MASTERPLAN: La croce alla quale inchiodare Luciano D’Alfonso

MASTERPLAN: La croce alla quale inchiodare Luciano D’Alfonso

di Christian Francia  –

Renzi e D'Alfonso - il cazzaro e il prescritto
Matteo Renzi “il cazzaro” e Luciano D’Alfonso “il prescritto”: ecco a voi il meglio del PD

Il gran giorno è arrivato: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi (soprannominato da Dagospia “Il cazzaro” per le balle che spara in continuazione) ieri mattina a L’Aquila ha finalmente firmato il fantomatico Masterplan per l’Abruzzo, ovvero l’antologia dei 77 progetti – finanziati con un miliardo e mezzo di euro (fra nuovi e vecchi fondi, in buona parte europei) – da realizzare e portare a termine nei prossimi due/quattro anni.

Il noto gaffeur Luciano D’Alfonso ha pronunciato parole da comico navigato rivolgendosi al primo ministro: “Qui in Abruzzo si coltiva lavoro di qualità”, e la battuta non dev’essere piaciuta molto ai lavoratori che protestavano in difesa dei propri diritti fuori dall’auditorium dove si celebrava l’evento (cioè i dipendenti della Vesuvio di Avezzano, della Iker, della Tecnolabs, della Intecs, i lavoratori dei call center gestiti da Globe Networks e anche i precari della giustizia).

Renzi, da par suo, ha rivendicato la primazia sulle gaffes: “Da sinistra bisogna riconoscere che bisogna fare la guerra non alla ricchezza ma alla povertà”. Ah sì? Strano, a giudicare dall’aumento esponenziale della povertà in Italia sembrerebbe l’esatto contrario, e cioè che Renzi da due anni e mezzo persegua scientemente l’impoverimento dei cittadini.

Poi la battuta al vetriolo del cazzaro fiorentino: “Dobbiamo essere capaci di darci dei tempi e rispettarli”. Ah, ah, ah!!! Ma quando mai! I tempi sono biblici da noi e le opere – quando si finiscono – nascono già obsolete (come insegna la superstrada Teramo-Mare, nata trenta anni dopo la Ascoli-Mare ma senza nemmeno la corsia di emergenza).

Renzi si prende per il culo da solo: “gli italiani hanno imparato a fidarsi del nostro Governo”. Ah, ah, ah!!! È vero l’esatto contrario: mai nessun governo ha raggiunto un gradimento così basso nella percezione popolare.

Mi permetto di ricordare al berluschino del PD che Bankitalia a marzo 2016 ha registrato (dopo 25 mesi di governo Renzi) l’esplosione del debito pubblico che è arrivato a 2.228 miliardi di euro, polverizzando il precedente record di 2.219 miliardi di euro (toccato nel maggio 2015).

Quindi le balle spaziali del debito che avrebbe dovuto diminuire sono venute a galla e anche quest’anno il debito crescerà fino a quando non ci riprenderemo la sovranità monetaria e nazionalizzeremo Bankitalia (come tutti i Paesi europei che hanno le banche centrali pubbliche).

Precisato questo ad imperitura memoria delle stronzate governative, veniamo al merito del Masterplan, del quale ci siamo già occupati con crescente scetticismo (http://www.ilfattoteramano.com/2016/04/29/masterplan-di-misterdalf-teramo-e-la-cenerentola-dabruzzo-e-labruzzo-e-vittima-di-un-parolaio-incapace/).

Il Masterplan firmato ieri mattina è un documento programmatorio contenente le opere prioritarie per lo sviluppo dell’Abruzzo (molte delle quali sono in agenda da decenni) da realizzarsi irrealisticamente entro il 2017 o al più tardi entro il 2020, cosa letteralmente impossibile a causa gli adempimenti obbligatori, dei tecnici e dei burocrati ignorantissimi, politicizzatissimi, raccomandatissimi, a causa degli infiniti ricorsi e controricorsi che paralizzeranno ogni appalto pubblico, specie se gestito dagli enti locali o dalla Regione stessa (senza contare gli ostacoli clientelari e le formidabili spinte corruttive).

Insomma, D’Alfonso e Renzi vendono fumo ben sapendo che la fase operativa si rivelerà un completo disastro anche per l’opposizione che faranno le varie realtà politiche e sociali che accenderanno conflitti territoriali riguardo agli interventi ritenuti inutili oppure troppo impattanti.

La maggior parte dei progetti contenuti nel Masterplan è obiettivamente ottima e necessaria per lo sviluppo, come ad esempio il potenziamento delle infrastrutture viarie che ci avvicineranno a Roma e avvicineranno il mondo all’Abruzzo (completamento della Teramo-Mare, velocizzazione della ferrovia Pescara-Roma, potenziamento dell’Aeroporto di Pescara, realizzazione della rete di piste ciclabili, potenziamento dei porti di Ortona, Pescara e Roseto).

Come pure ottimi e necessari sono gli interventi per la salvaguardia ambientale (nuovi depuratori, bonifica dei fiumi, tutela del mare inquinato, bonifica delle discariche, messa in sicurezza idrogeologica).

Ma come possiamo credere a D’Alfonso se da anni c’è l’emergenza inquinamento nel mare di Pescara, c’è lo stato comatoso del porto di Pescara, c’è lo stato vegetativo dell’aeroporto di Pescara, ovvero la città dove egli vive e comanda da tempo immemore, senza che lui abbia risolto o aiutato a risolvere tali problemi?

La provincia di Teramo, in particolare, è la cenerentola d’Abruzzo in quanto dei 77 progetti totali del Masterplan solo 11 sono espressamente dedicati a Teramo e altri 14 riguardano l’intero territorio regionale. Per cui i restanti 52 progetti sono specificamente destinati alle altre tre province, ben più attenzionate della nostra in funzione del fatto che la nostra classe politica pesa meno di niente.

Circa l’entità economica dei progetti sul territorio teramano, facendo un conto della serva risulta che sul totale di 1,5 miliardi complessivi del Masterplan, solo 219,1 milioni di euro sono destinati al teramano, pari al 14,6% del totale (per cui resteremo svantaggiati sia come numero di interventi che come entità economica complessiva degli investimenti da immettere sul territorio).

Approfondiamo gli 11 progetti dedicati al teramano e segnaliamone le criticità.

1) Interventi di valorizzazione dell’ex Manicomio di Teramo. Il costo dell’opera è di 35 milioni di euro, di cui 30 milioni di euro programmati nell’FSC 2014-2020 (solo 1,5 milioni dei quali è disponibile nel 2016), mentre i restanti 5 milioni saranno finanziati con fondi POR. Obiettivo per il 2017: progetto esecutivo e avvio dei lavori.

D’Alfonso ieri mattina ha sottolineato: “tra le priorità c’è l’ex manicomio: noi abbiamo messo 35 milioni di euro per fare in modo che diventi un attrattore culturale per ospitare la formazione di nuove professioni che abbiano a che fare con l’arte e la cultura, grazie a una dinamica Università di Teramo che su questo accetta e rilancia sempre le sfide”.

Tradotto in soldoni: il Rettore Luciano D’Amico ha detto che vuole collocare il DAMS in quel posto e io l’ho accontentato. Ma l’immobile è della ASL (che dovrebbe poi concederlo all’Università), è formato da decine di migliaia di metri quadrati ed è impossibile anche solo pensare ad un progetto di ristrutturazione senza avere ben chiaro a quali fini dovranno essere destinati tutti gli spazi, dato che il DAMS occuperebbe solo una piccola parte della struttura. Si perderanno anni solo per mettersi d’accordo sul da farsi, con il rischio concreto che i finanziamenti svaniscano.

2) Realizzazione IV Lotto della Superstrada Teramo-Mare (da Mosciano a Giulianova/Roseto). Il costo dell’opera è di 85 milioni di euro programmati nell’FSC 2014-2020, di cui soli 5 milioni disponibili nel 2016. Obiettivo per il 2017: progettazione esecutiva.

Ma già i quotidiani di ieri ventilavano che il IV Lotto sia probabilmente da riprogettare e in ogni caso è già emersa la priorità della bretella autostradale che dal casello di Val Vomano attraverserà la valle del Vomano passando per Castelnuovo fino a Roseto, collegando la A24 con la A14 Adriatica e rendendo marginale l’utilità del IV Lotto.

3) Realizzazione di una funicolare di collegamento tra il centro città e il campus universitario di Teramo. Il costo dell’opera è di 10 milioni programmati nell’FSC 2014-2020, di cui soli 500.000 euro disponibili nel 2016. Obiettivo per il 2017: affidamento dei lavori.

Questa della teleferica è una tale cazzata che dovrebbero prendere a calci colui che ha avuto l’idea (cioè il rettore Luciano D’Amico), in quanto pesa l’ostacolo insormontabile rappresentato dalla sostenibilità dell’opera che con ogni evidenza non potrebbe ottenere un ritorno economico sufficiente alla propria sopravvivenza, dato che gli studenti che frequentano il cosiddetto campus di Colleparco sono pochissime centinaia e persino la società “Gran Sasso Teramano”, proprietaria degli impianti di risalita di Prati di Tivo e Prato Selva, è stata messa giusto ieri in liquidazione nonostante tali impianti abbiano una clientela turistica che paga ben di più dell’eventuale utenza di trasporto studentesco/urbano.

Senza contare l’ostacolo politico del Comune di Teramo a guida centrodestra, il quale dovrebbe materialmente occuparsi della realizzazione dell’opera che insisterebbe sul suo territorio, ma che non ha nessun interesse a far fare bella figura al rettore che è dalfonsiano, cioè di centrosinistra.

Progetto utopico, inutile e insostenibile del quale non si farà mai nulla, ma che in ogni caso rappresenta la cifra amministrativa e la concretezza di un soggetto come Luciano D’Amico.

4) Realizzazione del centro BIOSERV mediante interventi sull’Istituto Zooprofilattico e sul Polo Agrobioveterinario dell’Università di Teramo. Il costo dell’opera è di 53 milioni di euro, di cui 11,4 programmati nell’FSC 2014-2020, mentre il resto proviene da fondi ex PON. Obiettivo per il 2017: progettazione esecutiva e avvio dei lavori.

Da molti anni si parla della nuova sede dell’IZS e dei fondi stanziati dal Ministero della Salute a tale scopo, ma ancora non si muove una paglia.

Inoltre, noi di Teramo 3.0 all’inizio del 2013 raccogliemmo pure 1.500 firme per chiedere che l’IZS acquisisse la sede di Colleparco dell’Università (visto che vorrebbe costruirsi la nuova sede sulla collina di Casalena/Colleatterrato), in modo da poter riportare nel cento della città l’Università stessa, ad esempio proprio nell’ex Manicomio che ha una metratura ampiamente sufficiente. Ma l’idea era troppo semplice per i nostri amministratori. In bocca al lupo.

5) Impianto di depurazione nel comune di Tortoreto Lido a servizio anche della zona di Giulianova nord. Il costo dell’opera è di 12 milioni di euro, interamente finanziati con fondi FSC nel 2016. Obiettivo per il 2017: apertura dei cantieri. Preghiamo che sia tutto vero e che non si dilatino i tempi all’infinito.

6) Intervento di messa in sicurezza della strada Val Fino (connessione costa teramana-Parco del Gran Sasso). Il costo dell’opera è di 8 milioni di euro, programmati nell’Fsc 2014-2020, di cui 4 milioni nel 2016. Obiettivo per 2017: avvio dell’intervento. Aspetta e spera.

7) Impianto di depurazione a servizio dei comuni di Alba Adriatica, Colonnella, Corropoli, Martinsicuro e Tortoreto. Il costo dell’opera è di 6,8 milioni di euro, interamente finanziati con fondi FSC nel 2016. Obiettivo per il 2017: completamento dell’intervento. Forse questo si farà. Forse.

8) Valorizzazione Val Vibrata-Teramo (Fortezza di Civitella del Tronto e chiesa della “Madonna della carità” di Ancarano). Il costo dell’opera è di 4,3 milioni di euro programmati nell’FSC 2014-2020, di cui soli 500.000 euro nel 2016. Obiettivo per il 2017: avvio cantiere. Solo la Madonna potrebbe farcela a sbloccare la situazione.

9) Realizzazione del sistema depurativo dell’asta fluviale del Tordino con adduzione dei liquami all’impianto di Giulianova–Colleranesco. Il costo dell’opera è di 2,3 milioni di euro, interamente finanziati con fondi FSC nel 2016. Obiettivo per il 2017: completamento dell’intervento. Attendiamo pazientemente.

10) Ampliamento e messa in sicurezza del Porto Turistico di Roseto degli Abruzzi. Il costo dell’opera è di 1,7 milioni di euro, interamente finanziati con fondi FSC nel 2016. Obiettivo per il 2017: completamento intervento. Ce la farà la burocrazia a fare presto e bene? Conoscendo i rosetani e i politicanti che vi abitano, ne dubito fortemente.

11) Realizzazione rampe nord e sud del costruendo cavalcavia per viabilità alternativa al sottopasso ferroviario della Teramo-Mare e per lo sviluppo infrastrutturale ed economico della vallata del Tordino. Il costo dell’opera è di 1 milione di euro, interamente finanziati con fondi FSC nel 2016. Obiettivo per il 2017: completamento dell’intervento. Sarà possibile? Mah.

Ieri, gasatissimo come ogni volta che vede Renzi (che su di lui ha l’effetto del viagra), il governatore Luciano D’Alfonso si è lanciato su Facebook senza paracadute: “E da domani, via ai progetti e ai cantieri!”.

Ci stiamo proprio credendo. Anzi ci abbiamo proprio creduto. Forza D’Alfy! Evviva il viagra della politica politicante!! Esultiamo per la burocrazia velocissima ed efficientissima che entro due anni ci regalerà uno sviluppo impetuoso ed inarrestabile!!!

P.S.: Brucchi ha già detto che si opporrà, oltre che alle celebrazioni dei matrimoni omosessuali, anche ad ogni intervento contenuto nel Masterplan, a meno che non venga ribattezzato “Masterpanz”, nome a lui più gradito per ignoti motivi.

2 Responses to "MASTERPLAN: La croce alla quale inchiodare Luciano D’Alfonso"

  1. Paolo   18 maggio 2016 at 7:41

    Per la cronaca il Miur ha bocciato il Dams per cui la Asl avrà a disposizione tutto il manicomio che potrebbe ospitare questa gentaglia

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