Film: “Lo chiamavano Jeeg Robot”

Film: “Lo chiamavano Jeeg Robot”

 

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Di Enrico Romagnoli-

Negli ultimi anni il cinema italiano non si è distinto per grandi produzioni cinematograifche, ovviamente con le dovute eccezioni, si pensi a “Fuocoammare”, “La grande bellezza” ecc.

Perchè questo preambolo? Perchè finalmente è nelle sale un film in grado di tenersi stretto il titolo di capolavoro e ovviamente il film in question batte bandiera italiana. La pellicola è “Lo chiamavano Jeeg Robot” di cui non si può che parlare bene e vi spiego il perchè, ma prima qualche altro dato.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è prodotto dalla Lucky Red, il regista è Gabriele Mainetti, il soggetto di Nicola Guaglianone, che ha curato anche la sceneggiatura insieme a Menotti. Il protagonista è un ottimo Claudio Santamaria, il quale calza a pennello il ruolo assegnatogli, ma il successo del film è dovuto soprattutto a un eccezionale Luca Marinelli che interpreta “Zingaro”, ovvero il cattivo, inoltre di particolare interesse è anche la recitazione di Ilenia Pastorelli che veste i panni di Alessia.

Partiamo dalla trama, che si apre con Enzo, un ladruncolo di borgata, che scappa da un inseguimento, per rifugiarsi entra nel Tevere e lì entra a contatto con delle sostanze radioattive posizionate in alcuni barili sotto la battigia. Torna a casa in evidente stato febbrile e, dopo una notte convulsa, si sveglia come se nulla fosse accaduto. Uscito di casa si dirige a parlare con Sergio, uno dei membri della batteria guidata da Fabio Cannizzaro, detto Zingaro, per vendergli l’orologio per cui era stato inseguito all’inizio della storia. Sergio decide di portarlo con sé per un altro lavoro: recuperare della cocaina portata a Roma da due fratelli extracomunitari che l’avevano ingerita. Arrivati a casa per prendere l’occorrente, Enzo incontra la figlia di Sergio, Alessia, una ragazza con evidenti problemi psichici ossessionata dall’anime “Jeeg Robot d’acciaio”. Condotti i due fratelli in un palazzo in costruzione uno muore per  overdose, dovuta alla rottura di uno degli ovuli contenenti la cocaina nel suo stomaco, e il fratello si getta su Sergio, ma ha la peggio e muore a sua volta. Nella colluttazione Enzo viene colpito da un proiettile e vola giù dal palazzo, ma poco dopo si rialza senza problemi. Tornato a casa scopre di aver acquisito una forza sovrumana e viene avvicinato da Alessia, che gli chiede notizie del padre, ma non riesce a dirle la verità e si chiude in casa. Poco dopo sente che Alessia viene minacciata dallo Zingaro e dai suoi, che cercano Sergio e la cocaina e, dopo essersi mascherato, interviene e salva la ragazza che lo riconosce e lo soprannomina Hiroshi Shiba, come il protagonista di Jeeg.

Questo è solo l’incipit di un film che sfiora le due ore senza essere mai pesante o noioso, ma che al contrario tiene incollati allo schermo, con la voglia di capire cosa succederà. La fantasia viene costantemente stuzzicata visto che lo svolgimento non risulta banale o scontato.

Il secondo punto di forza è la commistione di generi che sono presenti nel film, esso infatti non può essere racchiuso in un unico genere, perchè l’intero lavoro è come una partita a tetris, dove l’abile mano di Mainetti riesce a incastrare ogni pezzo al suo posto. Possiamo sicuramente dire che è un film d’azione visto il ritmo incalzante e molti temi trattati. Sicuramente la fantascienza ha un ruolo fondamentale, dato che c’è un supereore di mezzo e che gli effetti speciali, affidati a Chromatica, sono un altro punto a favore di questa pellicola, poichè sono realizzati in maniera eccellente, nonostante questo sia un film italiano. Può anche essere definito drammatico e un thriller a tratti noir, insomma anche da qui si capisce che è un ottimo lavoro.

Infine, ultimo certamente non per importanza, è il contesto. In una Roma lontana dalla perfezione descritta ne “La grande bellezza”, in questo film le immagini descrivono perfettamente qual è la realtà della Roma odierna, che poi è la rappresentazione dell’Italia intera, posto in cui ci si mobilita quando ci si sente in pericolo o vengono meno i nostri diritti, poi, per la maggior parte del tempo, si vive nella totale indifferenza, che si annulla solo “grazie” al calcio. Il supereroe americano viene svuotato di tutta la sua parte “super” e rimane solo l’eroe, umano, con tutti i sentimenti, le paure e le difficoltà di una realtà che comunque sa di dover combattere.

Il film, realizzato sicuramente con un budget inferiore rispetto a tanti altri film, ci dimostra come sia la qualità a contare e non la quantintà, infatti il prodotto finale è una pellicola ricca di idee e contenuti, sviluppati nel miglior modo possibile e resi in maniera tale da far immergere un italiano nella storia, poichè per noi, ciò che viene raccontato, non è un qualcosa d’oltre oceano, estremamente lontano dalla realtà quotidiana, ma un dipinto sulla nostra cultura, che troppo spesso rifiutiamo a favore dei falsi miti americani.

3 Responses to "Film: “Lo chiamavano Jeeg Robot”"

  1. Ilaria Del Toro   3 aprile 2016 at 10:08

    Tutto vero, film bellissimo e in Italia dovremo aspettare un bel po’ che di film così non si trovano..grande enrì

  2. Leda Santosuosso   4 aprile 2016 at 14:20

    Confermo. Mi è piaciuto tantissimo e Luca Marinelli è una piacevolissima sorpresa!

  3. Fabio Il Grande   19 aprile 2016 at 16:16

    7 statuette si è beccato sto filmone!! Una pietra del cinema italiano sarà

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