FUTURO OUT: Teramo alla rovina mentre gli zombie non vogliono saperne di morire

FUTURO OUT: Teramo alla rovina mentre gli zombie non vogliono saperne di morire

di Christian Francia  –

Gli assessori di Paolo Gatti escono dalla porta e ribussano alla finestra
Gli assessori di Paolo Gatti: per loro il Futuro è IN, per i teramani è OUT

Paolo Gatti ha ordinato ai suoi quattro assessori della giunta comunale di Teramo di rassegnare le dimissioni: pare che il motivo sia stato un dissidio con il sindaco Brucchi che avrebbe chiesto a Gatti il sacrificio umano di Rudy Di Stefano e Francesca Lucantoni.

Sono rimasti solo i tre assessori di Paolo Tancredi e Mirella Marchese, come “gli ultimi dei miei cani”, a presidiare i loro gustosi stipendi da assessori di una giunta che non c’è più.

E Brucchi? In un paese normale è il sindaco che si dimette (avendo venti giorni a disposizione per legge per ritirare le dimissioni) onde consentire alla sua maggioranza di valutare le condizioni per andare avanti oppure tornare alle urne.

A Teramo invece le cose vanno sempre al contrario. Perfino il consigliere regionale Giorgio D’Ignazio, notoriamente poco dotato intellettualmente e culturalmente, ha capito cosa sta succedendo: “una crisi profonda quella al Comune che non si comprende da dove abbia avuto inizio, se non, forse, da questa inutile attesa messa in piedi da Brucchi mesi e mesi fa, che ci ha solamente massacrato, Brucchi poteva decidere ma non ha avuto il coraggio di farlo subito ed è stato proprio quello il momento in cui si è rotto il rapporto con questa città.

Tradotto in italiano: la giunta del 2014 è partita male, troppo sbilanciata in favore dei capibastone Gatti e Tancredi che hanno preteso più poltrone di quante gliene spettassero proporzionalmente ai voti ricevuti, ma Brucchi non ha avuto il coraggio e la forza di rimettere le cose in equilibrio, per cui i mal di pancia sono proseguiti e si sono acuiti fino alla colica finale.

L’ex assessore Piero Romanelli, un medico ospedaliero che non si vergogna alla sua età di farsi definire “gattiano” (cioè a dire un veterodemocristiano politicamente clientelare, dedito a tutelare gli interessi personali del suo padrone e giammai gli interessi dei cittadini), ha candidamente ammesso lo sfacelo: Abbiamo deciso di dimetterci perché la gente ha messo da tempo il pollice verso per questa Amministrazione. È come se Teramo fosse stata colpita da un virus (…) che cosa è successo e perché è successo tutto questo io non lo so. È triste però, registrare che stiamo antipatici a tutti senza motivi seri, il popolo ha del resto messo il pollice verso su di noi da tempo. Volevano il sangue ed hanno avuto il sangue.

Siamo tutti d’accordo che la giunta Brucchi abbia fatto schifo e siamo tutti d’accordo che la qualità politica degli assessori è da terzo mondo.

Ma come mai i teramani hanno messo da due anni il “pollice verso” contro la maggioranza? Perché è soverchiante la forza comunicativa con la quale coloro che predicano l’inadeguatezza degli amministratori comunali hanno inondato gli occhi e le orecchie dei cittadini, evidenziando ad ogni pie’ sospinto le carenze, gli scempi, le storture, le vergogne, gli sperperi, le illegittimità di chi comanda.

Tutto qui. E nonostante le televisioni non denunciassero, nonostante i quotidiani non infierissero, la valanga di internet e dei social networks ha messo a nudo tutta la pochezza amministrativa dei rappresentanti del popolo.

La profonda frattura fra i sette malpancisti di maggioranza (3 dodiani, 2 fratellini d’Italia e 2 dalmati) e gli altri 14 fedelissimi consiglieri di maggioranza (gattiani, tancrediani e brucchiani) si è consumata tutta su un dissidio filosofico: la rappresentatività dei voti presi (teoria di Paolo Gatti) e la qualità politica/spessore amministrativo degli assessori (teoria di Dodo).

In realtà tale frattura è figlia di un equivoco, perché Gatti ha peccato per eccesso pretendendo 4 assessorati e lasciandone zero alla lista di Dodo (così come Tancredi che ha preteso 3 assessori, esuberanti rispetto ai suoi voti), mentre dall’altro lato Dodo crede di poter garantire in proprio una maggiore qualità che lui sbandiera ma che non gli appartiene, se solo si consideri che il primo eletto della sua lista di chiama Mimmo Sbraccia (soggetto che non abbisogna di ulteriori commenti riguardo al suo spessore amministrativo e vorrei dire pure culturale).

Le colpe di Brucchi sono evidenti: da anni il sindaco avrebbe dovuto garantire un posto in giunta alla lista Dodo, così come avrebbe dovuto dare più poltrone ai dalmati alla Te.Am. e al Ruzzo, in tal modo la spartizione di posti e stipendi avrebbe accontentato tutti.

Invece il sindaco ha lasciato che l’ex presidente dalmata della Te.Am. (Mattucci) si dimettesse senza rinominarne un altro dalmata, ma anzi mettendoci un suo uomo (Bozzelli). Non solo, ma al Ruzzo – dopo le fallimentari esperienze di due gattiani (Strozzieri e Scuteri) – si è lasciato pascolare un Presidente come Forlini che è formalmente del partito di Mario Monti (leggi: Giulio Sottanelli) e comunque fa riferimento al centrosinistra locale, per cui era inevitabile che la fame di incarichi all’interno della maggioranza esplodesse in tutta la sua forza.

In tale scenario, pensare di chiedere una giunta ridotta a soli sei assessori – come continua a fare Dodo – è come voler incendiare l’intera casa della maggioranza, cosa che sta appunto avvenendo.

Naturalmente degli interessi dei teramani non frega niente a nessuno, ma i capibastone sanno perfettamente che le pecore aprutine sono sottomesse e soggiogate e non alzeranno mai alcun belato, per cui i politicanti potranno continuare a mangiare serenamente fino a quando ci sarà un briciolo di pane alla mensa pubblica pagata da noi.

Del resto, fra le macerie umane e sociali di Teramo, se si dovesse pensare di sostituire quei poveretti della maggioranza con quei disgraziati della minoranza, affermo senza tema di smentita che preferisco i poveretti della maggioranza.

Al confronto oggettivo con Gianguido D’Alberto, con Flavio Bartolini, con Maurizio Verna, con Ilaria De Sanctis, con Francesca Di Timoteo e con tutto il pecorame politico del PD, i consiglieri di maggioranza Franco Fracassa e Raimondo Micheli mi sembrano Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt (nonostante io li schifi letteralmente).

Al confronto con Manola Di Pasquale, Maurizio Brucchi mi sembra Martin Luther King (e non sto scherzando), così come al confronto con Sandro Mariani Paolo Gatti mi sembra John Fitzgerald Kennedy e al confronto con Luciano D’Alfonso Gianni Chiodi mi sembra Charles de Gaulle.

Naturalmente stiamo parlando della scissione dell’atomo, di cosa sia meglio fra le deiezioni canine e il letame vaccino, ma è altrettanto vero che questo è il panorama locale e questi sono i rappresentanti eletti dal popolo.

In ogni caso, la mia opinione è che la crisi rientrerà perché se è confermato che i malpancisti (tipo Dodo oppure Guido Campana) hanno frattanto preso accordi con il centrosinistra per avere un ingaggio più elevato nel caso passassero dall’altra parte della trincea politica, è parimenti accertato che il centrosinistra è in crisi nera a partire dal cazzaro di Firenze, per poi scendere al prescritto presidente della Regione Abruzzo, fino a scendere all’illegittima Presidente dell’IZS (già candidata sindaco di Teramo nel 2014).

E considerato che in Abruzzo il Movimento 5 Stelle è totalmente assente, come dimostrato dalle mancate candidature di liste M5S nei più grandi Comuni che fra un mese andranno alle elezioni (vedi Roseto degli Abruzzi), non è difficile immaginare che il pendolo politico oscilli per un ritorno alla vittoria sia del centrodestra nazionale che del centrodestra regionale.

Brucchi verrà salvato dal vento che è tornato in poppa e tutti si accomoderanno alla medesima mensa dopo aver rattoppato la tovaglia.

Il nocciolo della rovina non risiede nell’esistenza di Paolo Gatti o di Paolo Tancredi, bensì negli elettori che continuano a dare fiducia a gentaglia fra la quale si possono annoverare ubriaconi, ladri, corrotti, picchiatori di famigliari, drogati, tossici e puttanieri di ogni genere che affollano le assemblee elettive di tutti i comuni e di tutte le regioni.

La politica non è più lo specchio della società, ma è divenuta il ricettacolo della feccia della società, la sentina di tutti i vizi privati e pubblici.

In uno scenario così degradato non c’è niente da ragionare, non c’è niente da discutere, non c’è pianificazione o strategia da attuare, c’è solo da piangere o da emigrare.

6 Responses to "FUTURO OUT: Teramo alla rovina mentre gli zombie non vogliono saperne di morire"

  1. il paladino   12 maggio 2016 at 16:27

    Giusto!!!!!!!! Teramo questo si merita.

  2. Goffredo Rotili   12 maggio 2016 at 17:11

    Una congratulazione alle guardie carcerarie che si sono candidate, con una loro lista, al Comune di Cortino per portare sviluppo alla montagna e non, come dicono alcuni critici, per avere trenta giorni di vacanza pagati
    Goffredo Rotili

  3. Antonio M.   12 maggio 2016 at 17:51

    Inesorabile devastazione in atto. Sveglia!
    http://www.beppegrillo.it/2016/05/lecatombe_quotidiana_chiudono_390_imprese_al_giorno.html

  4. Leda Santosuosso   13 maggio 2016 at 11:15

    veramente disgustoso….ma chi non può emigrare?!??!
    e magari fa parte di quella minoranza che ancora si indigna?
    suicidio collettivo?
    🙂

  5. Piergiorgio   14 maggio 2016 at 1:06

    Giunta al termine, si spera

  6. Blade Runner   24 marzo 2018 at 5:07

    Christian ti amo!

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