Teramo: Evitare l’effetto “Spoon River”

di Christian Francia  –

Antologia di Tordinoon River

La versione teramana di Spoon River: “Antologia di Tordinoon River”

La nostra amata città trabocca di perbenismo e di pavidità, straripa di ominicchi che inneggiano all’“armiamoci e partite”, ribolle di un’umanità scontenta di tutto e di tutti ma incapace di fornire idee, progetti, apporti significativi al bene collettivo.

È quello che definisco l’effetto “Spoon River” (mutuandone il nome dal celebre libro di Edgar Lee Masters), cioè la capacità di riuscire a dire la verità sugli altri e su se stessi solo dopo morti, perché prima le mille reticenze che ci imbrigliano ci impediscono di prendere di petto la realtà per risolvere i problemi e migliorare la qualità della vita.

La forza travolgente del capolavoro di Lee Masters risiede in un’alchimia magica che parla a tutti gli uomini: sia a coloro che hanno trascinato l’esistenza senza afferrarne il senso, sia a coloro che non sono riusciti a trovare un bandolo della matassa, sia a coloro che non sono riusciti ad esprimere a nessuno la verità del proprio io, sia a coloro che non hanno avuto il coraggio di fare quello che avrebbero voluto o quello che avrebbero creduto giusto.

L’idea letteraria geniale di dar voce ai morti per farli confessare – senza più patemi esistenziali – tutta la verità delle loro anime e tutti i segreti mai rivelati, è stata un detonatore formidabile usato come grimaldello per bandire i costumi, i conformismi, le piccinerie, le ipocrisie che offuscano la limpidità dello spirito.

Gli epitaffi di un insignificante cimitero di provincia deflagrarono in America e dilagarono in Europa, fino a diventare un caposaldo dell’educazione morale e civile di ciascuno, proprio perché paradigmi dei valori imprescindibili della coerenza, dei sentimenti, della capacità di spogliarsi di ogni ideologia.

È soprattutto nei momenti di crisi come questi che l’Antologia di Spoon River è medicina utile per riscoprire la forza e la bellezza della sincerità, oltre alle gioie della solidarietà.

Ma occorre evitare la rassegnazione di cui la lapide del cimitero è il simbolo più evidente, scorgendo nella stessa lapide l’urgenza di esserci e di dire la propria prima che sia troppo tardi, la necessità di realizzare e di realizzarsi fino a quando ce ne sono le condizioni.

Per questi motivi ripeto a me stesso, prima che ai teramani tutti, che non si può e non si deve mollare, che si può e si deve essere durissimi nella sincerità e nell’ossequio ai valori etici, che si può e si deve vivere al massimo come ci hanno insegnato Vasco Rossi, Filippo Tommaso Marinetti e Gabriele D’Annunzio.

Perché fino a quando subiremo l’ipoteca della realtà come macigno inscalfibile; fino a quando non diremo forte e chiaro che la questione etica era un problema che Berlinguer affrontò coraggiosamente ma che ai suoi tempi era molto meno invalidante rispetto alla vita civile di oggi; fino a quando non definiremo il “Renzismo” per quello che è: cioè l’ennesima malattia italiana da ubriachezza cronica, l’ennesima infatuazione temporanea e devastante, l’ennesimo tentativo non riuscito di rinnovare la politica tramite un ignorante “celodurismo” dell’azione di governo; fino a quando il successo verrà idolatrato come valore assoluto; fino a quando l’egoismo farà terra bruciata del senso di comunità; fino ad allora continueremo a scendere all’inferno come se quelle lapidi al cimitero non ci riguardassero e non stessero aspettando proprio noi.

Lascia un Commento

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>