Ciao David‏

di Enrico Romagnoli  –

Lunedì mattina, 11 gennaio, mi sono svegliato e ho letto su tutti i siti che David Bowie era morto. All’inizio credevo fosse uno dei soliti scherzi che pubblicano giusto per fare notizia, anche perchè 3 giorni prima (nel suo sessantanovesimo compleanno) è uscito il suo ultimo album “Blackstar”, ma poi vedendo che molte, moltissime e affidabili fonti hanno battuto la notizia me ne sono convinto, purtroppo.

Bowie è stato in grado di prendere il rock, smontarlo e rimodellarlo a suo piacimento, creando un qualcosa di unico. In attività dal ’64, negli anni è diventato una vera e propria icona, grazie al suo modo di vivere, di interpretare e proporre musica. Soprannominato “Duca Bianco”, David Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato molti artisti e ha spaziato dal folk acustico all’elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock.

Il primo disco, risalente al ’67, si chiama David Bowie, ed ha fatto da apripista ad una carriera straordinaria, contenente pezzi storici della musica, che non passeranno mai. L’ultimo album “Blackstar” suona come una sorta di testamento, con suoni cupi e testi disperati, come la canzone “Lazarus” (sopra il video da brividi), che recita così:

“Look up here, I’m in heaven, I’ve got scars that can’t be seen, I’ve got drama, can’t be stolen, everybody knows me now” (“Guardate qui, sono in paradiso, ho cicatrici che non possono essere viste, ho drammi, non possono essere rubati, tutti mi conoscono adesso”).

69 anni passati a combattere, contro chi non credeva in lui, contro i pregiudizi di una società bigotta, che, anche grazie a lui, ha saputo vedere il cambiamento che trasudava in ogni angolo del pianeta e allargare le vedute.

Gli ultimi 18 mesi li ha passati a combattere, da vero rocker, contro un brutto tumore e per risposta non ha ceduto, anzi, ha prodotto l’ultimo album, testamento artistico e forse spirituale.

La curiosità, da sempre tratto distintivo del Marziano Bowie, che non ha mai nascosto di far uso di cocaina e di essere affascinato dal mondo della magia nera, è stata anche una componente essenziale nella sua musica, sì perché Bowie non si è mai fermato, un artista sempre in grado di rinnovarsi e sperimentare, seguendo sempre sé stesso, i suoi molteplici “io”.

Un genio multiforme, coerente con la propria filosofia dall’inizio alla fine, un artista che per l’arte ha dato tutto e ha dato il meglio che gli si potesse chiedere.

Orazio, nella sua “Fons Bandusiae” dice: “Oh fonte di Bandusia più splendente del cristallo degna di vino non senza corone di fiori, domani ti donerò un capretto, a cui la fronte gonfia per le prime corna destina all’amore e alle lotte; invano: infatti il figlio del gregge lascivo macchierà con il rosso del sangue le tue gelide acque, l’ora spietata della bruciante canicola non riesce a toccare te, tu offri ai tori stanchi a causa del vomere, e al gregge errante un’amabile frescura. Diventerai anche tu una delle fonti famose, mentre io canto il lecce che sovrasta le grotte rocciose, dove canterine saltano le tue acque”.

Questo passo esalta l’immortalità nelle cose belle, che sono eterne perchè rimangono qui con noi anche se le persone vanno via. Il Duca è stato sul nostro pianeta e lo ha segnato in maniera perenne, dando vita ad un vero e proprio stile. David Bowie è una fonte inesauribile di arte, lui è andato, ma non è passato, qui tutto parla e parlerà sempre di lui.

In una intervista su Les Inrockuptibles del 1993, Bowie tratteggia il suo spirito, la sua inquietudine, la sua spinta emotiva: «Volevo vedere e capire quello che capitava. La mia paura era di passare di fianco ad una nuova moda che stava per arrivare. Non desideravo nient’altro che locali. Ci andavo sia per l’esperienza sia per riempirmi le orecchie. Per il volume alto, per ascoltare Georgie Fame, per scoprire il jazz».

Vivere intensamente, anticipare le mode, innovare, essere un’icona dello stile, catturare lo “zeitgeist”, lo spirito del tempo. David torna da dove è venuto, ma la sua stella nera continuerà ad illuminarci il cammino.

Let’s Dance.

David Bowie
David Bowie

2 Responses to "Ciao David‏"

  1. Alessia Di Egidio   12 gennaio 2016 at 15:20

    Una descrizione completa e sintetica del mitico David, chi come me negli 80 aveva 20 anni sa cosa significa crescere con lui e cona la sua musica.
    Per quanto riguarda Enrico più vai avanti e più scrivi cose troppo belle, tenetevelo stretto!

  2. Paolo Valle   12 gennaio 2016 at 23:44

    Una volta si che era musica…!

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