Un 25 dicembre amaro per gli antichi romani (la Battaglia della Trebbia)

Un 25 dicembre amaro per gli antichi romani (la Battaglia della Trebbia)

di Nino Pace  –

Monumento sul fiume Trebbia
Monumento sul fiume Trebbia

Il 25 dicembre del 218 a.C., ultimo giorno delle feste saturnali, i romani festeggiarono dando ampio risalto ai cibi, alle bevande, ai giochi, ai divertimenti, agli accoppiamenti.

Il dio Saturno, secondo le loro credenze, dopo il 25 dicembre di ogni anno, rigenerava la terra e quindi essa era pronta a dare nuovi frutti (d’altronde ancora oggi il frumento seminato tra ottobre e novembre germoglia verso la fine di dicembre).

Il 26 dicembre, però, arrivò nell’Urbe una notizia terrificante: il giorno prima le acque di un fiume del nord Italia, e precisamente il Trebbia, avevano cambiato colore in rosso acceso per il sangue dei soldati romani che vi erano stati massacrati da un esercito mercenario al comando di un temerario ispano-punico chiamato BARAQ HANNBAAL.

È il caso adesso di aprire una riflessione su questo nome che agitò per molti anni il sonno dei laziali.

Svetonio, storico dell’epoca imperiale, tutto proteso a ricostruire una storia di invincibilità romana, ce lo ha tramandato, con disprezzo, come un avventuriero dal nome Annibale Barca, figlio di Amilcare Barca.

Altre fonti ci dicono che dopo la Prima guerra punica, a Cartagine si era formato un partito maggioritario favorevole a intrecciare trattati commerciali con Roma, alla pari di come avevano fatto con altri popoli italici (vedasi i Liguri).

Barcide Hamilcar che capeggiava il partito di opposizione, aveva capito invece che ai romani importava ben poco il libero scambio, bensì volevano appropriarsi delle intere risorse di altri popoli essendo dei conquistatori (concetto ribadito molto tempo dopo da Yeshua, o Gesù come lo chiamiamo noi, nel discorso della montagna).

Egli, per questo, decise di trasferirsi in una nuova terra (Spagna) dove fondò una nuova capitale, Cartagena, conquistando un vastissimo territorio e mantenendo i collegamenti con la madre-patria. Le sue conquiste furono così veloci che i suoi generali vollero cambiargli il cognome da Barcide a Baraq (leggi Barac) che in nord-africano vuol dire:”fulmine”.

Hamilcar aveva chiamato il suo primogenito HANNBAL (in arabo HANNAH= grazia, dono divino e BAAL=Dio della creazione) il quale, intuito il pericolo che correvano tutti i popoli del Mediterraneo, si propose di annientare militarmente Roma.

Hannbaal preparò un esercito e, valicati i Pirenei e le Alpi, si posizionò in Italia nella Val Boreca, avendo alle spalle il popolo amico dei Liguri.

Le idee guida che lo condussero alla battaglia sul fiume Trebbia furono due:

a) appropriarsi dei magazzini viveri dell’esercito romano presenti nel nord Italia;

b) dimostrare ai popoli italici del nord, in primis i Galli, che i romani non erano imbattibili, e quindi convincerli ad arruolarsi nelle fila del suo (al momento) piccolo esercito.

LA BATTAGLIA

La geografia (ancora oggi scienza poco considerata) studiata da Hannbaal, in quella occasione gli portò degli ottimi frutti.

Egli aveva ispezionato a lungo il fiume e aveva notato che a un certo punto si allargava molto, consentendo il guado a piedi in quanto l’acqua arrivava un po’ sopra la cintola, e inoltre proprio in mezzo al fiume c’erano degli isolotti fittamente ricoperti di vegetazione.

Posizionò il suo accampamento sul lato sinistro del fiume e, tra il 23 e il 24 dicembre, in assoluta segretezza, al comando del fratello Magone, inviò circa 300 soldati scelti sugli isolotti facendoli camuffare da cespugli mobili. La sera del 24 fece suonare il silenzio all’imbrunire e la sveglia la mattina dopo, 25 dicembre, quando era ancora buio (tra le 4 e le 5), facendo subito servire il rancio caldo e abbondante.

Appena fu giorno,diede l’ordine alla fanteria leggera di attaccare l’accampamento nemico posto sulla sponda opposta del fiume.

I romani, svegliati di soprassalto riuscirono comunque ad approntare una controffensiva che fece ripiegare facilmente i punici; tanto facilmente che si convinsero di inseguirli oltre il fiume per annientarli.

Hannbaal era ad attenderli sulla propria sponda, con la fanteria pesante.

Quando i generali romani si accorsero del tranello cercarono di ordinare la ritirata, ma essa fu impedita dai cartaginesi posti sugli isolotti (ormai alle loro spalle) che chiusero l’accerchiamento.

I romani si trovarono a combattere a stomaco vuoto, non avendo mangiato dalla sera precedente, e quindi quasi privi di forze, accerchiati, mentre gli avversari li martellavano in continuazione anche con la cavalleria numidica comandata dal generale Marbale.

Nino Pace
Nino Pace

Questo è il quadro della strage: dai 20.000 ai 25.000 romani ammazzati e il mito di Roma che cominciò a barcollare.

Hannbaal aveva vinto la sua prima sfida contro Roma usando la geografia, l’audacia, la furbizia e un po’ di fortuna.

La prossima volta vedremo, invece, come questo grande condottiero saprà usare l’intelligenza tattica a 360 gradi in una grandissima battaglia.

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