MasterPlan di MisterD’Alf: Teramo è la cenerentola d’Abruzzo e l’Abruzzo è vittima di un parolaio incapace

MasterPlan di MisterD’Alf: Teramo è la cenerentola d’Abruzzo e l’Abruzzo è vittima di un parolaio incapace

di Christian Francia  –

Luciano D'Alfonso- il Pres...tigiatore MasterPlan di MisterD'Alf
Luciano D’Alfonso il mistificatore

La pochezza culturale della nostra classe dirigente si misura dal silenzio che avvolge le parabole bibliche contenute nel miracolistico Masterplan di Luciano D’Alfonso, cioè il compendio dell’inconsistenza politica del governatore, l’antologia liturgica che gli abruzzesi canteranno in coro per il suo funerale di uomo pubblico.

A Teramo si è sentita solo la vocina di un insignificante consigliere comunale gattiano, il quale ha chiesto sottovoce che venissero discussi e condivisi gli interventi del Masterplan concernenti la provincia teramana. Immediatamente è arrivato l’ordine del silenzio da parte di un infimo consigliere comunale del PD, il quale ha risposto “bisognava pensarci prima, adesso zitti e mosca e pedalare”.

Traduzione dal politichese: le decisioni che contano sul nostro futuro e sul nostro sviluppo sono state prese unilateralmente da Luciano D’Alfonso, senza nemmeno sentire i suoi consiglieri regionali Sandro Mariani e Luciano Monticelli, senza nemmeno sentire il suo assessore Dino Pepe, ma con una semplice telefonata all’omonimo Luciano D’Amico (rettore dell’università di Teramo), il quale ha buttato lì quelle due o tre cose che gli sono sembrate utili, ma del tutto prive di approfondimenti, di pianificazione, di un minimo di strategia.

Siamo in mano ad una banda di avventurieri qualunquisti, incapaci e cinici, che ci faranno più danno di quanto non faccia l’incuria, il disinteresse e l’indifferenza generalizzata per la Cosa pubblica. Cerchiamo di spiegare il perché.

Il Masterplan, documento programmatorio annunciato come il detonatore dello sviluppo abruzzese (appena approvato dalla Giunta Regionale), contiene 80 progetti da avviare entro il 2017, per un ammontare di un miliardo e mezzo di euro dei quali la metà (753 milioni) finanziati con il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC).

Naturalmente il grosso delle opere è rappresentato da infrastrutture delle quali si parla da infiniti anni, l’unica novità è che Matteo Renzi ha voluto lanciare questo spot dei Masterplan regionali per il sud, come se rinfrescare la faccia ad un’inerzia atavica e riformulare l’elenco delle priorità fosse sufficiente a far credere ai cittadini che questa volta le opere si faranno davvero.

Come se fingere di pretendere che le opere debbano essere “immediatamente cantierabili” facesse davvero partire le progettazioni e le gare d’appalto. Come se la parola Masterplan trasformasse i fondi già stanziati e marciti da anni (sia quelli governativi che quelli europei) in soldi freschi appena stampati da Palazzo Chigi.

Del resto, pure Gianni Chiodi si era approvato il suo masterplan che è rimasto lettera morta, libro dei sogni e infine carta straccia; ragion per cui un masterplan non fa primavera se non è supportato dalle istituzioni, dalla burocrazia, dai centri di progettazione, dalla spinta popolare, dalla condivisione dei sindaci e dei territori.

Che è proprio quello che sta accadendo, visto che l’attuale masterplan – in attesa di approvazione da parte del governo Renzi – è una sterile elencazione che contiene termini perentori che fanno ridere tutti gli addetti ai lavori: termini per la maggior parte fissati al 2017 per il completamento delle opere in avanzato stato di progettazione, indicate come prioritarie, e fissati al 2020 per tutte le altre opere in elenco.

Ma naturalmente bisognerà scontrarsi con il muro della realtà, con gli adempimenti obbligatori, con tecnici e burocrati ignorantissimi, politicizzatissimi, raccomandatissimi, con maree infinite di ricorsi e controricorsi che paralizzeranno ogni appalto pubblico, specie se gestito dagli enti locali o dalla Regione stessa (senza contare gli ostacoli clientelari e le formidabili spinte corruttive).

Insomma, D’Alfonso vende fumo e sa benissimo di venderlo, per questo non vede l’ora di essere eletto in Parlamento per togliersi dal ginepraio nel quale si è cacciato e poter dar libero sfogo ai suoi ghirigori linguistici, dando poi la colpa della paralisi abruzzese ai suoi successori che non sapranno dare attuazione alla sua illuminata programmazione strategica. E in più in Parlamento potrà curare con maggior incisività gli interessi lobbistici che rappresentano il suo ubi consistam.

Ma veniamo al merito dei progetti contenuti nel masterplan, la maggior parte dei quali è obiettivamente ottima e necessaria per lo sviluppo, come ad esempio il potenziamento delle infrastrutture viarie che ci avvicineranno a Roma e avvicineranno il mondo all’Abruzzo (completamento della Teramo-mare, velocizzazione della ferrovia Pescara-Roma, potenziamento dell’Aeroporto di Pescara, realizzazione della rete di piste ciclabili, potenziamento dei porti di Ortona, Pescara e Roseto).

Ma ottimi e necessari sono pure gli interventi per la salvaguardia ambientale (nuovi depuratori, bonifica dei fiumi, tutela del mare inquinato, bonifica delle discariche, messa in sicurezza idrogeologica).

Tutte emergenze e necessità che D’Alfonso non ha né inventato né aiutato a risolvere, come dimostra lo stato pietoso del mare di Pescara, lo stato comatoso del porto di Pescara, lo stato vegetativo dell’aeroporto di Pescara, ovvero la città dove egli vive e comanda da tempo immemore. Per cui non è pessimistico pensare che nessuna fiducia e nessuna speranza possa essere riposta nel prestigiatore di sofismi.

Per quanto riguarda la provincia di Teramo, il fatto che sia la cenerentola d’Abruzzo è un mero dato aritmetico: degli 80 progetti totali del masterplan, solo 11 sono espressamente dedicati a Teramo e altri 14 riguardano l’intero territorio regionale (ma pure quelli marginalizzeranno la nostra provincia). Per cui i restanti 55 progetti sono specificamente destinati alle altre tre province, ben più attenzionate della nostra in funzione del fatto che la nostra classe politica pesa meno di niente.

Quanto all’entità economica dei progetti sul territorio teramano, facendo un conto della serva risulta che sul totale di 1,5 miliardi complessivi del masterplan, solo 219,1 milioni di euro sono destinati al teramano, pari al 14,6% del totale.

Se si considera che i 14 progetti di ampiezza regionale ammontano a 468,9 milioni di euro, pari al 31,26% del totale (ammesso e non concesso che tali risorse vengano spese proporzionalmente fra le quattro province), è comunque evidente che i progetti riservati alle altre tre province supereranno mediamente il 18% del totale per ciascuna, con evidente penalizzazione per Teramo.

Tale penalizzazione, peraltro, non ha ragion d’essere nemmeno se si consideri la consistenza della nostra popolazione che equivale a quella delle altre tre province, per cui resteremo svantaggiati sia come numero di interventi che come entità economica complessiva degli investimenti da immettere sul territorio.

E se è vero che ci vorranno decenni per realizzare quanto elencato nel pentolone chiamato masterplan, è altrettanto vero che sarà difficile correggere in corsa la programmazione, per cui la mia previsione è che Teramo sarà la provincia con meno sviluppo economico e con maggiore spopolamento dell’intero Abruzzo.

Fra una ventina di anni ringrazieremo i nostri lungimiranti Gianni Chiodi, Paolo Gatti, Sandro Mariani and friends…

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