziati

  14. Andrea   25 maggio 2016 at 15:16

    Per Anonimo delle 12.53: Il 6,5%? Quella è la media italiana. Ma l’università di Teramo negli ultimi 5 anni ha perso qualcosa come il 25% degli studenti! Un quarto dell’intera popolazione accademica, compresi studenti lavoratori e studenti fuori corso.

    C’è da essere terrorizzati per il tragico prolasso degli iscritti, che prelude – se l’emorragia non verrà arrestata subito – alla chiusura definitiva dell’ateneo teramano.

    La lettura dell’anagrafe nazionale degli studenti – pubblicamente disponibile sul sito ufficiale del Ministero dell’Università (http://anagrafe.miur.it/index.php) – fornisce dati aggiornati quasi quotidianamente sugli iscritti totali dell’Ateneo teramano:

    – Anno accademico 2009/2010 = 8.190 iscritti totali

    – Anno accademico 2010/2011 = 7.818 iscritti totali

    – Anno accademico 2011/2012 = 7.504 iscritti totali

    – Anno accademico 2012/2013 = 6.832 iscritti totali

    – Anno accademico 2013/2014 = 6.277 iscritti totali

    – Anno accademico 2014/2015 = 6.215 iscritti totali
    Dati estrapolati dal Sole24ore: questa sarebbe la migliore università d’Abruzzo? Merita lei di essere cornuto e mazziato.

  15. Andrea   25 maggio 2016 at 15:21

    Ancora: Per quanto riguarda le entrate delle università del Sud, il quotidiano Il Sole24ore fornisce dati angoscianti: “Le entrate strutturali degli atenei meridionali crollano in cinque anni del 20%, cioè il doppio rispetto alle università del Nord, e la stessa forbice si riscontra nei numeri del fondo universitario (-13,6% di incassi al Nord, -24,8% al Sud)”.

    Ma se l’intero Sud perde mediamente il 20% degli incassi complessivi nell’ultimo quinquennio, a fronte di una perdita media nazionale del 15%, l’università di Teramo segna un drammatico -30,7%, posizionandosi terzultima – come crollo delle entrate – fra tutte le 61 università italiane (come risulta dalla tabella sottostante).

  16. anonimo   25 maggio 2016 at 16:36

    Per avere un quadro ancora più ampio sarebbe bello verificare anche i dati relativi alla gestione TUA, oggetto di recentissimi articoli sui quotidiani locali dove si parla di ingenti perdite mensili di esercizio, ovviamente interamente a carico della collettività, e di imminenti scioperi del personale. Forse, piuttosto che a figure di spicco e rilievo, sarebbe meglio rivolgersi a figure competenti.

  17. Anonimo   26 maggio 2016 at 0:04

    D’Amico è un ottimo rettore e non solo. Il miglior aziendalista in Abruzzo. Tuttora è revisore dei conti di De Cecco. Forse a qualcuno sfugge questo fatto. La TUA sta per chiudere con un attivo di 4 milioni di euro. Somme da destinare alla manutenzione e nuovi investimenti. E nonostante le difficoltà e i tagli all’Università da parte del ministero del istruzione pubblica si riesce comunque ad offrire gli stessi servizi. D’Amico stesso e riuscito a tagliare gli sprechi mantenendo elevati gli standard. Aspettiamo l’anno prossimo e poi vedrete che gli iscritti aumenteranno.

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