Uno strano Paese che inventa le “teorie”

Uno strano Paese che inventa le “teorie”

di Ernesto Albanello  –

L'attimo fuggender
Il nuovo film di Paolo Gatto delle Nevi

Sto sempre più persuadendomi che c’è una tale volontà sotterranea di sviluppare steccati e di ergere muri che quanto sussurra Papa Francesco, esortando soprattutto i cattolici ad essere costruttori di ponti, resterà un messaggio inascoltato nel profondo, anche se considerato suggestivo e ripetuto fino all’inverosimile, in apparenza.

Tolleranza, apertura e disposizione al dialogo, accettare la altrui differenza per far crescere la propria identità, restano solo frasi prive di contenuto e vuote di senso per la gran parte della popolazione.

Nell’ordine entra alla ribalta, e con prepotenza, la cosiddetta “Teoria Gender”: perché “cosiddetta”?

Per la ragione che una teoria, per essere considerata tale, rappresenta la sintesi di studi e ricerche, di confronti dialettici e di lavori monografici che pervengono a punti incontrovertibili e basilari, che costituiscono la premessa per concepire uno studio dotato di ogni requisito scientifico.

Ne consegue, per tornare alla riflessione iniziale, che sta sviluppandosi una strategia che tende a castigare il “diverso da me”, che significa poi perdere di vista che la differenza fra gli individui sia un bene da coltivare.

Ora, alimentare le paure e costruire false verità secondo cui la scuola insegnerebbe che si può scegliere se essere maschi o femmine e che comunque diverrebbe obbligatoria la cosiddetta “educazione gender”, mi pare seminare inquietudine e panico, forse con il subdolo intento di rafforzare la scuola privata.

Il famoso “passaggio incriminato” risulterebbe l’art. 16 della legge n. 107 del 2015 nel quale si assicurerebbe l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità fra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.

Possibile che deve essere creata dal nulla una “teoria” che avrebbe la “colpa” di contrastare il bullismo, le molestie, per il superamento di una visione antiquata del rapporto uomo/donna che è poi alla base di efferati delitti come il femminicidio?

Il Dottor Ernesto Albanello - psicologo
Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

La cosa paradossale è che questa “minaccia da combattere” perché “turberebbe menti in età evolutiva” trova orecchie tese anche nel Consiglio Regionale d’Abruzzo e nel Consiglio Comunale di Teramo.

Che dire? Tornare indietro d’accordo, ma scivolare nell’oscurantismo medioevale mi pare davvero troppo!

6 Responses to "Uno strano Paese che inventa le “teorie”"

  1. Elle   6 marzo 2016 at 17:44

    Che bello leggere una corretta e scientifica informazione. Se in regione o al comune i politici iniziassero a parlare di unicorni e asini volanti tutta la cittadinanza si scandalizzerebbe accusandoli di perder tempo sul nulla… Anche la teoria gender non esiste, proprio come gli asini volanti…
    Purtroppo non è ancora chiaro a tutti! Grazie del suo contributo dott. Albanello!

  2. Giovanna Cortellini   6 marzo 2016 at 20:21

    Sono d’accordo con te, Ernesto, il concetto di oscurantismo va proprio applicato al caso dell’invenzione della teoria gender, che si coniuga altresì con un livello di ignoranza scientifica. Tale vicenda mi ha riportato alla mente il caso della peste del trecento e gli Ebrei. Anche allora si trattò di intolleranza per il diverso e ignoranza scientifica. Purtroppo, le conseguenze furono oltremodo negative per tutte le società.
    Penso che queste camapgne di terrorismo ideologico vanno respinte senza ombra di dubbio. Sono sacrosante le battaglie per la libertà individuale, la tolleranza e la pluralità dell’informazione, nonché tutto ciò che può far sviluppare il pensiero libero. Grazie Ernesto

  3. marco de dominicis   7 marzo 2016 at 16:47

    In realtà non c’e’ nulla di male ad inventare una teoria, anzi, chiunque può inventare qualsiasi teoria, ovviamente una teoria è una congettura, diventa una legge quando è provata e la dimostrazione ne garantisce la correttezza nel 100% dei casi. Riferire che una teoria non esista è un controsenso dal punto di vista scientifico, cosa diversa nel dimostrare che sia una teoria errata o giusta. Il vero oscurantismo è nel politicamente corretto che proibisce di fare teorie e studiarne la veridicità qualora le teorie non siano “di moda” o nel novero dei “valori” di chi comanda e da sempre questo modo di fare ha creato numerosissime vittime tra le quali la Verità e spesso chi vedeva oltre i paraocchi imposti dai governanti

  4. Pietro Ferrari   7 marzo 2016 at 17:13

    QUELLI CHE ‘LA TEORIA DEL GENDER NON ESISTE’:
    http://www.radiospada.org/2016/03/quelli-che-la-teoria-gender-non-esiste/
    “…dovrebbero farsi un giro su Wikipedia, la quintessenza del minimo culturale. Ebbene, persino sull’enciclopedia web più copiaincollata dell’universo esiste la voce sulla teoria gender, o meglio sulla “gender schema theory”, che è poi quell’indimostrato farfugliare sociopsicopedagogico che cercano di propinare a noi e ai nostri figli e che molti abbaiano non esista. Ebbene, consigliamo ai negazionisti la lettura della relativa voce che potete trovare qui.

    Chissà perché, la voce in italiano non esiste (almeno, non l’ho trovata): alla luce di questo singolare dato di fatto e siccome Wikipedia è il refugium svogliatorum per antonomasia, mi assumo il gravoso onere di tradurre e riportare qui di seguito alcuni brani dall’inglese.

    Il concetto di gender schema theory è frutto della fervida immaginazione di Sandra Bem (personaggio su cui tornerò in un altro articolo), la quale nella formulazione della teoria-che-non-esiste avverte che bisogna evitare a tutti i costi il sex-typing dei bambini, ossia che i bambini abbiano impressa una percezione di sé fondata sul sesso. “Bem offre forti consigli per svitare l’identificazione sessuale dei bambini, compresa la prevenzione dell’accesso ai media che muovano l’identificazione sessuale, l’alterazione dei media e delle storie per eliminare informazioni tipizzanti sul piano sessuale, e modellare ruoli egualitari per madri e padri nel nucleo familiare”, ci racconta Wikipedia, che certo è manipolata da potenti lobby omofobe, e prosegue: “Bem suggerisce di dare schemi alternativi ai bambini, cosicché essi siano meno inclini a costruirsi e mantenere uno schema di genere”; e ancora “Bem voleva aumentare la consapevolezza che la dicotomia maschile/femminile è utilizzata solo come uno schema organizzativo, spesso superfluo, soprattutto nella scuola… (per la Bem) l’androgino non è ancora abbastanza, perché l’androgino significa che il mascolino ed il femminino ancora esistono. Piuttosto, la società dovrebbe diminuire l’utilizzo dei concetti di maschile e femminile come categorie funzionali e dovrebbe essere maggiormente schematica”.

    Peraltro, Wikipedia conclude che la teoria-che-non-esiste ha perso vigore non appena ha trovato il serio interesse da parte della ricerca, che si è subito spostata su altri approcci per giustificare la distinzione di genere e combatterne le degenerazioni discriminatorie.

    Ora, senza addentrarci nell’approfondimento del pensiero della Bem, che assieme a John Money ha partorito la teoria-che-non-esiste, è sufficiente scorrere la voce di Wiki per trovare parole come “stereotipi di genere”, “sessismo”, “identificazione sessuale”, ossia tutto il lessico che alloggia nella pancia dei cavalli di Troia come la “Buona scuola” o il piano Fornero contro le discriminazioni: questo lessico è portatore di categorie che proprio dalla gender schema theory sono nate e che sono a propria volta fermentazione della palude femminista, come riconosce la stessa Wikipedia.

    Ma già, dimenticavo: Wikipedia è omofoba e, soprattutto, non esiste.”

    Il problema è che dire ‘gender theory’ o ‘gender studies’ è sostanzialmente la stessa cosa: questi ‘studi’ esistono eccome, ma invece di essere pesati e vagliati accettando il confronto con altri studi che ne dimostrano l’inconsistenza, si preferisce sostenere che non esistano.

    E’ evidente la sconfitta teoretica di un qualcosa che viene propugnato dagli stessi suoi difensori come ….inesistente.

    Rimane la strategìa subdola di farlo rientrare dalla finestra come lotta al bullismo.

    Rimane altresì che i consiglieri del centrodestra che hanno preferito per ‘un piatto di ripicche’ (contro Gatti a cui invece hanno fatto un favore) usare il tema come conta interna, assomigliano a quel tizio che per fare un dispetto alla moglie ritenne cosa furba quella del tagliarsi gli attributi.

  5. ernesto albanello   7 marzo 2016 at 21:53

    Ringrazio davvero di cuore tutti coloro che hanno ritenuto utile commentare il mio articolo dal titolo “uno strano Paese che inventa le teorie”: ringrazio coloro che condividono la mia impostazione, ma egualmente coloro che hanno mosso considerazioni critiche, dalle quali traggo elementi preziosi per approfondire le mie riflessioni.
    Partendo da questi ultimi, devo però dissentire da chi sostiene che “Gender theory” o “Gender studies” siano espressioni equivalenti, perché da studioso mi corre l’obbligo di tenere nel dovuto conto quanto viene espresso in una teoria. Dicesi “Teoria” una formulazione rigorosa e sistematica dei principi di una scienza, ma anche di altre espressioni del sapere. La teoria è un insieme di norme e principi che costituiscono i presupposti da cui trae origine una attività pratica. Come può evincersi, la teoria opera per un avanzamento complessivo di un sapere: uno studio no.
    Un intellettuale degno di questo nome non può trascurare gli enunciati di una teoria, che ha in sé la sintesi di una elaborazione dialettica tra più correnti di pensiero che poi pervengono ad un unico comune denominatore. Men che meno una teoria si può proporre all’attenzione del pubblico più qualificato, senza esporre le tesi che l’hanno portata a considerazioni che sono il frutto di ricerche, studi statistici che evidenziano la ripetitività di un fenomeno . Per quanto espresso e ribadito sopra, ho difficoltà ad accettare che esista una “educazione Gender” elevata al rango di “Teoria”. Cordiali saluti.

  6. Pietro Ferrari   10 marzo 2016 at 10:33

    Gentilissimo Dottor Albanello, la ringrazio per la replica educata che però non trovo convincente. Lei scrive: “Partendo da questi ultimi, devo però dissentire da chi sostiene che “Gender theory” o “Gender studies” siano espressioni equivalenti, perché da studioso mi corre l’obbligo di tenere nel dovuto conto quanto viene espresso in una teoria. Dicesi “Teoria” una formulazione rigorosa e sistematica dei principi di una scienza, ma anche di altre espressioni del sapere. La teoria è un insieme di norme e principi che costituiscono i presupposti da cui trae origine una attività pratica. Come può evincersi, la teoria opera per un avanzamento complessivo di un sapere: uno studio no.”

    Lo stesso ‘bigottissimo foglio oscurantista’ noto come Corriere della Sera, conferma che la Teoria del Gender ESISTE: http://www.corriere.it/cronache/…gender…punti/teoria-genere_principale.shtml “Nel sentire comune il sesso e il genere costituiscono un tutt’uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità: ‘Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche. Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt’uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:

    – Il sesso di una persona infatti è costituito dal corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio / femmina

    – Il genere invece è qualcosa di ben diverso, che si costruisce mediante la cultura, le abitudini sociali, le tradizioni, la storia, che incentivano comportamenti spesso stereotipati.’ ”

    Dunque, cerchiamo di capirci senza estenuanti esegesi e pedanti semiotiche. In pratica, evitiamo di prenderci per i fondelli 😉

    In subiecta materia, la realtà evidenzia come codesti “studi” pretendano proprio di assurgere a TEORIA in quanto sono diretti a DIMOSTRARE la validità SCIENTIFICA (!?!) dell’assunto per cui (non tanto le ‘preferenze sessuali’ quanto) l’identità sessuale sarebbe qualcosa di psicologico e perennemente cangiante come nell’estremismo del QUEER.
    In altre parole il punto in questione non è (né potrebbe essere) che la Teoria del Gender non esista, ma che tale pretesa non sia fondata adeguatamente. Non è una ‘NON TEORIA’ ma E’ una teoria farlocca, sedicente scientifica (un po’ come pretendeva il ‘socialismo marxista’).

    Lo stesso Vito Mancuso cerca di dimostrare l’inesistenza della Teoria del Gender (ricerca.repubblica.it › la Repubblica.it › 2015 › 04 › 20) asserendo che il mondo LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer) sostenga SOLO che un essere umano, per quanto attiene alla sua sessualità, non sarebbe definito unicamente dal corpo biologico, in quanto la sessualità sarebbe non solo un dato biologico ma un ‘costrutto sociale’ e questo ‘costrutto sociale’ può essere diverso rispetto alla nativa identità sessuale.”.

    Ebbene la ‘inesistente’ Teoria del Gender è proprio questa! La ‘inesistente’ Teoria del Gender è proprio questo che intende promuovere, presentare, insegnare, imporre nell’insegnamento scolastico e nei media tramite il mondo dello star system arcobalenato. La teoria del gender viene presentata come inesistente assieme all’ideologìa gender, ma poi si vuole che gli studi sul gender (che servono ad avvalorare tale teoria) vengano insegnati o siano fondamento per riforme pedagogiche e scolastiche.

    Gli stessi ‘omofobi e clericofascisti’ organizzatori del Gay Village lo ammettono (inconsapevolmente) http://www.anddos.org/gay-village-anddos-spiega-il-gender-foto-e-video/ : “…teoria del gender”, che altro non è che una mistificazione degli studi di genere e la questione educazione sessuale nelle scuole. Non esiste alcuna teoria del gender che insegna pratiche sessuali ai bambini o ritiene si possa cambiar sesso dall’oggi al domani, bensì esistono invece una serie di studi scientifici che hanno affermato un concetto molto semplice: ciascuno interpreta il genere a modo proprio ed esistono diversi modo di essere uomo o donna. Il genere è un concetto socialmente e storicamente determinato e l’identità di genere è il modo in cui ciascuno e ciascuna si rapporta con i concetti di genere presenti nel proprio background culturale.”

    Pertanto “la-teoria-del-gender-non-esiste” ma difendiamo gli “studi scientifici” (farlocchi) che la afferrmano!

    INESISTENTE è dunque la differenza SOSTANZIALE tra ‘gender studies’ e ‘gender theory’, in quanto degli “studi” che non devono teorizzare nulla ….. a cosa servirebbero?

    Insomma la teoria del gender esiste ma è come la Corazzata Potemkin del famoso film di Fantozzi: “una cagata pazzesca”.

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