Santa Maria di Ronzano: gioiello del romanico teramano

Santa Maria di Ronzano: gioiello del romanico teramano

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Immaginate un tuffo nel passato, tra verdi rilievi, abbazie secolari e cemento intorno a violentare la storia. Benvenuti lungo la vallata dei fiumi Vomano-Mavone e le sue colline, un itinerario sacro nell’arte del romanico teramano che potreste percorrere in occasione di questa pasquetta 2016.

Un itinerario di alto livello storico, religioso e culturale nell’entroterra teramano lungo le vie, dai valichi montani al mare, percorse da pastori, artigiani, soldati e monaci.

Luoghi dove si respira l’aria della fatica che generazioni di contadini hanno fatto per crescere i loro figli. Posti dove si scoprono le atmosfere mistiche di religiosi che, nelle colline, hanno trovato un insediamento perfetto per l’“ora et labora” caro a San Benedetto.

Le abbazie del Romanico teramano sono diverse e tutte belle. Peccato che a Santa Maria di Propezzano, tra Notaresco e Morro d’Oro, sia quasi impossibile visitare il meraviglioso chiostro che pare sia proprietà privata; peccato che la Badia di San Salvatore, scrigno antico a Canzano, venga aperta al pubblico una volta sì e dieci no e che San Giovanni ad Insulam, a pochi passi da Isola del Gran Sasso, sia chiusa dal maledetto sisma del 2009.

È invece accessibile la bella San Clemente, capolavoro sacro con i suoi resti antichi sotto pavimento, nell’agro di Guardia Vomano.

Il monumento sacro medievale più originale e interessante, però, è visitabile e si trova in splendido isolamento nelle campagne di Castel Castagna, località Ronzano, davanti a uno spettacolare panorama della catena del Gran Sasso d’Italia.

Siamo nel cuore della valle solcata dal fiume Mavone, meglio conosciuta come Valle Siciliana, così fertile da essere definita dai greci e dai fenici “luogo di fichi e olivi” e dove si stanziarono tre millenni fa, racconta lo storico Tucidide, i siculi alla ricerca di un posto ubertoso.

Santa Maria di Ronzano è una chiesa fantastica, un tempo parte di un complesso monastico fondato dai benedettini.

La facciata a capanna spezzata è particolarmente affascinante. Accoglie tre portali, la ruota di un rosone (oggi finestrato) e due piccole monofore, le cui forme semplici e lineari sono messe in risalto dalla dicromia creata dall’accostamento del cotto e della pietra. Qualcosa di molto elegante che contrasta con la posizione agreste del tempio.

È difficile trovare aperto questo luogo, purtroppo. Questa è una dolente caratteristica dei luoghi di culto più belli nel teramano. Accade ciò a causa di continui furti che hanno depauperato luoghi sacri isolati e incustoditi.

Io sono riuscito a scattare diverse foto grazie alla gentilezza di una signora del luogo che conserva le chiavi di questo gioiello. La donna apre il portale ai visitatori che hanno tra le loro virtù una buona dose di pazienza nell’attesa. A Pasquetta comunque non dovreste avere problemi per trovarla aperta. Da tempo nei giorni di festa si celebrano anche messe.

La chiesa ha origini antichissime. La sua storia è oscura. Pare che i primi documenti e una bolla papale siano databili al 1183, anche se molti studiosi danno l’edificazione alla seconda metà dell’XI secolo.

Dalle caratteristiche strutturali sembrerebbe invece che sia risalente alla seconda metà del XII secolo, data la vicinanza con esempi più eclatanti di romanico pugliese come la cattedrale di Bari o il duomo di Bitonto.

Il luogo evoca anche esempi di arte orientale, soprattutto nelle arcate cieche e in particolari decorazioni di stile bizantino. Tra i tesori della chiesa c’è la bella statua lignea gotica raffigurante Santa Maria con il Bimbo, gelosamente custodita dal popolo locale, dopo averla restaurata.

Molti esperti comunque concordano sul fatto che secoli prima qui esistesse un luogo di culto dedicato a dei pagani.

Entrando al suo interno, di dimensioni modeste, si riscontra chiaramente la pianta classica delle opere benedettine: tre piccole navate terminanti con absidi, archi a tutto sesto retti da pilastri cruciformi e transetto lievemente sporgente su due lati. Particolarmente attraente è il ciclo di affreschi che ricopre l’abside maggiore, la parte destra del transetto. Sono pitture medievali tra le più belle in Abruzzo con soggetti presi dalle storie narrate dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Rimangono alla mente soprattutto la classica raffigurazione del Cristo Re, l’Annunciazione tra gli Apostoli e i quattro evangelisti e dei mini cicli sulla Creazione, opera di una mano diversa per stile e colori.

Come arrivare:

A24 RM-TE uscita S. Gabriele-Colledara/proseguire in direzione Castelcastagna/Ronzano

da Napoli: A1 NA-RM uscita Cassino/proseguire in direzione Sora/Avezzano/A25 direzione L’Aquila-Teramo/A24 uscita S. Gabriele-Colledara/proseguire in direzione Castel Castagna/Ronzano

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