La spettacolare mostra di Pasquale e Raffaello Celommi a Villa Paris di Roseto degli Abruzzi

La spettacolare mostra di Pasquale e Raffaello Celommi a Villa Paris di Roseto degli Abruzzi

di Maria Cristina Marroni  –

I Celommi a Villa Paris 41
Una sala della mostra a Villa Paris

Una mostra davvero completa – per quantità e qualità delle opere esposte – quella di  Pasquale e Raffaello Celommi in corso di svolgimento nella cornice di Villa Paris a Roseto degli Abruzzi. L’esposizione è iniziata lo scorso dicembre e si concluderà domenica 13 marzo 2016 (dopo essere stata prorogata), per cui c’è ancora molto tempo per accorrere ad ammirare le 70 straordinarie opere dei due pittori rosetani (sotto un reportage fotografico completo). Inoltre giovedì 25 febbraio alle ore 18.00, sempre a Villa Paris, si svolgerà la presentazione del catalogo della mostra.

Pasquale Celommi (Montepagano 1851 – Roseto degli Abruzzi 1928) rappresenta uno dei vertici della pittura abruzzese ed è notissimo come “pittore della luce” per la sua capacità di far emergere dalla tela il sole e l’ombra, il cielo e il mare, tanto da aver raggiunto una grande fama sia in Italia che all’estero, dove si trovano molte sue opere.

Il figlio Raffaello (Firenze 1881 – Roseto degli Abruzzi 1957) seguì gli insegnamenti del padre, divenendo anch’egli pittore di marine e scene di campagna. Entrambi dotati di straordinaria perizia tecnica, sono stati i cantori della vita dei pescatori e dei contadini abruzzesi, testimoni delle tradizioni popolari, acuti osservatori di un mondo pastorale che è il patrimonio genetico della nostra regione.

Ma i Celommi hanno saputo fotografare con i pennelli l’essenza di una natura intonsa e sfavillante, incontaminata quanto felice, nonostante le difficoltà di una vita che ai tempi era oggettivamente poco agevole; ed è la capacità di penetrazione estetica della realtà nella quale vivevano a rendere la loro arte così vibrante e sincera.

Ho voluto inserire quante più fotografie possibili della mostra perché ritengo vitale riscoprire e riconoscere la nostra identità, ricordare il nostro passato, i visi che non ci sono più dei nostri nonni e bisnonni, le rughe scavate dal sole e dal vento, il mare inondato di luce e le campagne all’imbrunire.

È certamente importante valorizzare i due artisti teramani come meritano, ma è altrettanto rilevante fissare negli occhi e nella mente tutti i paesaggi, tutte le marine, tutti i ritratti e le scene di vita che parlano della nostra storia, del nostro vissuto, dei racconti familiari, di ciò che siamo stati.

I Celommi hanno riportato sulla tela la matrice culturale dalla quale si è sviluppato l’Abruzzo del secondo dopoguerra: la nostra terra e il nostro mare, così belli che finiamo per scordarci di quanto siano emozionanti, ed è per questo che i quadri ci restituiscono più ancora di quanto il nostro occhio riesca a percepire dei nostri paesaggi, perché l’abitudine appanna la vista e appiattisce il ricordo e la memoria.

Ma non può esserci nessun futuro per chi rinneghi o dimentichi il proprio passato, ed è questo il portato estetico e morale di Pasquale e Raffaello Celommi: l’importanza di saper apprezzare la propria terra, di amare la propria cultura, di rispettare il lavoro quotidiano e di non smettere mai di guardare e contemplare il nostro mare e la nostra campagna con uno stupore che si rinnova di giorno in giorno.

I Celommi sono riusciti nella magia di non restare provinciali, ma hanno avuto la forza e l’ispirazione per parlare a tutto il mondo, considerato che entrambi trovarono mercanti molto acuti che seppero valorizzarne le doti, evidenziarne i pregi e vendere i loro dipinti ovunque.

La luce è la chiave che fa parlare la tela, che trasforma completamente il medesimo paesaggio a seconda che lo si guardi all’alba, a mezzogiorno o al tramonto. Questi 70 quadri dovrebbero costituire oggetto di studio, perché lasciano emergere la verità dell’arte quale appagamento dei sensi e chiave interpretativa della realtà.

Guardare le opere dei Celommi restituisce un grande senso di gratitudine per la bellezza nella quale siamo cresciuti, alla quale siamo stati educati, per la quale vale la pena vivere. 

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