Abruzzo: Regione povera d’Europa

Abruzzo: Regione povera d’Europa

di Christian Francia  –

PIL regioni europee 2014 Eurostat con logo
Il PIL delle Regioni europee nel 2014 elaborato da Eurostat

L’Istituto europeo di statistica, Eurostat, come ogni anno ha comparato i PIL (sigla che indica il Prodotto Interno Lordo, cioè a dire la ricchezza complessiva prodotta in un anno da un singolo Stato o da una singola Regione) complessivi e pro-capite delle 276 Regioni che compongono i 28 Stati membri dell’Unione Europea.

Ne è venuto fuori che la Regione più ricca d’Europa è Inner London-West a Londra, mentre la più povera è una Regione bulgara. I redditi più alti si producono nel nord Europa e nell’Europa centro-occidentale, quelli più bassi nell’Europa centro-orientale e nelle aree mediterranee.

Stabilita convenzionalmente a 100 la media europea del PIL pro capite, cioè a dire la ricchezza media per abitante, l’Italia evidenzia un PIL inferiore alla media UE, raggiungendo quota 96 sulla media complessiva di 100 (dalla cartina si possono notare in verde le regioni sopra la media e in marrone le regioni sotto la media).

Complessivamente siamo leggermente meno ricchi della media, ma non ancora così poveri da innescare una rivolta sociale contro questo fallimentare sistema politico che ci sta portando alla rovina.

In particolare, i dati Eurostat indicano (al 31 dicembre 2014) le ricchezze delle singole Regioni italiane: al primo posto la Provincia autonoma di Bolzano con 144 (ben sopra la media europea), a seguire la Lombardia con 126, l’Emilia-Romagna con 117, il Lazio 114, il Veneto 108, il Piemonte 100. L’Abruzzo fa registrare il dato di 84, molto sotto la media europea, ma comunque superiore alla Puglia (63), alla Sicilia (62), alla Campania 61 e alla Calabria che è ultima con 59.

Delle 21 Regioni europee che hanno un PIL superiore di almeno il 50% la media europea, 5 si trovano in Germania, 3 nei Paesi Bassi, 3 nel Regno Unito, 2 in Austria, 1 in Belgio e 1 nella Repubblica Ceca, in Danimarca, in Irlanda, in Francia, in Slovacchia, in Svezia e nel Granducato del Lussemburgo. Nessuna delle Regioni più ricche si trova in Italia.

L’Abruzzo è povero e non è nemmeno bello. Il turismo non decolla nonostante le enormi potenzialità (inutile parlare dell’inquinamento dei fiumi e del mare); l’enogastronomia è una vera e propria eccellenza che non viene per nulla supportata dalle Istituzioni e dalla politica; il settore manifatturiero è in completo disarmo; l’industria in via di dismissione; la giustizia non funziona e la tassazione è alle stelle senza che ciò comporti l’erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese di un corrispondente alto livello.

I dati Eurostat sul PIL pro capite abruzzese del 2014 misurato in SPA (Standard di Potere d’Acquisto), confermano ancora una volta la nostra Regione fra quelle povere del Mezzogiorno, nelle zone basse della classifica.

Da tali statistiche bisogna partire per comprendere i punti di forza abruzzesi sui quali lavorare ed investire, ma anche per comprendere i nostri punti deboli da migliorare.

È evidente che le disparità regionali si traducano in disagio sociale, in servizi sanitari carenti, in un livello di istruzione non all’altezza, in una maggiore disoccupazione e in infrastrutture inadeguate.

In definitiva l’Abruzzo non riesce a produrre ricchezza e a lungo andare è destinato allo spopolamento perché i cittadini tendono a trasferirsi laddove trovano migliori opportunità professionali e migliore qualità della vita.

Il governatore Luciano D’Alfonso, piuttosto che pontificare, affidarsi ai sogni e all’evanescente Masterplan, dovrebbe puntare sulle politiche regionali dell’Unione Europea, catturando tutti gli investimenti tesi a promuovere la solidarietà e la coesione, affinché l’Abruzzo possa sfruttare appieno le sue potenzialità, migliorando la competitività e l’occupazione, e allineando nel più breve tempo possibile il tenore di vita della nostra Regione ai livelli della media UE.

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