Riflessioni sulla Famiglia: la tristezza dell’Italia e la gayezza del resto d’Europa

Riflessioni sulla Famiglia: la tristezza dell’Italia e la gayezza del resto d’Europa

di Giulia Francia  –

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Qualche anno fa un mio caro amico francese ha “passato il Rubicone” per trascorrere qualche settimana di vacanza nel nostro Paese Meraviglioso (come dicono le autostrade d’Italia). In questo roadtrip che, con la sua spocchia francese, stenta a definire meraviglioso (perché ovviamente la Francia non ha nulla da invidiare all’Italia), l’unica frase compiuta che pare sia riuscito ad imparare è: “Ma come si fa a essere così stupidi?”. Una domanda che si diverte ad urlarmi nelle orecchie come se urlare fosse la parola d’ordine per un perfetto accento italiano.

Ma come si fa a essere così stupidi? Me lo chiedo anch’io.

A volte sono contenta che molti dei miei amici francesi non capiscano l’italiano e ignorino prepotentemente l’esistenza di un Paese di capre. Altre volte, invece, mi rammarico del fatto che Facebook abbia dato a queste capre la possibilità di esprimersi liberamente, su ogni cazzata e con ogni mezzo comunicativo lecito.

Poche settimane fa più di un milione di persone è sceso in piazza per manifestare un consenso più che sensato alle unioni civili. Mi sono quasi emozionata di fronte a tanta civiltà. Poi ho spulciato qualche giornale, ho letto qualche commento di questo o quel politico, ho pianto di fronte a tutte le atrocità facebookiane della settimana e infine ho assistito al Family Day.

Mi è scesa l’acqua alle palle. Non voglio essere disfattista e non lo sono. L’Italia prenderà senz’altro provvedimenti in merito a queste benedette unioni civili, che sono convinta verranno approvate se non altro per evitare di farci prendere per il culo dal resto d’Europa (e non è un doppio senso). Sì, le unioni civili si faranno. Per le adozioni sarà dura… c’è ancora tanta strada da fare.

In Francia, invece, il “matrimonio per tutti” è stato approvato con la legge del 17 maggio 2013 e la conseguente riforma del Codice civile. Questa legge porta il nome di Christiane Taubira, un ministro della Giustizia che passerà alla storia; o forse ci è già passata, visto che ha rassegnato le dimissioni il mese scorso per cause di “forza maggiore”.

Questa Mirmidone ha osato portare avanti un progetto di legge “scellerato”, che all’epoca suscitò non poche polemiche, da sola. Sola contro tutti. Nata nella Guyana francese, con un accento non proprio parigino, di colore e poco incline alla sottomissione, Christiane è stata “umiliata e offesa” in ogni modo. Hanno provato a scalfirla con ogni mezzo, ma lei a testa alta se n’è fottuta e le sue “arringhe” parlamentari sono uno dei più grandi esempi di umanità che io conosca. Ed è proprio quest’umanità che ha fatto barcollare la Francia. L’umanità pesa di più sulla bilancia, sempre e comunque.

Non dimenticherò mai la sua risposta all’ottusità collettiva di un’assemblea di rincitrulliti: “Per quanto un’altra persona possa essere lontana e diversa da me, questa persona è un’altra me”. L’altro sono io. L’altro siamo noi.

Non è forse lo stesso messaggio che Gesù ci ha lasciato? Non è lo stesso messaggio che il prete non fa che ripetere ogni domenica a messa? E non è forse l’Italia la culla del Cattolicesimo?

Il punto non è l’analisi delle Sacre Scritture, chi ha detto cosa, come, quando e perché, altrimenti potremmo anche interrogarci sull’esistenza di questo gentile signore, nato da una donna Vergine, o sulla sua effettiva natura divina. Che importa? Un gentile signore ha parlato più di 2000 anni fa e pare che la sua parola sia stata trascritta, come le favole di La Fontaine. Che La Fontaine sia esistito o meno, se fosse Uomo o Dio, nato da una vergine o da una gran puttana, poco conta. Ciò che conta è il messaggio, un messaggio universale, degli insegnamenti di vita che molti ascoltano e che pochi mettono in pratica.

Il matrimonio è un contratto. La Chiesa dispone di questo contratto come meglio crede e lo Stato idem. Il nostro Stato, però, fino a prova contraria è laico. E la parola “laico” non implica solo una mera separazione del potere temporale da quello spirituale. Al paese mio, laico vuol dire che nel prendere decisioni per un’intera Nazione la fede va messa da parte.

Personalmente sono convinta che una fede come quella Cattolica, più di qualunque altra al mondo, logicamente non può che essere a favore del matrimonio tra persone omosessuali. Tuttavia, purtroppo c’è chi il messaggio cristiano, nonostante tutte le messe, non l’ha ancora afferrato. Poco importa. Ma non è possibile che la credenza di milioni di persone neghi un diritto fondamentale ad altri milioni di persone. Mi sbaglio?

Ascolto sempre la Santanché con estremo piacere (ripensando all’imitazione della Cortellesi in una finta intervista doppia Santanché-Prestigiacomo che consiglio a tutti di guardare): in uno dei suoi ultimi commenti televisivi si scagliava contro una musulmana e il suo velo, come potete ben immaginare.

Vivo all’estero da sei anni, ho fatto il giro di tutte le città più “musulmane” d’Europa e anch’io posso “rivendicare con orgoglio” la mia avversità ad una forma di oscurantismo più unica che rara, che opprime milioni di donne in nome di un Dio brutto e cattivo. Eppure, rispetto e accetto le scelte altrui e non mi sognerei mai né di obbligare molte di queste ragazze consenzienti, amiche e non, che vivono in Europa e talvolta non sono nemmeno costrette dalle loro stesse famiglie, a togliere un velo né di obbligarle a metterlo per legge.

Il rispetto del “lutto” e l’abbigliamento nero di mia nonna dopo ogni decesso familiare mi hanno sempre indignata, ma non ho mai pensato che mia nonna non avesse il diritto di vestirsi di nero o di chiudersi in casa nei giorni di festa.

Le credenze, le usanze, le fedi (così come l’orientamento sessuale) si possono pensare sbagliate, incivili, ipocrite, meschine, ma se sono fatte per scelta si possono solo ed esclusivamente pensare, non negare. Che libertà c’è nella negazione o nell’imposizione? Qual è la nozione del rispetto o ancor più dell’amore per l’altro?

Che diritto hanno quelle capre scese in piazza durante il Family Day (in nome di molti altri ignavi che penseranno sicuramente lo stesso rinchiusi nelle loro case) non di parlare, per carità, ma di negare coscientemente e orgogliosamente un diritto fondamentale come quello di amarsi ed onorarsi per il resto dei loro giorni a milioni di omosessuali oppressi e repressi che in Italia non riescono nemmeno a fare outing? In nome di chi? Di Dio? E chi non ci crede? Dobbiamo credere tutti a Babbo Natale e scrivere letterine? Gli omosessuali sono forse figli di un Dio minore?

Sento puttanate da ogni dove, rivendicazioni prive di ogni fondamento, rivendicate, poi, per non si sa chi! Non certo per me! Non mi sento in alcun modo minacciata da un eventuale matrimonio aperto alla comunità gay, né dall’eventuale adozione di bambini (purtroppo figli di un Dio minore, loro!), né dalla ragazza col velo che siede accanto a me in classe, né dal Francese che mangia fegato e scarti d’oca sputando sulla pasta asciutta come fosse junk food, né dalla vicina Buddista, né dalla nonna passatista, né dai genitori “matusa”, né dai gusti sessuali di Berlusconi, né dall’amica drogata vestita da hipster.

Se proprio dovessi trovare un comportamento talmente idiota da non considerarlo all’altezza della mia intelligenza, credo semplicemente che non frequenterei gli individui in questione (come suggeriva Cicerone nel De Amicitia), per evitare la minaccia della stupidità. Non siamo tutti santi in paradiso. Non dobbiamo per forza capire e apprezzare l’altro, possiamo anche allontanarlo o crederlo un essere spregevole, ma un diritto non si può negare.

Non solo non penso che il mondo debba finire per cessazione della funzione riproduttiva, ma non penso neanche che il mio matrimonio possa in futuro avere meno valore o significato perché simile a quello contratto da persone omosessuali.

Ma cosa cambia se due amanti dello stesso sesso possono sancire il loro amore con il sacro vincolo del matrimonio? Perché ci si attacca alle parole se le parole sono una semplice convenzione? “Unioni sì, matrimonio no!”, ma perché? L’amore eterosessuale è più nobile? E da quando? Le radici culturali dell’Europa affondano nella cultura classica greca e romana, che identificavano la pederastia come la forma più alta di amore.

Non capisco. Davvero non capisco. Capisco le idee discordanti, l’odio, il rifiuto dell’altro, ma la negazione di un diritto proprio non la capisco.

Trovo più ributtante il risvoltino dei pantaloni, ma non per questo passo le mie giornate a srotolare pantaloni e creare una lobby per la produzione di pantaloni non “risvoltabili”. Trovo ributtanti anche le galline che parlano solo di unghie, capelli e maglioni, ma non per questo le faccio tacere stordendole a colpi di sonniferi. “Il mondo è bello perché è vario”, o no?

Giulia Francia
Giulia Francia

Si ha il diritto di disporre della propria parola come si vuole, anche su facebook e anche quando sarebbe meglio tacere piuttosto che dire stronzate. Si ha il diritto di disporre del proprio corpo e della propria vita come meglio si crede: di mangiare da McDonald, di leggere VanityFair, di guardare il Grande Fratello, di ascoltare Mozart, così come di scegliere consapevolmente il proprio futuro consorte, di divorziare, di abortire, di morire… O no?

La mia è solo una domanda.

Ad ogni modo, ringrazio cordialmente Giorgia Meloni e le altre capre presenti al Circo Massimo alla cosiddetta “Giornata della Famiglia”, in difesa delle Famiglie (quelle con la F maiuscola però!), ma non serviva affatto che si scomodassero. Quantomeno non per difendere la mia.

3 Responses to "Riflessioni sulla Famiglia: la tristezza dell’Italia e la gayezza del resto d’Europa"

  1. Alessandro Bonolis   21 febbraio 2016 at 1:00

    Cara Giulia, nel constatare con piacere che stai ADOTTANDO il turpiloquio di tuo fratello, oltre ad uno stile lucido e piacevole, devo però metterti in guardia dell’abuso di luoghi comuni, ma soprattutto segnalarti un grossolano paralogismo:
    Quando parli di negazione di un diritto e ti riferisci all’adozione, commetti un errore sesquipedale se pensi che sia un diritto adottare dei bambini.
    L’unico vero diritto, che qualsiasi Stato civile ha il dovere di difendere, è quello di questi “figli di un Dio minore” (come li hai definiti tu) ad avere dei genitori, ma non dei genitori qualsiasi, bensì i migliori genitori al mondo che siano disposti ad accoglierli ed amarli… perché se lo meritano! (Garantito, parola di papà adottivo). Per questa ed altre svariate ragioni che non hanno nulla a che vedere nè con l’omofobia nè con gli altrui diritti, sono e resto contrario alle adozioni omosessuali, senza per questo dovermi identificare o sentire rappresentato dal family day, dalla Meloni, da Gasparri o, men che mai, da quel viscido di Casini.
    Tu però continua a scrivere che ti fa bene dire qualche parolaccia ogni tanto.

  2. Leda Santosuosso   21 febbraio 2016 at 14:08

    Bravissima!!!!

  3. angela gaia abatista   21 febbraio 2016 at 16:44

    scatta l’ovazione da ginevra! bravissima! leggerti è sempre un piacere!

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