Dodo: il moralizzatore tardivo senza credibilità

Dodo: il moralizzatore tardivo senza credibilità

di Christian Francia  –

Dodo - Se questa è una coalizione
La copertina del libro di Dodo

Conosco il consigliere comunale di Teramo Dodo Di Sabatino e lo conosco purtroppo da molti anni prima che si facesse chiamare “Martina”, fatto che evidenzia più di mille parole le sue ambizioni nobiliari-aristocratiche e il suo snobismo d’accatto (se potesse, aggiungerebbe ai suoi nomi pure “Dottore Commercialista”).

Ieri Dodo con i suoi tre voti in consiglio ha tenuto in vita il moribondo sindaco Maurizio Brucchi, ma ha dichiarato che non ci saranno ulteriori salvataggi e che, quindi, alle forche caudine dell’approvazione del bilancio (cioè fra un mese) la maggioranza di centrodestra che ha governato Teramo per dodici anni andrà a casa.

Vorrei dire pacatamente a Dodo e ai suoi colleghi di coalizione, a partire da Brucchi, da Paolo Gatti e da Paolo Tancredi, fino agli afasici consiglieri comunali che scaldano con la loro insignificante esistenza le sedie dell’assise civica, che tutti loro rappresentano il male della nostra società, la neoplasia che corrode le nostre istituzioni, la rovina che ci affligge.

Ciò sia detto con odio imperituro, ma senza acredine, al disinteressato fine del bene comune dei teramani.

Dodo, al pari degli altri colleghi del centrodestra locale, da dodici anni ingrassa se stesso e impoverisce i teramani, in un gioco allo sfascio che non conosce termine.

Ieri approvando il PEF, il piano finanziario della Te.Am. S.p.A., la società controllata dal Comune di Teramo che gestisce da venti anni la mondezza, Dodo e la sua maggioranza hanno avallato l’ennesimo conguaglio (questa volta da 240.000 euro) delle spese per la raccolta del percolato della mai defunta discarica “La Torre”.

1) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, ma per quale motivo per dodici anni non avete mai svolto una gara pubblica per la gestione del percolato? Non solo avete scientemente e costantemente violato la legge, ma buona parte di quei sette o otto milioni che abbiamo speso in questi anni solo per il percolato si sarebbe anche potuta risparmiare.

2) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, ma come mai nel 2010 avete riaffidato illegittimamente numerosi servizi alla Te.Am. senza mai svolgere una gara pubblica e senza mai firmare l’obbligatorio contratto di servizio? Avremmo potuto risparmiare milioni se i principi di trasparenza e di concorrenza fossero stati applicati.

3) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, ma come mai da un anno è scaduto l’illegittimo affidamento alla Te.Am. ed ancora non viene bandita la gara pubblica annunciata come l’araba fenice? Avremmo potuto risparmiare milioni, oltre a metterci in regola.

4) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, ma come mai il Comune non ha mai fatto causa contro gli schifosi contratti derivati sottoscritti da quell’incosciente di Gianni Chiodi nel 2006, derivati che ci faranno sputare il sangue fino al 2025? Molti enti pubblici hanno fatto cause da anni – vincendole – e si sono liberati dal giogo delle banche. Avremmo risparmiato e risparmieremmo molti soldi.

5) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, come mai non avete mai messo da parte (per dodici lunghi anni) nemmeno un euro per chiudere definitivamente il bubbone della discarica “La Torre”? Oggi non ci troveremmo in questa pietosa situazione.

6) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, come mai da dodici anni a questa parte avete usato la Te.Am. come un ufficio di collocamento di amici e amici degli amici, violando platealmente la Legge regionale del 2004 che prescrive l’obbligo anche per le società partecipate di assumere tramite selezione pubblica, e per soprammercato acquisendo un numero eccessivo di dipendenti rispetto alle reali esigenze organizzative?

7) Vorrei chiedere a Dodo, già assessore al bilancio dal 2009 al 2014, ma come mai in questi lunghi anni non avete mai avviato gli accertamenti e le riscossioni dei mostruosi crediti non riscossi (decine di milioni di euro) che vanta il Comune di Teramo? Oggi il dissesto non sarebbe alle porte, non avremmo una spaventosa anticipazione di cassa, e i cittadini virtuosi non sarebbero costretti a ripianare la voragine economica creatasi a causa dei cittadini furbetti (molti dei quali vostri elettori).

Lo so bene che chiedere ai cittadini di pagare quanto da loro dovuto non premia in termini elettorali e si finisce per inimicarsi la schiera dei furbetti, ma dei buoni amministratori avrebbero dovuto programmare, pianificare, amministrare da buoni padri di famiglia, non da succhiatori di stipendi pubblici quali sono tutti i membri della giunta comunale.

E mettere la polvere sotto il tappeto è stata una vostra precisa scelta che è tornata utile alla vostra convenienza elettorale, ma che si tradurrà inevitabilmente in uno schiaffo ai cittadini virtuosi, i quali presto o tardi dovranno pagare – oltre alle loro tasse – pure quelle di tutti i furbi che non hanno mai pagato.

Orbene, se avete operato in maniera dissennata per dodici anni, provocando l’inaridirsi degli investimenti pubblici, facendo marchette clientelari in ogni Frazione e in ogni Quartiere, senza alcuna logica di sviluppo, oggi i risultati emergono e non potete accusarvi l’un l’altro di incapacità perché le responsabilità non possono che essere collegiali di tutti i membri della coalizione, nessuno escluso.

A nulla giova inveire contro questo o quell’altro assessore, reo di non parlare in italiano, perché con quei trogloditi Dodo Di Sabatino è stato culo e camicia fino ad oggi compreso, con quei trogloditi si sono approvate tutte le delibere di giunta e di consiglio nessuna esclusa fino ad oggi compreso.

E se Paolo Gatti difende i suoi micetti miagolando che hanno preso i voti e che per questo non possono essere rimossi dalle loro redditizie poltrone assessorili, capaci o incapaci che siano, non si può minacciare di staccare la spina a Brucchi nello stesso momento in cui si vota un PEF invotabile.

E tutto ciò per il semplice motivo che non si è credibili nell’opporsi allo sfacelo che si è contribuito in maniera fattiva a creare. Certo che si può cambiare idea. Certo che si può rinsavire. Ma non si può tornare vergini e ripresentarsi agli elettori facendo sfoggio della parola “responsabilità” come se le colpe del disastro fossero solo di Brucchi o solo di Gatti.

Perché rinnegare la propria storia è solo ed unicamente segno di opportunismo, di ipocrisia, di un’indole da voltagabbana. Bisogna avere il coraggio di saper affondare con la nave, di difendere la propria buona fede (se esiste), di abbandonare l’arena politica quando si chiude un ciclo. Perché non dovrebbero esistere uomini per tutte le stagioni.

Il vero gesto d’amore per la città è far cadere Brucchi e ritirarsi con lui, magari chiedendo scusa ai teramani per tutto il mal fatto, lasciando campo libero all’aprirsi di una nuova epoca.

E sarà utile che io ricordi a Dodo che pure lui è un figlio di papà (nonché “nipote di”), come pure è un “figlio di” Paolo Gatti, come pure lo è Paolo Tancredi, come pure lo è Giorgio D’Ignazio, come pure lo è Rudy Di Stefano, come pure lo è Gianni Chiodi, come pure lo è Mauro Di Dalmazio e via discorrendo.

Siete tutti quanti figli di papà, una intera classe dirigente, una generazione indegna persino di allacciare le scarpe ai propri genitori, i quali avevano almeno senso politico, non solo il pallino per l’arrivismo e l’affarismo che ha contraddistinto voialtri.

Certo la quercia dalla quale provenite non era delle migliori, ma voi siete riusciti a rimangiarvi tutto il ben fatto nel volgere di pochissimi anni. E quel che è peggio è che avete costruito una rete clientelare asfissiante, avete imbastito un controllo del territorio capillare, avete costituito una platea di succubi, di questuanti, di aspiranti raccomandati per perpetuare un potere bloccato, paralizzato, congelato per decenni su di voi e sui vostri interessi particolari.

A cosa servirebbe mandare a casa Brucchi se il giorno dopo vi ripresentereste agli elettori sempre voi, cambiando solo l’ordine dei fattori? A chi gioverebbe rimescolare le carte e cambiare fantoccio, se continuerà ad esserci la lista Gatti e la lista Tancredi? Solo perché la lista Dodo e la lista Di Dalmazio faranno gruppo con il comitato elettorale permanente chiamato PD? Non siete più credibili. Per voi si applica la formula contenuta in un famoso film: “Siete stati pesati, siete stati misurati, e siete stati trovati mancanti”, carenti soprattutto sotto l’aspetto morale e culturale.

E per comprendere a pieno quale sia il milieu, il sostrato umano e sociale che avete vellicato, blandito e foraggiato, la subcultura che avete barbaramente promosso, per comprendere il terreno sul quale nasce e prospera la corruzione dei costumi, la corruzione politica e infine la corruzione burocratico-amministrativa, basta leggere l’articolo che Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato proprio ieri sul Corriere della Sera: “L’illegalità diffusa che alimenta la nostra corruzione”.

Ne consiglio la lettura a Dodo, a Gatti, a Tancredi, per specchiarsi in quel che sono stati e comprendere quel che sono diventati, ergendosi a paradigmi di una società che è divenuta un letamaio anche grazie a loro.

“Il dottor Davigo non si fa molte illusioni sulla moralità dei politici. Personalmente me ne farei anche meno sulla moralità di coloro che li eleggono. Sulla nostra.

Del resto come potrebbe essere altrimenti? Appena inizia ad aprirsi alla ragione il giovane italiano va a scuola. Lì tutti cercano di copiare senza che la cosa desti particolare riprovazione. Chiunque vuole, poi, può maltrattare arredi, imbrattare di scritte di ogni tipo (in genere oscene) i bagni, scrivere e disegnare a suo piacere sui muri dell’edificio: anche in questo caso senza alcuna sanzione. Così come senza alcuna sanzione significativa resterà ogni atto d’indisciplina: se marinerà la scuola, se si metterà a compulsare il suo smartphone durante le lezioni, se manderà l’insegnante a quel paese. Imitato in quest’ultima attività anche dai suoi genitori. I quali talvolta – assai più spesso di quanto si creda – ameranno ricorrere anche a insulti e minacce. Tutto coperto sempre da una sostanziale impunità. Non basta. In genere, infatti, la scuola sarà per il nostro giovane concittadino anche un’ottima palestra di turpiloquio, di bullismo sessista, di scambio di materiale pornografico quando non di spaccio di droga.

Uscito dalle aule all’una, per tornare a casa l’adolescente italiano, se usa i trasporti pubblici si eserciterà nel salto del tornello sulla metro o si guarderà bene, se vorrà (ma perché non volerlo?) dal pagare il biglietto di un autobus o di un tram. Ha imparato da tempo, infatti, che in Italia pagare il biglietto sui mezzi pubblici è più che altro un’attività amatoriale, un hobby. Per farlo bisogna esserci portato.

Ma naturalmente è più probabile che invece il nostro abbia un motorino. Il più delle volte, va da sé, con la marmitta truccata. Insomma, un po’ più veloce e molto più rumoroso del consentito. Gliel’ha aggiustato un meccanico e, si capisce, il giovane italiano ha pagato per questo anche un bel po’: eppure una ricevuta fiscale o uno scontrino egli s’è guardato bene dal chiederli e l’altro dal darglieli. E allora via con il motorino truccato: tanto che probabilità ha di essere fermato e multato? Diciamo una su centomila. Dunque avanti come se nulla fosse. Avanti a sorpassare sulla destra, a tagliare la strada con repentini cambi di corsia, una mano sul manubrio e l’altra impegnata a twittare.

Un po’ di studio nel pomeriggio, e arriva finalmente la sera: il momento di svagarsi, specie se è sabato. Sì, è vero, vendere gli alcolici ai minorenni sarebbe vietato, ma via!, non vorremo mica vedere strade e botteghe deserte, spero. Dunque una birra, due birre, tre birre in un pub e poi in un altro ancora; o qualcosa di più forte in discoteca. Come si sa, tutti locali aperti di solito anche oltre l’orario stabilito: del resto è la movida, no? Pertanto anche se c’è un po’ di schiamazzo sotto le finestre della gente che dorme, e magari qua e là gare di velocità tra motorini, e sgassate micidiali, e cocci di bottiglie rotte sui marciapiedi, che problema c’è? Inevitabilmente vigili e carabinieri, seppure risponderanno mai alle telefonate inviperite di qualcuno, in genere non faranno, non potranno fare (loro almeno così dicono) un bel niente.

Ottenuta senza troppa fatica una licenza (in Italia le percentuali dei promossi sfiorano abitualmente il cento per cento), bisogna alla fine iscriversi all’università. Le tasse, è vero, sono un po’ cresciute in questi ultimi anni, ma non c’è una riduzione o addirittura l’esenzione per chi viene da una famiglia a basso reddito? È a questo punto che il nostro giovane italiano compie l’atto finale della sua educazione sentimentale alla legalità. Quando scopre, per l’appunto che il suo papà e la sua mammina, accorsati commercianti, ottimi professionisti, funzionari di buon livello, possessori di un suv e di un’utilitaria, di un bell’appartamento in un quartiere niente male, di una casetta al mare e di un adeguato gruzzoletto da parte, mamma e papà che ogni anno si fanno la loro settimana bianca e la loro vacanza da qualche parte nel mondo, e i quali come si dice non si fanno mancare niente, scopre il nostro giovane, dicevo, che essi però al Fisco risultano titolari di un reddito che consente a lui di avere una discreta riduzione delle tasse universitarie e a tutta la famiglia l’esenzione dal ticket sanitario.

A quanti giovani italiani può applicarsi questo ironico ma realistico ritratto di un’educazione alla legalità? A molti, direi. Con qualche ulteriore elemento (tutt’altro che raro) da mettere eventualmente in conto: tipo frequentazione di un centro sociale antagonista o presenza in casa di una vecchia zia finta invalida con relativa pensione.

Da quanto tempo è in questo modo — attraverso la forza senza pari dell’esempio diffuso capillarmente e quotidianamente attraverso queste micidiali dosi omeopatiche — che i giovani italiani (non nascondiamocelo: in particolare quelli del ceto medio, della cosiddetta «buona borghesia») apprendono come funziona il loro Paese e in quale conto vi deve essere tenuto il rispetto delle regole? Alcuni non ci stanno e se ne vanno, ma la grande maggioranza ci si trova benissimo e cerca una nicchia dove sistemarsi (spesso grazie alla raccomandazione e/o alle relazioni dei genitori di cui sopra).

La nostra corruzione nasce da qui. Da questo rilasciamento di ogni freno e di ogni misura che ha accompagnato il nostro divenire ricchi e moderni. In Italia il marcio della politica è il marcio di tutta una società che da tre, quattro decenni, per mille ragioni — non tutte necessariamente malvagie — ha deciso sempre più di chiudere un occhio, di permettere, di non punire, di condonare. Certo, Piercamillo Davigo ha ragione, lo ha deciso la politica. Ma perché il Paese glielo chiedeva. Il Paese chiedeva traffico d’influenza, voto di scambio, favori di ogni tipo, promozioni facili, sconti, deroghe, esenzioni, finanziamenti inutili alle industrie, pensioni finte, appalti truccati, aggiramenti delle leggi, concessioni indebite, e poi soldi, soldi e ancora soldi. E con il suffragio universale è difficile che prima o poi la volontà del Paese non finisca per imporsi.

Di questo dovrebbe occuparsi la fragile democrazia italiana, di questo dibattere i suoi politici che ancora sanno che cosa sia la politica: del mare di corruzione dal basso che insieme alla delinquenza organizzata minaccia di morte la Repubblica. Per i singoli corrotti invece bastano i giudici: ed è solo di costoro che è loro compito occuparsi”.

Dodo Di Sabatino - questa coalizione politicamente indecorosa
Dodo Di Sabatino mentre pontifica

4 Responses to "Dodo: il moralizzatore tardivo senza credibilità"

  1. valeria   28 aprile 2016 at 10:07

    Il peggior politico … da sempre .. adesso spero che i teramani facciano una riflessione seria su queste persone ed in particolare su Dodo il dado …
    Complimenti x l’articolo…

  2. picchiorosso   28 aprile 2016 at 14:11

    L’assurdo è che si illude che qualcuno lo rivoterà.

  3. Martina   29 aprile 2016 at 16:03

    dodoumpa, dodoumpa…

  4. nsaffrond   29 aprile 2017 at 23:24

    Dodo,figlio di quella gran … della politica dei soliti noti teramani…. Di Dalmazio, Chiodi, Gatti, Tancredi, D’Ignazio, etc..
    E’ possibile che da 40 sempre i soliti nomi ???
    Teramo e’ una vergogna sempre servi dei loro padroni….

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