Il futuro della politica: destra e sinistra sono morte, la nuova bipartizione è fra gli D.E.I. e L.U.I.

Il futuro della politica: destra e sinistra sono morte, la nuova bipartizione è fra gli D.E.I. e L.U.I.

di Christian Francia  –

Alfio Marchini - Fino a ieri Liberi dai partiti - Arfio Re di Roma
Alfio Marchini: candidato sindaco e candidato premier

Matteo Renzi è molto nervoso, la sua “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria era sicura di aver ucciso il centrodestra, ma anche a lui sta capitando quello che successe ad Occhetto: morire credendo di avere la vittoria in tasca.

Le forche caudine del renzismo sono rappresentate dal voto alle elezioni amministrative di giugno e dal voto sulla riforma costituzionale di ottobre. In entrambi i casi il PD rischia una Caporetto spettacolare. A Milano il centrodestra unito con il candidato sindaco Stefano Parisi mette paura e a Roma la convergenza di Forza Italia sul candidato civico Alfio Marchini fa tremare tutti gi avversari.

L’operazione Marchini voluta da Berlusconi è dirompente per gli equilibri politici nazionali e per le prospettive che schiude: l’accordo del 1994 fra Forza Italia, Bossi e Fini creò il centrodestra e relegò all’opposizione il centrosinistra; oggi si rischia lo stesso scenario con un nuovo centro moderato – magari a guida Marchini – che federandosi con la destra populista e lepenista di Salvini e Meloni rispedisca il PD a fare le parole crociate ai giardinetti.

Non è un caso che la prima cosa detta da Alfio un minuto dopo aver ricevuto da Berlusconi l’investitura a candidato sindaco non è stata una proposta per Roma, bensì la perentoria affermazione che a ottobre lui voterà NO alla “schiforma” costituzionale di Renzi.

L’ascesa di Marchini non è una buona notizia per la democrazia italiana, ma è certamente una pessima notizia per il PD, in quanto Alfio rappresenta l’aristocrazia che intesse proficui rapporti con il Vaticano e con i moderati; la borghesia che vanta entrature con la finanza che conta e con la Banca d’Italia; in pratica un clone di Renzi che però può vantare un valore estetico infinitamente maggiore per sedurre l’elettorato beota.

La cifra del declino italiano consiste in ciò: che centrodestra e centrosinistra si rincorrono sugli stessi argomenti e sulle medesime politiche, copiandosi a vicenda e strizzando l’occhio alla medesima base elettorale. La democrazia è bloccata perché chiunque vinca dice e fa le stesse cose dell’avversario che aveva criticato dall’opposizione.

Non è un caso che l’indagine divulgata ieri sulla tutela dei lavoratori ha messo in evidenza il dramma nazionale: alla domanda su chi difenda gli interessi dei lavoratori, gli italiani hanno risposto in primis la famiglia, in secondo luogo “nessuno” e solo al terzo posto il sindacato, mentre i partiti di qualunque colore sono stati indicati da un misero 3% degli intervistati. La credibilità delle istituzioni è sottozero e la famiglia resta l’ultimo baluardo nonché l’unico ammortizzatore sociale, specie in tempi di crisi e di mostruosa disoccupazione.

Il partito unico di matrice renziana-alfanoide ha seppellito definitivamente la distinzione novecentesca fra destra e sinistra. Il futuro porta con sé una diversa bipartizione – che gli studiosi ancora non definiscono con chiarezza – ma che personalmente identifico in due acronimi: D.E.I. e L.U.I.

D.E.I. sta per Disuguaglianza, Esclusione, Impunità; mentre L.U.I. sta per Legalità, Uguaglianza, Inclusione.

Il partito degli D.E.I. è formato da tutti partiti oggi presenti in Parlamento: PD, Forza Italia, NCD, Lega Nord, Fratelli d’Italia, ecc.

Il partito L.U.I. è composto in splendida solitudine dalla Chiesa Cattolica ed è tutto da dimostrare che il Movimento 5 Stelle (che pure fa della legalità e dell’uguaglianza due cavalli di battaglia) sia a favore dell’inclusione sociale e dell’integrazione degli immigrati.

Inoltre il M5S dovrà vincere la sfida di risultare credibile per il vasto elettorato, in quanto il movimento è inesistente sul territorio (per esempio in Abruzzo è totalmente assente), ma ha pure il problema di essere chiuso in se stesso e di non aprirsi alle alleanze con le numerose forze civiche che innervano l’Italia. Non da ultimo, bisognerà che si democratizzi, perché ad oggi l’M5S è una forza politica privatistica in quanto è formalmente registrata come associazione di proprietà di Beppe Grillo, al pari di Forza Italia con Berlusconi. Solo se dovesse superare tutti questi ostacoli e radicarsi fisicamente sul territorio, dimostrando capacità di governo alla prova dei fatti (ad oggi i pochissimi Comuni a guida 5 Stelle non rappresentano un campione significativo), si potrà parlare di vera opposizione agli D.E.I., di contrasto alla dittatura del mercato, di risveglio della democrazia diretta e di riavvio di quella rappresentativa.

Stando ad oggi, il partito unico degli D.E.I. è invasivo e sovranazionale, esclude i poveri e le fasce deboli, taglia fuori l’immigrazione, è ferocemente conservatore, accentua le disuguaglianze in nome del capitalismo, schiaccia i diritti dei cittadini, annichilisce lo stato sociale, pretende l’impunità e di essere considerato al di sopra delle leggi (alle quali devono sottostare solo i poveracci non affiliati alle mafie, ai clientelismi, alle massonerie e ai comitati elettorali dei partiti).

I cittadini non hanno più voce ed hanno smesso pure di lamentarsi, tanto l’esercizio del voto non cambia nulla se perfino l’ex rottamatore Renzi si è rivelato alla prova dei fatti un’evoluzione 2.0 del berlusconismo.

Il governo del PD sta riformando le istituzioni introducendo una pseudo-democrazia autoritaria, in modo tale da garantire la governabilità, ma la stabilità non è più un valore se la società è sempre più povera e sempre più disuguale; la stabilità serve solo per perpetuare il banchetto permanente di chi comanda se l’Italia è il Paese europeo con la maggior fetta di poveri (quasi sette milioni di persone), se l’Italia è maglia nera per la disoccupazione giovanile, se il Presidente della Repubblica Mattarella ha dovuto ricordare al governo (proprio il Primo maggio) che “creare lavoro è un dovere costituzionale”.

Il fallimento del Partito sedicente Democratico sta tutto qui:

1) In un Jobs Act che non crea lavoro, tanto che Renzi viene sonoramente fischiato da nord a sud dovunque si presenti;

2) Nell’infame esplosione dell’utilizzo dei voucher (buoni lavoro) che favoriscono l’evasione fiscale e contributiva ed impoveriscono i lavoratori che vengono sfruttati da un odioso caporalato legalizzato;

3) Nel tradimento dell’art. 54 della Costituzione, il quale pretende che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”, il che vuol dire non solo rispettare le leggi e non commettere reati, ma anche che i politici non devono essere affaristi e curare gli interessi personali in luogo di quelli del popolo;

4) Nella scomparsa di un’etica civile di cui alfiere era il comunista Enrico Berlinguer, ma che oggi il partito post-comunista ha buttato via insieme all’acqua sporca, creando un establishment che se ne frega della legittimazione popolare, che persegue liste bloccate e centralismo democratico, che si protegge dalle leggi e pretende di non dovervi sottostare, in tal modo perdendo ogni residua credibilità;

5) Nell’allargamento della forbice fra ricchi e poveri, fonte di disuguaglianze e di deterioramento della qualità della vita.

Eppure sulle macerie del PD la “controsocietà degli onesti” invocata da Italo Calvino tarda a farsi sentire, vive in una cupa rassegnazione, soggiace all’amara satira dell’abruzzese Ennio Flaiano che colpiva i ladri di Stato: «Scaltritosi nel furto legale e burocratico, a tutto riuscirete fuorché ad offenderlo. Lo chiamate ladro, finge di non sentirvi. Gridate che è un ladro, vi prega di mostrargli le prove. E quando gliele mostrate: “Ah, dice, ma non sono in triplice copia!”».

La corruzione si è mangiata l’Italia, l’illegalità viene ostentata sui giornali nel silenzio dei giornalisti, l’impunità regna sovrana per le classi dirigenti, i conflitti d’interesse sono una metastasi inarrestabile, gli interessi privati spadroneggiano, gli organi di controllo non controllano più da anni e sono collusi con politici e burocrati. E allora che fare?

Per prima cosa rimettere la legalità al centro del dibattito pubblico, perché la moralizzazione delle istituzioni e l’ossequio alle regole esistenti rappresentano l’unico vero motore dello sviluppo economico, capace da solo di sanare l’arretratezza nella quale affondiamo.

Infatti, il rapporto 2016 dell’Eurispes evidenzia che l’Italia ha un PIL sommerso pari 540 miliardi l’anno, cui vanno aggiunti altri 200 miliardi prodotti dall’economia criminale. Un totale di 740 miliardi sottratti al fisco che producono almeno 300 miliardi di evasione fiscale. Per non parlare dei costi della corruzione, stimati ufficialmente dai 60 ai 100 miliardi di euro l’anno ed integralmente sottratti alle casse pubbliche.

La guerra all’illegalità quindi produce ricchezza, migliora lo stato sociale e riduce le disuguaglianze: però Renzi non l’ha fatta e la foglia di fico rappresentata da Raffaele Cantone all’Autorità AntiCorruzione non ha fatto tornare un solo euro nelle tasche dei cittadini.

Renzi cadrà per questo motivo già nel 2016, perché l’affarismo berlusconiano è noto da sempre, ma l’affarismo di centrosinistra è una vergogna che grida vendetta ed iscrive il PD al partito delle impunità, lasciando orfano il partito della legalità (presidiato ormai solo dal M5S).

Il debito pubblico aumenta all’infinito (è arrivato a 2.215 miliardi di euro), la giustizia sociale precipita, l’Italia si avvia ad una nuova oscillazione del pendolo politico verso il centrodestra e all’ennesima sconfitta del PD, ma a detenere il comando è sempre il partito degli D.E.I., tutti uniti a danno dei cittadini.

One Response to "Il futuro della politica: destra e sinistra sono morte, la nuova bipartizione è fra gli D.E.I. e L.U.I."

  1. Antonio M.   2 maggio 2016 at 19:19

    Davanti alle nefandezze di ogni ordine e grado forse ci si sta svegliando dal torpore del letargo. La risposta del popolo, la sua scorta.
    https://www.facebook.com/saramarcozzi.M5S/videos/967952443325123/

    p.s. Raggi vincerà al primo turno. Si riparte da Roma!

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