D’Alfonso è un quaquaraquà: Sorgi va all’ADSU e l’autoritarismo presidenziale si sgonfia

D’Alfonso è un quaquaraquà: Sorgi va all’ADSU e l’autoritarismo presidenziale si sgonfia

di Christian Francia  –

D'Alfonso Sorgi all'ADSU
Luciano D’Alfonso e Antonio Sorgi

È ufficiale: o Luciano D’Alfonso non è più compos mentis, oppure la megalomania lo ha soggiogato e gli ha fatto perdere ogni senso della realtà. Se fossi uno psichiatra parlerei di schizofrenia politica o di disturbo bipolare dell’esercizio del potere, ma per usare un linguaggio mutuato dallo stesso D’Alfy direi che il governatore è in una condizione di invalidità amministrativa che paralizza la legittimità di ogni provvedimento.

Gli ultimi due sintomi, in particolare, danno la misura dell’irreversibilità dell’involuzione dalfonsiana.

1) Appena tre mesi fa l’inavveduto Consiglio di Amministrazione dell’ADSU di Teramo, in violazione di numerosi principi costituzionali, chiedeva alla Regione Abruzzo che venisse nominato direttore dell’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari Antonio Sorgi, cioè il dirigente regionale già arrestato nel 2014, quando trascorse alcuni mesi agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e di turbata libertà degli incanti per fatti per i quali oggi è sotto processo penale.

Sorgi è soprannominato “Re Sole” poiché durante la legislatura Chiodi fu Direttore della Direzione Affari della Presidenza dal 2009 al 2014, ma purtroppo per lui i magistrati inquirenti ritengono che insieme ad altri compagni avrebbero “costituito, promosso e organizzato un’associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione”.

Non solo, ma frattanto Sorgi è stato pure oggetto di ulteriori procedimenti penali legati alla sua attività di plenipotenziario della Giunta regionale scorsa (per esempio è anche indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sul cosiddetto affare “La City” a Pescara). Insomma, una personcina a modo la quale, pur essendo presunta innocente, se venisse condannata non potrebbe più gestire nemmeno un euro di soldi pubblici in qualunque ufficio dell’universo.

Conoscendo il soggetto Luciano D’Alfonso, pluriprescritto anche lui per corruzione nonché per finanziamento illecito (e quindi ben più in basso nella scala della reputazione), ha pensato bene di dichiarare alla stampa di essere contrario alla nomina di Sorgi all’ADSU, sostenendo che “la sua candidatura era inopportuna”. Nell’atto di lavarsene le mani il governatore lo scorso febbraio ha dichiarato solennemente: “Ero contrario alla sua nomina”.

Orbene, considerato che il potere di trasferire temporaneamente Sorgi all’ADSU appartiene alla Giunta regionale, appariva chiaro come l’opposizione del presidente della Giunta avrebbe costretto la stessa ADSU ad effettuare una diversa e più opportuna designazione (dato che vi erano altre due dirigenti volontariamente candidate a quel posto: Tamara Agostini e Giuseppina Colaiuda).

E invece cosa ti combina la scalcinata Giunta regionale? La settimana scorsa assegna Sorgi all’ADSU nonostante il parere notoriamente contrario di D’Alfonso e guarda caso in assenza proprio del Presidente (Delibera Giunta Regionale n. 261 28.04.2016 – comando BINCHI SORGI ADSU). Altra coincidenza è che sembra sia stata la prima seduta di Giunta effettuata in assenza del governatore. Una semplice combinazione, oppure una faccenda architettata ad arte?

Come che sia, il dato politico è evidente: o D’Alfonso non conta più nulla e i suoi assessori calpestano la sua volontà a loro piacimento (cosa che sarebbe preoccupante per gli abruzzesi, perché vorrebbe dire che la paralisi politico-amministrativa è irreversibile); oppure Big Luciano ha giocato un bello scherzetto ai suoi assessori, mettendo a repentaglio il loro portafogli senza che gli stessi sapessero nulla di ciò che hanno firmato.

Infatti, il problema Sorgi non è solo una questione di opportunità, bensì una vera patata bollente in quanto sul procedimento di trasferimento dell’attuale direttore dell’ADSU Silvano Binchi pende un ricorso al giudice del lavoro con annesse richieste risarcitorie, considerato che l’intera procedura è totalmente illegittima.

L’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari è un ente autonomo e indipendente disciplinato con Legge Regionale, ed è da anni nel mirino dell’ex Assessore regionale Paolo Gatti, che da tempo cerca in tutti i modi di togliere di mezzo il direttore nell’intento di collocare al suo posto una persona di suo gradimento.

Gatti nella scorsa legislatura fece approvare una apposita legge regionale volta a cacciare i direttori delle tre ADSU abruzzesi, ma la legge fu demolita dalla Corte Costituzionale. Non pago della sconfitta, il mese prima delle elezioni regionali del 2014, tornò alla carica per far approvare una nuova legge per la rotazione dei direttori ADSU, sotto la scusa dell’applicazione della legge nazionale anticorruzione.

La legge regionale n. 22 fu approvata il 28 aprile 2014, ma pochi giorni dopo il centrodestra fu ucciso nelle urne ed ebbe inizio l’era D’Alfonso. Quella legge porcata è incostituzionale perché non poteva essere approvata ad un mese dalle elezioni, ma lo è anche nel merito, perché prevede di ruotare i dirigenti di enti diversi e autonomi tra loro, le ADSU e la Regione, con una procedura non contemplata dalla normativa sui rapporti di lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni.

La cosa grave e ridicola al tempo stesso è che – in esecuzione di quella legge porcata – da un lato si proceda d’imperio alla rimozione di un dirigente sgradito, mandandolo a lavorare alla Regione della quale non è nemmeno dipendente; dall’altro lato al suo posto si invii un dirigente regionale come Antonio Sorgi che è proprio l’ultimo che potrebbe ricoprire quel ruolo.

Infatti la sgangherata legge regionale, fortemente voluta da Paolo Gatti, prevede la necessità di rotazione dei dirigenti ADSU in funzione dei princìpi nazionali anticorruzione, che prescrivono l’opportunità di spostare i dirigenti onde evitare che la lunga permanenza in posizioni delicate possa favorire malcostumi e fenomeni corruttivi.

Ma all’ADSU c’è un solo dirigente (che è al contempo direttore), e la stessa Legge di Stabilità per il 2016 prevede che le rotazioni negli enti di minori dimensioni con un ridotto numero di dirigenti non vadano effettuate.

Ciò nonostante il Consiglio di Amministrazione dell’ADSU di Teramo ha testardamente preteso il trasferimento forzato del suo unico dirigente e la Regione Abruzzo – invece di interrompere la follia – ha accondisceso all’idea malsana con la deliberazione di Giunta di cui sopra.

Il risultato del geniale disegno gattiano, poi trasformatosi nel geniale disegno del Rettore Luciano D’Amico (considerato che il Presidente dell’ADSU è un professore dell’Università di Teramo fedelissimo del Rettore) in combutta con il sodale D’Alfonso, è che dapprima viene approvata una legge regionale che, seppure in contrasto con la Costituzione e diverse norme statali, invoca princìpi previsti come misure anticorruzione; poi, con la incredibile decisione del CdA dell’ADSU, viene incaricato un dirigente plurinquisito proprio per corruzione e per reati contro la pubblica amministrazione.

L’effetto ai fini anticorruzione è paradossale: perché è chiaro che Antonio Sorgi – come unico dirigente dell’ADSU di Teramo – sarà inevitabilmente il responsabile dei contratti, degli appalti e, in particolare, della prevenzione della corruzione. E se poi Sorgi, malauguratamente, venisse condannato per i gravissimi reati di cui è accusato? Chissenefrega, l’importante è ruotare, tanto gli avvocati li pagano comunque i cittadini e i risarcimenti di una procedura al di fuori di ogni logica verranno addebitati a quei poveracci che hanno messo la propria firma sulla delibera regionale.

E chi sono? Gli assessori-agnelli sacrificali sono Lolli, Gerosolimo, Paolucci e Pepe (guarda caso pure la Sclocco era assente, cioè la titolare della delega all’Istruzione e diretta referente dell’ADSU).

Ma siamo sicuri che i quattro sfortunati assessorucoli sapessero quello che stavano firmando? C’è da sospettare fortemente di no, a giudicare dall’istruttoria gravemente lacunosa della deliberazione di che trattasi. Perché, infatti, i dirigenti regionali competenti in materia (Ebron D’Aristotile e Fabrizio Bernardini) non hanno scritto nel testo della deliberazione che è pendente un ricorso contro il trasferimento che prospetta numerose eccezioni di incostituzionalità della legge regionale applicata?

Non sarà mica che D’Alfonso stesso si è defilato da quella seduta di Giunta e ha chiesto ai fidi dirigenti di tenere all’oscuro i suoi assessori, per paura che scoprendo i dettagli della questione gli stessi non decidessero di negare a Sorgi il trasferimento all’ADSU? O dovremmo credere che i dirigenti siano gravemente negligenti? E quando i giudici avranno fatto giustizia chi pagherà i risarcimenti? E chi risponderà dinanzi alla Corte dei Conti dei danni arrecati all’erario? Naturalmente i quattro pollastri firmatari della deliberazione di Giunta.

2) Il secondo sintomo di ottuso autoritarismo è il Decreto del Presidente della Regione n. 34 dell’8 aprile scorso (Decreto D’Alfonso nomine e incarichi dirigenziali centralizzati – DPGR n. 34-2016). Tale provvedimento accentra in capo al solo governatore il potere di designare direttamente i capi dipartimento e i dirigenti regionali, nonché i vertici di enti, aziende, agenzie, società e consorzi. Il tutto esautorando gli assessori competenti al ramo, i quali per legge hanno il potere di indicare i soggetti papabili di nomina.

Siamo dinanzi non solo ad una castroneria giuridica, ma soprattutto ad un’umiliazione del ruolo della Giunta, la quale è rimasta completamente in silenzio, come un infimo gregge di pecore succubi della sodomia politica del loro pastore zoofilo.

Infatti, la Legge Regionale n. 77 del 2009 prescrive che gli incarichi di vertice siano “conferiti dalla Giunta regionale su proposta del componente la Giunta competente in materia”.

E inevitabilmente l’Ufficio Legislativo della Regione, chiamato in causa dalla minoranza, ha emesso un parere nel quale manda a cagare D’Alfonso: gli atti del presidente “soggiacciono ai fondamentali principi dello stato di diritto, e non possono che essere adottati nel rispetto del principio di legalità”.

Cioè a dire: il governatore mussoliniano non può stuprare la legge con un suo decreto, né può arrogarsi il diritto di designare i dirigenti perché la legge demanda tale facoltà agli assessori.

In definitiva, resta da capire se siamo di fronte ad un pirla circondato da yes-men incapaci, oppure se siamo di fronte ad un megalomane che crede di essere Napoleone.

E non so quale delle due ipotesi sia meno pericolosa per gli abruzzesi.

2 Responses to "D’Alfonso è un quaquaraquà: Sorgi va all’ADSU e l’autoritarismo presidenziale si sgonfia"

  1. Antonio M.   6 maggio 2016 at 7:41

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  2. Pino   6 maggio 2016 at 9:53

    “Disturbo bipolare dell’esercizio del potere” e i “Quattro pollastri firmatari della deliberazione di Giunta” è il perfetto riassunto di questo articolo che potrebbe entrare a far parte della SUDA del X sec. (Guardacaso è un anagramma dell’ADSU). Geniale!

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