STORIA: 8 Maggio 1945, quando la bandiera rossa sventolò sul Reichstag

STORIA: 8 Maggio 1945, quando la bandiera rossa sventolò sul Reichstag

di Nino Pace  –

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La bandiera rossa issata sul Reichstag

Gli storici contemporanei del 1900, smaniosi di riaffermare che le fonti storiche più vicine nel tempo hanno una validità quasi scientifica, hanno voluto stabilire con data, ora, minuti e fotografie l’inizio e la fine della Seconda guerra mondiale.

La foto che immortalava i soldati tedeschi mentre abbattevano la sbarra al posto di dogana polacca il 1° settembre 1939, alle ore 8.45, è stata posta come simbolo dell’inizio.

La foto del sergente russo che issava la bandiera rossa con falce e martello sul palazzo del Parlamento tedesco (Reichstag), alle ore 10.50 dell’8 maggio 1945 (la data effettiva pare sia stata il 2 maggio), è stata posta come simbolo della fine.

Se le date sono inconfutabili, di sicuro i contenuti storici, anche contemporanei, sono stati addomesticati per convenienza politica, sociale, di egemonia e di falsa propaganda dei vincitori.

La verità che mi passa per la mente in questo momento sui fatti sopra enunciati è che Berlino era stata già conquistata il 6 maggio da uno sconosciuto (e purtroppo destinato a rimanere tale) maresciallo Konev sempre dell’Armata Rossa.

Konev, ufficiale di rango superiore, formatosi brillantemente alla scuola militare, due volte insignito dell’Ordine di Lenin, era sfuggito alla purga staliniana in quanto giovane e non contagiato dalle idee del padre fondatore dell’Armata Rossa e cioè Trockij.

Disponeva di reparti di soldati veterani ben addestrati, bene armati e sopratutto ben disciplinati. Sganciatosi dal grosso dell’Armata, con una fulminea manovra a tenaglia verso sud-ovest riuscì a raggiungere Berlino per primo.

Tra la notte del 7 e la mattina dell’8 maggio arrivò nella capitale del Reich il maresciallo Zhukov, comandante supremo dell’esercito sovietico, tre volte insignito dell’Ordine di Lenin, con le sue armate centrali comandate dal suo vice, il generale Cuikov, e subito ordinò la parata militare per il giorno 9 maggio in onore della “bandiera della vittoria”.

Le armate centrali di Zhukov erano composte per lo più da asiatici che anche se disponevano dei terribili razzi Katiuscia, per la difesa personale usavano zappe, ascie, badili e sciabole residuati delle campagne napoleoniche.

Quando queste orde si riversarono sulla città perseguirono da subito l’obiettivo di stuprare le donne dei vinti (pare centomila in una sola notte e ripetutamente).

Nino Pace
Nino Pace

Al maresciallo Ivan Konev, benché arrivato per primo nella capitale tedesca, non fu consentito l’onore sui testi storici poiché il realismo sovietico, guidato da Iosif Vissarionovič Džugašvili (comunemente conosciuto come Stalin) impediva lo scavalcamento di gerarchia: Konev era di grado inferiore a Zhukov e perciò non poteva essere lui il vincitore.

Gli occidentali che conoscevano la verità la nascosero per non turbare l’equilibrio che si era creato a Yalta (accordo tra Churchill, Roosevelt e Stalin per la spartizione del mondo a guerra finita) e successivamente anche durante la “guerra fredda”.

Così va il mondo degli umani!

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