Abruzzo: Vedi alla voce MASTERPLAN

Abruzzo: Vedi alla voce MASTERPLAN

di Christian Francia  –

D'Alfonso - Masterplan for Dummies
Il libro di Luciano D’Alfonso per spiegare il suo Masterplan agli abruzzesi

Cos’è il Masterplan del quale tanto si parla in Abruzzo? È un piano generale di programmazione delle attività, volto ad evidenziare il quadro strategico e gli indirizzi operativi. In pratica la sintesi della programmazione di un territorio, con l’indicazione dei soggetti interessati, delle fonti di finanziamento, degli strumenti normativi e attuativi.

Il Masterplan dovrebbe essere condiviso e approvato da tutti gli attori interessati, sia le pubbliche amministrazioni che i privati, tramite processi partecipativi che sanciscano “la validità del suo contenuto ai fini economici e sociali per i cittadini dei territori interessati dal progetto di programmazione territoriale”.

Stabilita la definizione, sarà bene ricordare che il Presidente “Demerito” della Regione, Gianni il Bello (dai nemici spregiativamente chiamato “Chiodi”), già nel 2010 aveva approvato il suo bel masterplan (pubblicato a suo tempo sul Bollettino Ufficiale della Regione e ancora visibile sul sito istituzionale: http://www.regione.abruzzo.it/xprogrammazione/index.asp?modello=masterplan&servizio=xList&stileDiv=mono&template=default&msv=ProgReg5), documento servito per anni a consumare carta da fotocopie e ad abbattere alberi per farne carta da fotocopie.

L’attuale governatore D’Alfy (dagli innamorati definito “il Faraone”, ma che a me sembra più una “faraona” con qualche tratto del pavone), ha rispolverato questo anglicismo ed è ripartito lancia in resta per glorificare se stesso attraverso un nuovo Masterplan, tanto misterioso quanto chiacchierato (e comunque non pubblicato).

Sarà la volta buona che l’Abruzzo riuscirà a vedere qualche risultato tangibile da cotanta attività programmatoria? Cerchiamo di capirci qualcosa.

L’elenco degli interventi concreti contenuto nel fantasmatico Masterplan dalfonsiano (si dice approvato il 31 dicembre 2015) contempla 64 voci, e pare che il sacro documento verrà portato in dono al Premier Matteo Renzi affinché il governo nazionale dia il suo beneplacito ufficiale, con i conseguenti soldoni governativi che dovrebbero ammontare in tutto a 753 milioni di euro fino al 2020 (dei quali sembra che 135 milioni siano già disponibili e dovrebbero essere utilizzati subito nel 2016), oltre ad altri circa 450 milioni di euro che la Regione e gli enti locali abruzzesi forniranno essi stessi tramite i fondi europei disponibili nell’attuale programmazione 2014-2020, per un totale complessivo di 1,2 miliardi di euro di investimenti per i prossimi cinque anni (2016-2020).

Facciamo i conti della serva: 1,2 milioni divisi per cinque anni fanno una media di 240 milioni di investimenti l’anno. Una botta di adrenalina che se ben gestita consentirebbe uno sviluppo di livello cinese in una Regione come la nostra che conta solo 1,3 milioni di abitanti. Sarebbe l’Eldorado degli abruzzesi.

Ma qualcuno ancora crede alle favole? Io ho smesso di crederci all’età di 18 anni: era il 1992, l’Italia subiva il più clamoroso terremoto politico-giudiziario del dopoguerra, ma ad un quarto di secolo da allora la malattia italiana non è né poco né punto migliorata, anzi.

Il livello di fiducia che ripongo in Luciano D’Alfonso è pari a quello che hanno in lui i direttori e dirigenti regionali: un esercito in continua fuga con un rosario quotidiano di dimissioni e riposizionamenti che evidenziano una drammatica neoplasia burocratica e che non lasciano presagire nulla di buono.

IL MASTERPLAN È UN LIBRO DEI SOGNI e lo sanno pure le pietre, visto che contiene opere promesse già dai genitori e dai nonni degli attuali politici locali. Qualcuno pensa davvero che sarà uno come Camillo D’Alessandro o uno come Sandro Mariani a realizzare il piano?

Ma se D’Alfy non ha nemmeno portato il documento in Consiglio regionale! La beffa delle beffe: lo sviluppo dell’Abruzzo è contenuto in un piano né pubblicato e né conosciuto da coloro che rappresentano il popolo abruzzese. L’ennesima barzelletta che umilia la democrazia e dovrebbe far gridare allo scandalo quegli sfiatati dei consiglieri regionali.

Senza contare i tempi biblici dei cantieri nostrani, le gare malfatte e spesso inesistenti, i ricorsi giurisdizionali infiniti che costituiranno una galassia inestricabile ed un formidabile freno a qualsivoglia idea di sviluppo.

Qualcuno dovrebbe dire a D’Alfonso che quando si presenta pubblicamente un piano – come ha fatto lui due giorni fa – bisogna ostenderlo davvero, non annunciarne lo spirito e sottrarne la carne alla pubblica visione.

Qualcuno dovrebbe dire a D’Alfonso che la sua forbita retorica fa sghignazzare tutta la popolazione, la quale inizia a convincersi che il governatore sia uno svalvolato irrecuperabile, vittima di stati mentali allucinatori dei quali è indice il suo vocabolario aulico e fiorito.

Ultima chicca di Big Luciano, nel presentare il Masterplan fantasma D’Alfy ha dichiarato testualmente: “Chiedo ai sindaci di piegare la postura nell’elaborazione progettuale”, ad indicare in maniera cervellotica l’invito a sgobbare sulle carte per far partire i cantieri al più presto. Un simile modo di esprimersi incute terrore se proviene da un pubblico amministratore che della chiarezza e della trasparenza dovrebbe fare una bandiera.

(segue sotto)

Luciano D'Alfonso - piegare la postura
Piegare la postura? Ma ci faccia il piacere…

E difatti, con una burocrazia ignorantissima e raccomandatissima come è quella abruzzese, e con una normativa labirintica corroborata da una giurisprudenza ondivaga, cosa dovrebbe venirne fuori di buono?

Inoltre, già si affacciano all’orizzonte oppositori di questa o di quella opera, oltre agli infiniti delusi che non sono stati accontentati per i loro territori, le loro parrocchiette, i loro campanili, i loro stagni elettorali e clientelari.

Tutti costoro si getteranno nella bolgia dei ricorsi, delle polemiche, degli intoppi burocratici e nelle risse politico-mediatiche da azzuffapopolo, con il solito risultato della paralisi.

Per ottenere qualche risultato, le ipotesi progettuali del Masterplan avrebbero dovuto essere discusse in assemblee pubbliche, essere scelte e condivise, approvate con sondaggi, consultazioni, referendum locali, in modo da avere la forza del consenso popolare, come avvenuto con lo splendido esercizio democratico del referendum di fusione dei tre Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, che guarda caso è proprio la riforma che D’Alfonso non vuole fare.

E invece le scelte del Masterplan sono state ancora una volta effettuate dai politicanti nel chiuso delle loro stanze, secondo una logica antidemocratica che indigna a prescindere dal merito dei singoli progetti e delle singole infrastrutture.

Non vorrei sembrare un gufo del malaugurio, ma l’esperienza non mi autorizza ad essere ottimista. Pur tuttavia spero vivamente di essere contraddetto dai fatti, anche se ritengo impossibile che l’Abruzzo possa vincere il campionato dello sviluppo potendo contare su brocchi del calibro di Camillo D’Alessandro e Sandro Mariani, fecce politiche come Luciano Monticelli e Paolo Gatti (quest’ultimo già testato e bocciato per la fallimentare precedente esperienza).

Che Iddio ce la mandi buona, ma io resto ateo.

3 Responses to "Abruzzo: Vedi alla voce MASTERPLAN"

  1. Agnostico   14 gennaio 2016 at 15:46

    Da tempo non leggevo un articolo così bello. Grazie.

  2. Anonimo   14 gennaio 2016 at 22:11

    A Teramo una funicolare di collegamento centro storico – Università ???? Ma davvero ???? Chiamiamo la neuro prima che sia troppo tardi!!!

  3. Curioso   15 gennaio 2016 at 8:03

    Alcune semplici domande.
    Ma quale sarà la destinazione dell’immobile ex ospedale psichiatrico? Cosa se ne vuol fare? Perché è ovvio che a seconda della/e finalità da raggiungere si dovrà modulare ogni intervento.
    E la funivia di collegamento con Unite chi dovrà gestirla?
    Ma, tralasciando l’aspetto ambientale di simile ecomostro, qualcuno si è informato su quanto costi far funzionare un impianto del genere?
    Esiste un piano economico per ogni opera inserita nel masterplan che consideri i costi gestionali delle opere stesse quando saranno realizzate?
    Ho paura che, come dice l’articolo, sia tutta aria fritta, meglio: un libro dei (brutti) sogni.

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