Nella chiesa a cielo aperto: Santa Maria di Cartignano

Nella chiesa a cielo aperto: Santa Maria di Cartignano

di Sergio Scacchia  –

Fa un certo effetto viaggiare sulla statale 153 che da Navelli, il paese dello zafferano, porta fin sotto la valle, attraverso Bussi sul Tirino. Questa era una delle zone più pulite d’Italia e il fiume, il Tirino appunto, era uno dei corsi d’acqua più limpidi del centro sud.

Era… fin quando ci si è accorti che i soliti delinquenti senza volto avevano, per decenni, fatto bere e irrigato i campi con ogni sorta di prodotto inquinante, residuo della megadiscarica dei veleni chimici di Montedison. Una bomba ecologica, per giunta senza colpevoli. Tutti assolti, qualcuno salvo per prescrizione. La legge e i diritti di tutti, calpestati da gente senza scrupoli.

Niente di nuovo sotto il sole, sentenzierebbe il buon Qoelet, il famoso autore dell’Ecclesiaste, uno dei sacri libri sapienziali della Bibbia.

Di colpo si sono dileguati i tanti pescatori che venivano da ogni parte d’Italia, i cavalieri che sognavano di percorrere a cavallo la splendida ansa del fiume, gli amanti del mountain bike selvaggio e il Parco Nazionale Gran Sasso e monti della Laga, che dai tempi della presidenza Mazzitti non comunica più, ha relegato per un pochino nel dimenticatoio questa zona periferica di confine con la Majella. Eppure questa è una parte bellissima d’Abruzzo, ricca di storia e natura.

Il fiume sta rigenerandosi pian piano e sta tornando limpido come un tempo. E il turismo, a fatica, sta riprendendo, magia di un Abruzzo che non muore e si rigenera prodigiosamente.

Molti attraversano questo luogo per giungere a Capestrano o per scoprire l’interessante chiesa di San Pietro ad Oratorium, proprio accanto al fiume, in mezzo al verde, luogo templare e misterioso.

E, mentre i monumenti più affascinanti richiedono conoscenza dei luoghi, informazione e scoperta, capita che sul ciglio della strada t’imbatti nella “chiesa che non c’è”! Ed ora il vostro scopritore di gioielli è qui, davanti a l’unico tempio a cielo aperto che si possa trovare dalle nostre parti: Santa Maria di Cartignano.

Certo, occorre metter mano a tutta la fantasia che si possiede per immaginare come finita, una chiesa dalle sole e nude strutture architettoniche, senza tetto e arredo interno. L’atmosfera, però, è fantastica!

Il rettangolo di sole che si posa tremolante sul muro, agita una sorta di pulviscolo dorato quasi impalpabile e la conseguente zona d’ombra si addensa intorno declinando tutte le gradazioni di grigio e bruno.

La chiesa c’è ma non c’è! Guardo in alto, sulla mia testa non c’è un soffitto ligneo intarsiato, ma il cielo con le sue nuvole che sembrano grossi delfini bianchi. Mi vengono in mente le belle parole del salmo 19: “I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento, il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizie”.

Non c’è altare, non esiste presbiterio, non vedo crocifissi. Forse è anche questa la Celebrazione Eucaristica che vuole il Signore: lodarlo in semplicità, con gli occhi rivolti in alto.

Sul muro screziato il piccolo scorpione si muove a fatica. È nerissimo, come pece. La corazza lucente, colpita dal sole, manda minuscoli bagliori sinistri. Le chele roteano minacciose e il pungiglione inarcato sembra sul punto di attaccare. Mi pare una creatura ripugnante, ma devo ammettere di essere di fronte a una macchina perfetta, una delle tante create con arte da un Dio infallibile. Perché, mi chiedo, li ha fatti così brutti e sinistri? Cosa costava al Creatore realizzarli un tantino più aggraziati e godibili da vedere?

Viene in soccorso lo Spirito Santo che con me ha molto da lavorare. A volte, penso, occorre attraversare momenti terribili, brutti come gli artigli cattivi di questo orrido animale, cercando di non pungersi, per poter entrare dalla porta stretta nella “valle del bene”.

C’è una famigliola che ha fermato la macchina sul ciglio della strada, sorpresi dalla chiesa che non c’è. Il bimbo, nient’affatto spaventato dal mostriciattolo, con acuti gridolini, viene a stento mantenuto dalla mamma che gli impedisce di toccare il piccolo animale. Il marito è preso dalla frenesia degli scatti fotografici. Una chicca da riportare agli amici e lasciarli sbalorditi.

Anche questo è Abruzzo! Guardo ancora il bimbo che ride e mi si apre il cuore alla speranza. Ogni volta che vedo un piccolo incantarsi davanti allo spettacolo della natura mi rendo conto che non è stata scritta l’ultima parola. Fin quando esisterà la meraviglia, la curiosità, l’uomo ce la potrà fare nonostante tutto.

Come entrare in contatto con il bambino che è nascosto in ognuno di noi? Come accedere ai sogni infantili e trasformare la nostra vita in incantesimo? Siamo sempre in guardia, abbiamo paura di essere valutati come dei drammatici superficiali. Il nostro mondo è legato alla catena delle apparenze ed esteriorità. Siamo egoisti, saccenti, rassegnati e scontenti. Il contrario dei bimbi.

Chiudo gli occhi. Mi pare di rivivere l’atmosfera frenetica e concitata di un cantiere medievale, tra scalpellini, operai e decoratori in bilico su ponteggi insicuri. Poi penso di avere davanti dei monaci benedettini, intenti a salmodiare dietro una colonna. E invece, riapro gli occhi e ho davanti un rudere, così ben incastrato nel paesaggio da farne parte alla grande, molto più delle tante chiese aquilane rese monconi di pietra dal terremoto del 2009.

Qui c’è una storia importante. Santa Maria di Cartignano esisteva come minuscola chiesina già nel 1000. Nei successivi cinquant’anni divenne un monastero, dipendente niente di meno da Montecassino. Fu anche grancia della chiesa di San Liberatore a Majella e appartenne anche ai Celestini di Sulmona. La struttura doveva essere proprio questa: tre navate con elegante portale d’ingresso. Difficile trovare altre notizie.

Pare che, dopo il terremoto che sconvolse anche Roma nella prima parte del Duecento, il monastero venne ristrutturato così da essere in piena attività nel Trecento, con tanto di campanile a vela poggiata sulla facciata centrale e un elegante rosone all’ingresso.

scacchia miniatura
Sergio Scacchia

Diversi storici del luogo hanno scritto della “chiesa che non c’è”. Nessuno ha potuto dare certezze assolute sulla storia di questo bizzarro luogo sacro. Certo è che nel castello cinquecentesco dell’Aquila, si custodisce un grande affresco duecentesco, pre terremoto, dell’abside di Santa Maria: un Cristo benedicente in trono tra la Vergine e San Giovanni.

Ora, la magia si è esaurita. Corro verso San Pietro ad Oratorium, alla scoperta del misterioso quadrato magico murato sulla facciata, con enigmatiche parole scolpite, vero rompicapo degli studiosi.

Arrivare a Bussi:

Autostrada A25 uscita dedicata; da Napoli A1 uscita Caianiello, poi indicazioni Roccaraso Sulmona, A25.

Consiglio una passeggiata nel centro di Bussi, fino a visitare la bella parrocchiale di Santa Maria di Ponte marmoreo e arrivare al castello del XVI secolo. Si scoprirà la torre triangolare, gemella della nostra di Montegualtieri, vicino Castelnuovo Vomano.

Per informazioni: Comune di Bussi: telefono 085980138

http://www.comune.bussisultirino.pe.it/

Bello programmare un picnic sul fiume. Andando al Centro visite è possibile percorrere, con accompagnatori, il corso d’acqua in canoa, nelle anse del Tirino.

Gastronomia di ottimo livello con i piatti tipici a base di sugo di gambero e filetto di trota alla brace.

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