Marc…atamente Pannella (le chiavi della Città di Teramo consegnate al proprietario)

Marc…atamente Pannella (le chiavi della Città di Teramo consegnate al proprietario)

di Maria Cristina Marroni  –

Pannella e Maria Cristina Marroni
Pannella a pugno chiuso: le rocce non invecchiano

Il Comune di Teramo ha voluto consegnare le chiavi della Città a Marco Pannella. Lo ha fatto in ritardo, ma in tempo utile affinché il noto politico potesse rallegrarsene. Ho potuto così, in rappresentanza dei gruppi d’opposizione, visitare la sua dimora romana.

Nella memoria sono riaffiorati i primi anni dell’università: troppo giovane ancora per sapere che chiarire un mistero è indelicato verso il mistero stesso. Pannella era per me un mistero, ogni volta che lo ascoltavo all’Hotel Ergife o quando lo incrociavo, anni dopo, vicino al Senato.

Una delle descrizioni più fulminanti dell’agire politico di Marco Pannella la diede il 16 luglio del 1974 dalle colonne del “Corriere della Sera” Pier Paolo Pasolini, in un articolo poi confluito negli “Scritti corsari”.

Il rispetto per la persona –per la sua configurazione profonda alla quale un sentimento della libertà la cui formalità sia intesa come sostanziale, permette di articolarsi ed esprimersi a un livello per così dire “sacralizzato” da una ragione laica, rispetto anche alle più degradate idee politiche concrete – è per Pannella il primum di ogni teoria e di ogni prassi politica. In questo consiste il suo essere scandaloso. Uno scandalo inintegrabile, proprio perché il suo principio, sia pure in termini schematici e popolari, è sancito dalla costituzione”.

Ancora: “È tale forma di non-violenza (che ripudia anche se stessa come moralistica) che porta Pannella e i radicali all’altro scandalo: l’assoluto rifiuto di ogni forma di potere e la conseguente condanna (“non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo”). Frutto dell’assoluta e quasi ascetica purezza di questi principi, che si potrebbero definire “metapolitici”, è una straordinaria limpidezza dello sguardo posato sulle cose e sui fatti: esso infatti non incontra né l’oscurità involontaria dei pregiudizi né quella voluta dei compromessi. Tutto è luce e ragione intorno a tale sguardo, che dunque, avendo come oggetto le cose e i fatti storici concreti – e il conseguente giudizio su di essi – finisce col creare le premesse dell’inaccettabilità scandalosa, da parte della gente-bene, della politica radicale”.

L’esistenza di Pannella ha coinciso “con un pensiero e una volontà di azione di portata storica e decisiva”. Tutto ciò ha riguardato la presa di coscienza di una nuova linfa vitale per il Paese.

Nelle sue battaglie egli ha dimostrato un ottimismo incrollabile per quanto riguarda i principi. Ma ciò ha determinato un isolamento profondo, quando non una palese contrapposizione, parimenti colte da Pasolini: Nessuno dei rappresentanti del potere parlamentare (quindi sia del governo che dell’opposizione) sembra, neanche minimamente, disposto a “compromettersi” con Pannella e i suoi compagni. La volgarità del realismo politico sembra non poter trovare alcun punto di connessione col candore di Pannella, e quindi la possibilità di esorcizzare e inglobare il suo scandalo. Il disprezzo teologico lo circonda. Da una parte Berlinguer e il CC del PCI; dall’altra i vecchi potenti democristiani. Quanto al Vaticano è molto tempo ormai che lì i cattolici si sono dimenticati di essere cristiani.

Ecco, questo isolamento non va dimenticato ora che tutti sembrano andare in pellegrinaggio da un’icona pop.

Entrare nella dimora di Pannella significa penetrare il segreto di una vita, “Casa la vita” di saviniana memoria: su una parete campeggia il ritratto che la Regina Elisabetta volle personalmente inviare a Marco; in un’altra la foto che lo ritrae con il Dalai Lama; e poi opere d’arte africana, donategli nelle battaglie per il Terzo Mondo.

E poi Teramo, la sua Città, in ogni angolo: rappresentata dalle numerose ceramiche di Castelli, vasi, quadri, tazzine per il caffè, lì pronte sul tavolo. La solita sigaretta, mai l’ultima come per Svevo, con un posacenere castellano, sempre lo stesso da anni, come mi hanno confessato.

Un pezzo d’Abruzzo a Roma. Una casa piena di oggetti a raccontare una vita. Le stanze sono animate, vivaci, quali sono le cose cui non manca lo scopo dell’esistenza. Le case si chinano ciascuna sui propri segreti. Nonché in altri corpi, le anime trasmigrano anche nelle cose, negli oggetti, nei navigli.

Stamattina Pannella non stava bene, ma gli è bastato ascoltare il dialetto teramano per rianimarsi. Il dialetto: la lingua salvata dalle esperienze della vita, la lingua dell’infanzia, l’humus della Terra d’origine.

Non è possibile non riconoscere a Marco un’ascetica volontà di andare fino in fondo, una tenacia disarmante, un candore e una purezza d’intenti.

Ci sono persone che chiudono la bocca a ogni ulteriore giudizio.

Pannella porterà con sé nell’aldilà nessun altro peso che quello della sua anima.

Pannella rivece le chiavi della città di Teramo
Pannella rivece le chiavi della città di Teramo – venerdì 13 maggio 2016

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