Campli: L’antica “Campulum”

Campli: L’antica “Campulum”

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Mi capita spesso di chiedermi come siano i cieli visti dalla privilegiata prospettiva di un uccello in volo. O come un pesce guizzante possa vedere il fondo buio di un oceano con i suoi misteriosi abitanti. E ancora, cosa passi davanti agli occhi di un cervo che scorrazza libero nel cuore verde di una grande foresta.

Spesso ci sentiamo chiusi in un mondo piccolo, infimo e mortificante, quando, al contrario, quello stesso mondo è comunque pieno di vita e in grado di regalare emozioni a profusione. Forse ci sentiremmo così anche se ci trovassimo nel mezzo di uno spettacolare inseguimento di branchi di lupi e cavalli selvaggi. Avremmo la stessa sensazione di noia e inutilità anche se potessimo infilare la testa in un tronco cavo e scoprire buffi scoiattoli o gufi pasciuti.

L’uomo non è mai pago. Forse per questo continua a deforestare, a tagliare alberi per farne pezzi di navi per ricchi, inquina con luridi pesticidi ovunque, devasta territori a cuor leggero. La natura, però non abdica a se stessa. È la tenace e lucida custode di memorie per lo più drammatiche. Il Creatore l’ha fatta forte. Lei resiste con i suoi spazi vasti e sempre più a rischio di massacro da parte dell’uomo.

Dalle colline di Campiglio, quella Campli che pensavo di conoscere benissimo, regala inedite sensazioni, pizzichi di eternità. Sto cercando di immaginare questo territorio come doveva essere un tempo, il grande crocevia di popoli e cultura.

Ogni volta che ammiro in piazza Farnese l’antico edificio del Parlamento, tra i più antichi d’Abruzzo, il “gotico sognante” come lo definì Margarita d’Austria, capisco che nulla ha potuto il tempo e l’arroganza dell’uomo.

La nobildonna varcò, scortata da soldati e servitù, la Porta Angioina per entrare nel borgo e fu allora che trovò questo palazzo ancor più bello con un’elegante torretta di avvistamento, arcate più profonde, un sontuoso cortile con il pozzo e il piano superiore che oggi non esiste più.

L’incanto del loggiato con gli archi a tutto sesto rapisce ancora, così come attrae l’interno della collegiata di Santa Maria in Platea e il suo campanile a modello delle opere di Antonio da Lodi che realizzò quello bellissimo del Duomo di Teramo.

Ma Campli è di più di un semplice feudo della potente famiglia dei Farnese!

Se potessimo scavare a fondo nella piazza, davanti alla cattedrale, forse arriveremmo a scoprire resti del Neolitico, scendendo con una macchina del tempo giù di cinquemila anni di storia. Questi posti sono abitati da sempre.

Serafino Razzi era un domenicano che ben incarnava la condizione dell’uomo “in cammino”, del pellegrino orante proteso verso Dio. Nel 1575 intraprese un viaggio in Abruzzo, e arrivò anche nel borgo farnese.

Il confine fra la “provincia pretuziana” e la “marca Fermana”, lo stato e il Regno Pontificio, dovette lasciare in lui un segno. Profondamente colpito dalla nobiltà che permeava quel piccolo e apparentemente insignificante paesino, esclamò in una sua lettera: “O Campulum Pretuziano… capolavoro a cielo aperto!”.

Campli era il paese delle torri. Oggi ne rimangono poco meno della metà: quella dei Melatino in frazione Nocella, quella del campanile della cattedrale di Santa Maria in Platea, quella fortificata della Porta Angioina, del XIV secolo.

Lo studioso Pacifico Massimi, vissuto nel XV secolo, scrisse, in un testo latino, tradotto, diversi anni fa, dal compianto professor Faranda: “Sino a quando esisteranno le ripe di Campli, Castelnuovo e Nocella, io ne sarò sempre amante. Mai sarò immemore di ciò che ho ricevuto né mi peserebbe ricambiarlo con il dono di mille vite”.

È storia che il famoso cantore cieco d’Andria, Luigi Grotto, pose Campli, per importanza, ben sopra le rovine della favolosa Castro. Le viuzze e le mura narrano ovunque di antichi splendori.

I fondatori di Campli furono dei fuoriusciti di Campiglio, sulla collina sopra la valle, che gettarono le fondamenta di Capo Campli nel quartiere omonimo. Questi prese il nome de “Il Ricetto” forse per la presenza di un nucleo stabile di ebrei.

Qualcuno invece asserisce che Campli derivi da intra–campi e afferma che fu fondata dai proprietari di un castello vicino. Origini discusse, tra cui l’ipotesi di un tenimento umbro che parla di un “municipium inter campi”.

Quel che è certo è che il minuscolo borgo della provincia di Teramo trasuda, in ogni sua pietra, arte e cultura ultra millenaria.

Fin dalla preistoria ci sono stati insediamenti propri, come testimoniano resti risalenti all’età del bronzo, di un villaggio di allevatori e agricoltori del XIV-XIII secolo a.C. venuti alla luce in località Coccioli e i ritrovamenti nella Necropoli di Campovalano con tombe risalenti dall’XI al II secolo a.C.

Nella zona al margine nord ovest della necropoli, sotto l’altare della chiesa romanica di San Pietro in Campovalano, fu poi rinvenuto un frammento di epigrafe, in lettere capitali con dedica a Giulio Cesare, resti con tutta probabilità di un piedistallo di statua innalzata per disposizione della ex “Lex Rufrena” del 44 a.C. in onore a Cesare divinizzato. Nella stessa area si registrò la presenza di una necropoli romana, da cui provengono frammenti del “sarcofago di Aurelio Andronico”, ricco commerciante di marmi del IV-III sec. A.C.

Nella frazione Battaglia ai piedi delle due montagne gemelle, fu riportato alla luce un ripostiglio contenente una quarantina di monete d’argento databili dal 323 al II secolo prima del Cristo.

In epoca romana Campli era attraversata nei suoi vicoli da uomini illustri; la storia ricorda la presenza di Lenate, dottissimo schiavo di Pompeo e Tazio Lucio Rufo che, pur essendo di umili natali, pervenne ai più alti gradi della milizia romana, diventando il pupillo di Augusto.

L’abitato sembra un souvenir da impacchettare, un piccolo prezioso oggetto da custodire, nonostante la distruzione di porte antiche come quelle di Capo Castello o di Viola, di porticati tardo romanico e di uno dei portali più belli in assoluto, quello in pietra arenaria di Ioannella della cattedrale di Santa Maria in Platea. Lo storico teramano Palma lamentò la scomparsa di questo manufatto intagliato e scolpito “con raro gusto di un esteta”. Oggi è quantomeno discutibile il colore con cui è stata restaurata la facciata di questo capolavoro.

Se vi recate a Campli non abbiate fretta.

Godetevi i cortili interni e le case antiche come quella storica del Medico con il cortile e il suggestivo pozzo. Salite in ginocchio i ventotto gradini in legno di quercia di una delle tre Scale Sante esistenti nel mondo cattolico per lucrare indulgenza. Cercate la chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia, uno dei primi ospedali d’Abruzzo, o quella intitolata a San Francesco, nel cuore del paese, simile all’omonima di Teramo, oggi S. Antonio, gioielli degli Ordini Mendicanti di un tempo.

Riscoprite anche la fantastica cripta, gioiello camplese di sacralità cristiana. Con la parte sotterranea della chiesa, parliamo di un ambiente bellissimo, di una grande armonia architettonica e di una spiritualità fuori del comune.

La cripta sotterranea altro non era che l’antica chiesa che nel Duecento fu affiancata e poi sovrastata da un altro tempio a unica navata che fu restaurato e ampliato tra il Quattrocento e la metà del Cinquecento. Fu ancora più avanti negli anni che venne anche realizzato il presbiterio e l’abside attuale della cattedrale, oggi ubicata proprio sopra la cripta.

Dal momento in cui la chiesa si ampliò i camplesi, molto devoti all’Immacolata Concezione, dedicarono questo spazio sotterraneo al culto di Maria.

Nella piccola cappella attigua c’è proprio un dipinto che raffigura il popolo camplese, in adorazione, in ginocchio davanti alla Vergine portata in processione. La scena accade anche oggi, ogni 8 dicembre festa dell’Immacolata, quando la statua è portata in ogni parte del paese, alle prime luci dell’alba.

I lavori di restauro che furono compiuti nei primi anni del duemila con estrema sapienza, hanno ridonato la bellezza antica agli archi e hanno ricreato l’ambiente originale che consta di cinque minuscole navate suddivise in quindici piccole campate.

Il recupero ha fatto riaffiorare dal passato, anche se in parte, i fantastici affreschi di scuola giottesca, realizzati nei primi anni del Trecento.

L’amico, esperto d’arte e di storia, Nicolino Farina di Campli, m’informò che i dipinti sarebbero attribuibili quasi certamente a Nicola di Valle Castellana, straordinario artista dei monti della Laga, che pare fosse allievo del grande senese Lorenzetti.

Queste pitture sono interessanti, una in particolare raffigura il Cristo che risorge con la particolarità, rarissima, di avere ancora entrambi i piedi nella bara a significare il concreto passaggio per l’uomo, tra la morte del peccato e la vita della Redenzione.

Come arrivare a Campli:

Dall’autostrada Adriatica A14 (da nord: direzione Ancona; da sud: direzione Pescara), uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo, prendere la SS80 Strada Statale del Gran Sasso in direzione Teramo, continuare sull’autostrada A24, uscire a San Nicolò, svoltare sulla SP17, attraversare Villa Falchini, Pagannoni Basso, svoltare poi sulla SP262 per Campli.

Da Pescara: Percorrere la SS 16 in direzione di Chieti, continuare in direzione dell’autostrada A14, uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo, prendere la SS 80 Strada Statale del Gran Sasso in direzione Teramo, continuare sull’autostrada A24, uscire a San Nicolò, svoltare sulla SP17, attraversare Villa Falchini, Pagannoni Basso, prendere poi la SP262 per Campli.

Da Chieti: Percorrere la SS81, imboccare l’autostrada A14, uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo, prendere la SS80 Strada Statale del Gran Sasso in direzione Teramo, continuare sull’autostrada A24, uscire a San Nicolò, svoltare sulla SP17, attraversare Villa Falchini, Pagannoni Basso, prendere poi la SP262 per Campli.

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