Teramo: la maionese della politica è impazzita (dimissioni, malpancisti e suicidi collettivi)

Teramo: la maionese della politica è impazzita (dimissioni, malpancisti e suicidi collettivi)

di Christian Francia  –

Brucchi e Tancredi - teste duovo
Maurizio Brucchi e Paolo Tancredi se la spassano dopo aver mangiato

Cerchiamo di disboscare la selva delle scemenze a cui purtroppo i politicanti locali ci hanno abituato, chiarendo a tutti il nocciolo della crisi apertasi al Comune di Teramo.

Se io fossi Brucchi, ed è davvero difficile vestire i panni di uno che ha il cervello nel portafogli (non si è mai messo in aspettativa dal suo lavoro per fare il sindaco per davvero ed ha sempre conservato per sé la delega ai rapporti con la Te.Am. laddove lavora sua moglie, assunta senza selezione alcuna), mi dimetterei subito da sindaco.

Del resto, come è noto, l’art. 53 comma 3 del Testo Unico degli Enti Locali prescrive che “Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio”, ragion per cui nei venti giorni dalla formalizzazione delle dimissioni Brucchi potrebbe verificare davvero la permanenza o meno di una maggioranza che continui a sostenerlo.

Dei 21 consiglieri di cui era composta la sua squadra all’indomani delle elezioni, sette hanno preso a vario titolo le distanze da Brucchi:

– Raimondo Micheli e Mimmo Sbraccia (i cosiddetti “Fratelli d’Italia”);

– Dodo Di Sabatino (ex se stesso), Alessia De Paulis (ex Forza Italia) e Alberto Covelli (ex NCD), facenti parte del gruppo “Dodo soprattutto”;

– Angelo Puglia e Guido Campana (i cosiddetti “dalmati”, cioè i cani al guinzaglio di Mauro Di Dalmazio).

Basterebbe la sfiducia da parte di cinque di costoro per porre fine alla gestione Brucchi, quindi aritmeticamente è il gruppo di Dodo a pesare di più, poiché gli altri due gruppi da due componenti ciascuno non avrebbero i numeri per far cadere Brucchi nemmeno se si mettessero insieme fra loro.

Il balletto dei mal di pancia iniziò all’indomani delle elezioni del 2014, quando Dodo e Sbraccia fecero a botte per il solo posto in giunta spettante alla loro lista finto-civica, Brucchi li mandò a cagare ed entrambi se la sono legata al dito.

Subito dopo iniziò ad accusare dolori al basso ventre Raimondo Micheli, da sempre abituato a sedere su lucrose poltrone che gli hanno reso corposi stipendi che lui non avrebbe mai potuto percepire sin dal 2010 (vedi la presidenza della Te.Am. e la presidenza del Consorzio per lo sviluppo industriale). Nonostante l’ingente danno erariale determinatosi, Micheli continua ad avere fame e pretende un incarico redditizio, Brucchi non glielo ha dato e lui è passato all’opposizione.

Frattanto Dodo è divenuto amico ed estimatore di Luciano D’Alfonso (prescritto e stupratore acclarato della legalità), flirta con Manola Di Pasquale e si fa corteggiare da destra e da sinistra promettendo il suo appoggio a chiunque lo candidi a sindaco per il dopo Brucchi.

Infine, sono arrivati i dalmati, con Guido Campana che piangeva da tempo per non essere stato confermato assessore, e pure Angelo Puglia si è messo a frignare perché prima faceva il presidente del consiglio comunale percependo il lauto stipendio correlato, mentre adesso mangia la polvere (ma è diventato comunque dipendente regionale al servizio del padrino politico Di Dalmazio, anche lui percependo uno stipendio pubblico illegittimo).

A questo punto Mauro Di Dalmazio, con la fame bulimica che c’è in giro, ha pensato di chiedere all’assessore di riferimento Giorgio Di Giovangiacomo di dimettersi per potersi rifare tutti una verginità e ripresentarsi agli elettori senza il fardello delle colpe che Brucchi dovrà espiare.

Tutti i malpancisti, invariabilmente, hanno invocato a più riprese una “gestione collegiale” che mancherebbe e una “attenzione ai problemi veri della città” che evidentemente sarebbe assente.

Guarda caso, però, a lamentarsi sono sempre coloro che cercano poltrone e incarichi retribuiti, perché invece il gruppo gattiano di “Futuro In”, insieme ai partiti NCD e Forza Italia, tutti sazi di poltrone assessorili ed incarichi vari, non piangono né si lamentano.

Ma è nel merito delle lamentazioni che il cittadino può apprezzare l’inconsistenza e la risibilità dei mal di pancia.

Tutti sostengono che le cose non vanno, che la comunità è stufa di essere male amministrata, che le decisioni importanti si prendono nelle segrete stanze senza condivisione, che non c’è una visione strategica, ma nessuno dice mai nello specifico quali siano i problemi concreti, quali i punti programmatici elettorali non rispettati o non realizzati.

Insomma, la protesta è incandescente, ma le soluzioni latitano. I dolori sono fortissimi ma tutti i malpancisti di maggioranza continuano a votare compattamente tutte le deliberazioni proposte dalla loro stessa maggioranza.

Tutti dicono che le cose vanno male, ma tutti si dichiarano disposti a collaborare se le cose dovessero andare meglio.

E come farebbero ad andare meglio? Semplice: mandando a cagare gli attuali assessori – unanimemente ritenuti incapaci – e diminuendo il potere di Paolo Gatti in primis e Paolo Tancredi in secundis.

Accetterà Gatti di ridurre il suo peso in giunta, visto che quattro assessori comunali appartengono alla sua squadra? Accetterà Paolo Tancredi di ridurre il suo peso in giunta, visto che tre assessori comunali appartengono alla sua squadra?

Accetteranno entrambi la bocciatura dei loro uomini e il ridimensionamento dei loro pretoriani? A Brucchi l’ardua sentenza (tanto lo sanno tutti che la caduta del sindaco e l’arrivo del commissario sarebbe deleterio per le loro clientele e li lascerebbe senza giocattolo per un intero anno prima che si possa tornare alle urne, quindi sarà bene trovare un accordo per l’ennesimo pactum sceleris).

Quel che è certo è che la crisi politica deriva dalla carenza cronica di soldi, di poltrone e di incarichi con i quali accontentare le brame di ciascuno, visto che le fondamenta sulle quali Brucchi ha costruito il proprio consenso dal 2009 ad oggi poggiano sui clientelismi, sulle promesse di lavoro, sulle commesse da distribuire senza gara e senza evidenza pubblica, sui piacerucci da elargire ad un infinito pulviscolo di questuanti, di sostenitori a tempo e a condizione.

Con tali fondamenta di letame, solo una erogazione fluida di soldi e di commesse avrebbe potuto garantire una navigazione serena; ma purtroppo il bilancio piange e ci sono pure 15 milioni di anticipazione di cassa da coprire, per cui il Comune di Teramo è tecnicamente fallito nonostante le sanguisughe continuino a piangere per una poltrona.

Mauro Di Dalmazio, lo stratega del nulla, il profeta di un futuro che non è mai arrivato, ha chiesto testualmente “discontinuità nel merito, nel metodo e negli interpreti”. Cioè: la situazione fa cagare e devono andare affanculo tutti. Peccato solo essere stati pappa e ciccia con questi tutti fino all’altro ieri, salvo accorgersi solo oggi che sono compagni di strada con la lebbra addosso.

Né Dodo può permettersi di criticare – come ha fatto – il clientelismo nella gestione degli immobili comunali, perché anche lui ha acconsentito alla spartizione e all’assegnazione amicale di locali e di spazi pubblici, così come è stranamente accaduto che persone vicine a lui e alla sua cerchia familiare siano state assunte in occasione dell’ultimo concorso a tempo indeterminato bandito dal Comune di Teramo, concorso che ho personalmente denunciato per palesi irregolarità altrettanto stranamente scomparse nelle nebbie della Procura della Repubblica di Teramo.

Al contempo, né Di Dalmazio né Dodo possono soltanto oggi lamentarsi del fatto che Brucchi gestisca personalmente la Te.Am. da sette anni, laddove fa carriera sua moglie (ricordiamo sempre assunta senza concorso né selezione pubblica, in violazione della legge regionale che dal 2004 obbliga tutte le società pubbliche abruzzesi allo svolgimento di regolari selezioni pubbliche per l’assunzione dei dipendenti).

Se i malpancisti si sono accorti tardi che Brucchi fa un po’ troppo i cazzi suoi rispetto agli altri ambiziosi e affamati della coalizione, l’unica decisione saggia è sfiduciarlo subito senza se e senza ma, chiedendo scusa agli elettori e sperando nel loro perdono.

È inaccettabile che sia Dodo sia NCD mettano nero su bianco la “necessità di un forte segno di discontinuità rispetto all’indecoroso esercizio offerto nei giorni passati”, senza trarre le inevitabili conseguenze relative a tale “indecoroso esercizio”: allontanarsi definitivamente dagli ex compagni di strada ritenuti indecorosi.

Ove ciò non avvenisse, come sono certo che non avverrà, lo starnazzare dei vari Dodo nell’aia non avrà avuto alcun significato concreto, se non quello di ricavare finalmente l’agognato posto in giunta in sostituzione di qualche ignorantissimo gattiano.

Ma la particolarità del caso Teramo consiste in uno stallo ben più grave rispetto a quello emerso: è il fallimento di una intera classe dirigente, composta dai vari Rudy Di Stefano e Giorgio Di Giovangiacomo, sommamente incapaci al pari dei loro padrini politici; ma composta pure da numerosi consiglieri comunali non solo afasici, ma totalmente incapaci di articolare un verbo di senso compiuto sia in consiglio che fuori, totalmente incapaci di mettere una sola idea sul tavolo, totalmente incapaci di offrire una mezza soluzione ad un qualsiasi problema.

E tale stallo si rivela pressoché insuperabile se si guarda fra i banchi dell’opposizione, laddove pascolano pecore mute che non emettono fiato quando quotidianamente il loro PD stupra le leggi a livello regionale e pure a livello nazionale, pecore mute che non belano quando si tratta degli interessi di bottega, ma belano solo quando si tratta di ripetere il refrain del “Brucchi fa schifo”, “Brucchi se ne vada”.

E se pure se ne andasse? Con chi dovremmo sostituirlo? Con Gianguido D’Alberto forse? Uno che è dipendente regionale e che si troverebbe sotto il tallone di Luciano D’Alfonso (prescritto e stupratore delle leggi)? Con Manola Di Pasquale forse? Una che siede illegittimamente sulla poltrona di presidente dell’IZS? Con quei nanetti politici da giardino dei piddini e parapiddini forse?

Ma per piacere.

La verità è che Teramo è paralizzata dagli incapaci, e quei pochi capaci che restano sono una riserva indiana che non fa maggioranza, che non ha nessuna intenzione di sporcarsi con la politica e se mai dovesse farlo ci si butterebbe all’unico scopo di coltivare le proprie ambizioni personali e/o di sistemare figli e parenti tramite l’esercizio del potere.

L’interesse pubblico è orfano e la società è così sfarinata, disunita, scoraggiata, delusa e ignorante, che sostituire qualche assessore con qualche altro non cambierebbe di una virgola la situazione drammatica che viviamo; così come nulla cambierebbe se si tornasse al voto alle condizioni date e con la fauna politica oggi a disposizione; così come nulla cambierebbe se ci fosse un commissariamento affidato a qualche burocrate prefettizio.

La metastasi è troppo estesa e la comunità è destinata a morte certa. Solo gli extracomunitari (visto che gli italiani non fanno più figli) potranno ricostituire un tessuto sociale rinnovato e ricominciare da zero sulle macerie che gli avremo lasciato noi.

2 Responses to "Teramo: la maionese della politica è impazzita (dimissioni, malpancisti e suicidi collettivi)"

  1. Cortedeiconti   20 aprile 2016 at 0:21


    … troppo buono…

  2. ulisse   22 aprile 2016 at 17:43

    Bravissimo Dr. Francia, posso sapere a quale assunzione si riferisce; a quella di Usciere e professioni assimilate o a quella di Addetto all’accoglienza e all’informazione, è possibile saperne di più ?
    Grazie

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.