Marco Pannella: dal bavaglio al digiuno, dall’anticlericalismo all’antiproibizionismo, dal divorzio all’aborto, dalla nonviolenza all’antimilitarismo. Un politico da marciapiede sempre contro il potere

L’omaggio di Enrico Melozzi a Pannella

A Marco Pannella. Buon Viaggio amico…
Questo adagio famosissimo di Mozart è il nostro augurio al caro Marco, di trascorrere un bel tempo lassù, Questo adagio ricco e impregnato delle armonie di quel Requiem che risuona da decenni ogni giorno a Radio Radicale. Questo adagio lo vogliamo dedicare a te, Marco. Da un teramano per un teramano. Addio…

di Christian Francia  –

Marco Pannella - incontenibile
Marco Pannella da Teramo

Marco Pannella non è più tra noi. Difficile dire chi è stato Pannella. Difficile racchiudere l’oceano nel bicchiere di un articoletto. È stato un politico che ha fatto coincidere la vita privata con quella pubblica. È stato un uomo controcorrente. È stato l’ultimo protagonista del novecento a incarnare le parole onestà e intransigenza. È il detentore del record mondiale di battaglie politiche combattute (tecnicamente impossibili da enumerare per numero e varietà). È stato un teramano orgoglioso delle sue radici abruzzesi, esibite fino all’ultimo giorno attraverso il dialetto declinato come una giaculatoria. È stato anche un borghese, di famiglia borghese, sempre ostentatamente borghese a dispetto di una certa cattiva reputazione che la borghesia in Italia ha sempre avuto.

Ma c’è una parola che ha caratterizzato Marco al di là delle infinite sfumature del caratteraccio (“Chi ha carattere ha sempre un brutto carattere” diceva Indro Montanelli), e questa parola è “sprezzatura”.

La sprezzatura altro non è che la disinvoltura e la noncuranza che manifesta chi si senta sicuro di sé e dei propri mezzi; il senso di superiore distacco esternati con spontaneità e naturalezza. Quella apparente trascuratezza delle doti che si posseggono, la quale nasce dalla consapevolezza della propria superiore originalità e dalla coscienza che l’etica antica (aristocratica) prescriveva totale indifferenza al cospetto della morte.

Come definire altrimenti la nonchalance con la quale negli ultimi anni Marco ha accolto la scoperta dei suoi due tumori (ai polmoni e al fegato), continuando a fumare imperterrito i suoi sessanta sigari quotidiani e continuando a digiunare per le condizioni dei carcerati. Come definire – se non sprezzatura – la sua risposta alla domanda sul cancro che lo divorava: “Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo”.

Pannella ha rappresentato plasticamente la frase di Walt Whitman: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico. Sono grande, contengo moltitudini”. Contraddittorio per fedeltà ai principi: è stato il politico più popolare d’Europa e al contempo il meno votato; non ha mai giocato una partita per accrescere il consenso verso se stesso e il suo partito, restando sempre all’opposizione e cambiando l’Italia dai banchi della minoranza per non cedere alle lusinghe del potere, che quando si raggiunge piega le coscienze verso il compromesso prima e verso la corruzione poi.

Le uniche riforme che l’Italia ha fatto, dal 1970 ad oggi, sono firmate Pannella così come tutte le infinite intuizioni politiche e comunicative che sembravano uscite dalla testa di un marziano per quanto hanno precorso i tempi: si pensi alla frase “la partitocrazia è ladra di verità, ladra di legalità, ladra di lavoro, ladra di uguaglianza”, frase pronunciata quando non la capivano nemmeno i politologi e purtroppo inveratasi fino al nostro triste presente.

In questi tempi di populismi, con farabutti che parlano solo alla pancia delle persone e dicono al cittadino ciò che vuole sentirsi dire, Pannella è stato il paradigma dell’antipopulismo, colui che senza cedimenti ha sempre detto al popolo quello che nemmeno immaginava di poter pensare – destando scandalo e repellenza – ma che nei decenni successivi si è poi ritrovato a pensare davvero. Un profeta.

Capo carismatico, censore del potere dei partiti, portavoce degli ultimi, sacerdote dei diritti civili, demiurgo della disobbedienza civile, crociato contro la povertà, la fame nel mondo e la pena di morte: quella di Marco è la biografia di una Nazione nelle vittorie e nelle sconfitte, nelle gioie e negli infiniti dolori.

Ha rivendicato con il sorriso sulle labbra: “la mia è una vita felice perché dedicata alla libertà”. E si è battuto per tutte le libertà, per lo stato di diritto, per la pace nel mondo, per la tolleranza e la giustizia.

Emma Bonino ha ricordato un insegnamento che Marco le ha impartito e che l’ha guidata durante tutta la sua vita pubblica: “Se vuoi che una cosa non si venga a sapere, non la fare”.

Turbine senza freno, determinato al perseguimento del fine ma senza mai secondi fini, disinteressato fino al masochismo, buono ma durissimo con se stesso e con gli altri, inflessibile. Fluviale nell’eloquio ma antiretorico come pochi, inarginabile se lasciato a ruota libera ma sempre pronto ad ascoltare persino gli sconosciuti (per strada lo fermavano tutti: lo scorso anno davanti a me ha indottrinato per mezz’ora un gruppetto di adolescenti su come e cosa dovessero fumare, lasciandoli prima allibiti, poi entusiasti ed infine esaltati).

Integrità e intransigenza sono doti dei grandi, di quelli che lasciano una pesante eredità di passione civile, di urgenza morale e di amore per le Istituzioni, roba forte che oggidì non si trova nemmeno a pagarla.

Un oceano le parole di Pannella, un oceano la cui mole ci ha sommerso mentre crescevamo e ci affacciavamo alla piazza della quale era Re incontrastato, un oceano del quale da oggi siamo orfani ma fortunatamente ricchi di archivi:

1) “Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed esser davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri e alle ideologie”.

2) “Credo sopra ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza, come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti…”.

3) “Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo… Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo/potremo fare anche con il “nemico”, per pensare a eliminarlo”.

4) “Ma io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi.

5) “Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più “radicale” di altri”.

6) “Noi non facciamo i politici, i deputati, i leader … lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere”.

7) “A noi la storia importa molto. Nella storia incontri tutti, mentre nel presente incontri solo chi ti pare e se sei al potere solo chi ti fa comodo”.

8) “Qualcuno mi ha chiesto quale sarebbe il primo provvedimento che prenderei se fossi eletto democraticamente “presidente”. Ebbene il primo provvedimento che prenderei sarebbe quello di dimettermi, perché se il Paese mi eleggesse democraticamente vorrebbe dire che non ha più bisogno di me”.

9) “Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo; contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se rivoluzionario.

10) “Alla RAI hanno cacciato Biagi, hanno cacciato Santoro, ma si sono tenuti Vespa. E così siamo al vespasiano”.

11) “Antiparlamentarismo e partitocrazia stanno vincendo perché non riusciamo ad informare nessuno”.

12) “Proprio perché non voglio morire continuo a fumare! Se dovessi smettere ci resterei secco. Non voglio suicidarmi. Il fumo in tutti questi anni ha impedito al mio corpo di ammalarsi. Due tumori alla mia età ci possono pure stare. Me ne frego. Semmai ho un dolorino ai reni che non si capisce cosa sia”.

13) “Vogliono metterci paura su tutto: paura di mangiare, di fumare, di scopare. Il corpo, invece, più viene sollecitato e più si rafforza. Se ti moderi ti indebolisci e ti ammali più facilmente”.

14) “Sono abruzzese, molto abruzzese. Una razza di lupi, di orsi. Però abbiamo anche il mare. Dove sono nato a Teramo, credo sia esattamente fra il Gran Sasso, la punta del Gran Sasso e il mare, Giulianova”.

E poi c’è il corpo di Pannella. Quel corpo maestoso, ingombrante, a tratti spaventoso, specie se affrontato da vicino. Un corpo usato come arma, come minaccia, come ricatto, come fionda che colpisce beffardamente nell’occhio di chi guarda.

Un corpo pubblico gettato in pasto a qualsiasi passante, un corpo irascibile e percorso da fremiti, un corpo ciminiera trasformato in forno sbuffante, un corpo politico che faceva ombra perfino al corpo di Cicciolina, un corpo buono come un orso, un corpo laico e non violento, un corpo usato come medium, come sintesi estetica della fame e della sete, del digiuno dei diritti, della sete di libertà, della fame di comunicabilità, un corpo muto e imbavagliato che per primo ha urlato senza dire una parola attraverso la televisione quando le battaglie radicali venivano boicottate dalla prepotenza democristiana.

Pannella ha voluto esagerare: esagerava a tavola con chiunque si trovasse, divorando quantità impossibili pasta asciutta con la famelicità di Zeus, ma esagerava anche con l’intuito inventandosi letteralmente le battaglie per i diritti civili, per la difesa ad oltranza degli omosessuali, per l’obiezione di coscienza antimilitarista, per combattere la corruzione dei partiti quando nessuno la vedeva o percepiva, per il federalismo europeo quando la politica nostrana era occupata a lottizzare tutta la burocrazia statale (dalle aziende alla RAI).

Ha messo in riga tutti: dal Partito Comunista (scontrandosi perfino con Togliatti; c’è un libro sui suoi interventi parlamentari intitolato “A sinistra del PCI”), passando per l’odiata DC e pure per l’MSI (coniò la definizione fulminante su Fanfani e Almirante: “clericofascisti”).

Fu fra i fondatori del Partito Radicale nel 1955, il partito – fra quelli ancora esistenti – più longevo d’Italia. In una lettera indirizzata proprio al Congresso del Partito Radicale del 1975, Pier Paolo Pasolini scrisse: “Cari Pannella, cari amici radicali (…) voi non dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare. Marco ha preso alla lettera Pasolini per i successivi 41 anni.

Una vita talmente ricca che occorreranno anni per catalogarne i fatti ed estrapolarne gli esiti, ma al contempo una vita essenziale e non di rado spartana, onesta fino al masochismo (ho imparato a vivere con le cose essenziali”).

Chi lo conobbe giovanissimo e inquieto lo ricorda così: “Era diverso dagli altri: aveva una maturità e una consapevolezza superiore. Ma soprattutto possedeva già l’intransigenza interiore che lo distingue”. “Spiccava per il gusto della polemica, per la qualità degli argomenti e, come avrebbe detto Einaudi, per il felice paludamento verbale con cui difendeva le proprie tesi. A queste doti non trascurabili, aggiungeva la fantasia, il fiuto nello stanare e nell’inventare temi che avrebbero fatto presa sull’opinione pubblica, e uno spiccatissimo senso del teatro. Per cui ad ascoltare Pannella, e ne valeva la pena, si aveva sempre l’impressione di far parte di una platea di spettatori non del tutto convinti, ma certo attratti dal livello della recita”.

Un irregolare controcorrente in tutto e per tutto, pure nelle letture: si cibava soprattutto dei giornali “perché nei giornali ci sono idee che non appaiono, idee che prendono corpo dentro di te, che diventano te stesso”. E se gli scarsi consensi elettorali lo relegavano sempre fra i banchi della minoranza, lui elevò la condizione di minorità a vocazione minoritaria, trascinando comunque l’opinione pubblica sulle sue opinioni con una testardaggine che non ha eguali nella storia della politica.

Pannella ha avuto due maestri che socraticamente lo hanno accompagnato alla maturazione, Mario Pannunzio (del quale disse: “Era la moralità. La sua indifferenza al potere fu il suo maggiore insegnamento”) ed Ernesto Rossi (del quale disse: “Aveva previsto tutto: il corporativismo di Stato, la mano pubblica che dà profitti a quella privata, il protezionismo”).

Marco fu arrestato varie volte nell’ambito delle disobbedienze civili, subendo processi e condanne, ma stregò Leonardo Sciascia e Cicciolina, Enzo Tortora e Domenico Modugno (tutti eletti in Parlamento), oltre a innumerevoli compagni di avventura che dopo hanno preso altre strade mentre Marco continuava imperterrito ad inscenare proteste, fumare spinelli in piazza, distribuire alla gente i soldi del finanziamento pubblico dei partiti, ad imbavagliarsi, a digiunare ad oltranza per i diritti di tutti, nonostante quasi tutti lo snobbassero, lo deridessero, lo ingiuriassero senza che mai lui se ne adontasse.

Pannella è stato sopra ogni altra cosa un artista della parola, un virtuoso della tradizione orale, un pittore che ha pennellato delle poesie in prosa, coniando delle vere e proprie preghiere laiche: “Amo gli obiettori, i fuorilegge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i non violenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della destra storica”.

Dinanzi a tutto questo si può solo provare ad immaginare cosa abbiamo perso con la sua morte. Perché solo il tempo, il passare degli anni e i libri di storia depureranno la figura di Marco da tutti gli accidenti delle idiosincrasie e delle piccinerie subite senza battere ciglio, lasciando emergere la sua figura, la sua cifra umana e stilistica, la sua caratura intellettuale, culturale, sociale e politica.

Sempre attaccato ai suoi immancabili sigari, Pannella si autopsicanalizzava: “Ho un’autostrada di nicotina e di catrame dentro, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige e ottiene”.

La morte ha esatto ed ottenuto quanto le spettava, cioè la cornucopia traboccante dei pensieri, delle parole e delle opere di un gigante.

E ci sentiamo già infinitamente soli, senza un’oncia di rigore morale attorno, senza una guida, senza un appiglio, senza uno straccio di speranza per questa Italia maltrattata.

Pannella in una rara foto senza vestiti
Pannella in una rara foto senza vestiti

5 Responses to "Marco Pannella: dal bavaglio al digiuno, dall’anticlericalismo all’antiproibizionismo, dal divorzio all’aborto, dalla nonviolenza all’antimilitarismo. Un politico da marciapiede sempre contro il potere"

  1. Leda Santosuosso   20 maggio 2016 at 10:20

    Gran bel pezzo!
    Non lo amavo particolarmente…ma forse è un mio limite.

  2. Antonio   20 maggio 2016 at 12:52

    Scrittura sublime!

  3. ernesto albanello   20 maggio 2016 at 16:17

    Questo è un articolo che sottoscrivo dalla prima all’ultima parola! Bravo.
    Una ricostruzione del personaggio che non può essere commemorato (perché lui, antifarisaico com’è stato, non avrebbe saputo che farsene delle commemorazioni, per loro concezioni false, ipocrite, melense) : va invece resa testimonianza e sviluppata una miriade di “laboratori delle idee a tema” che lui ha propugnato, tanto imponente è la sua produzione.
    Dove sta, che scombini un pò gli equilibri, che sicuramente riporterà nuove armonie.
    Ciao Ernesto

  4. Pino   22 maggio 2016 at 11:18

    L’articolo è molto bello. In Pannella trionfa la bellezza della passione civica. Questo secondo me il motivo del suo successo. Non capivo alcune posizioni cosí come non gradisco l’ipocrisia di qualche politico e di molti cittadini teramani che stanno sfilando per ottenere una foto da qualche quotidiano o tv ma che non gliene frega niente nè di Pannella nè delle sue idee, nè tantomeno della sua passione civica. Se ognuno di noi gli rendesse omaggio applicando, anche in minima parte, il modo incisivo e appassionato di portare avanti battaglie civiche come lui sapeva fare, avremmo una Teramo ed un Italia migliore. Non cittadini menefreghisti addormentati da un potere narcotizzante.

  5. ernesto albanello   22 maggio 2016 at 22:52

    sante parole, Pino, sante parole!

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