In difesa dei politici dionisiaci (dacci oggi i nostri Razzi quotidiani)

In difesa dei politici dionisiaci (dacci oggi i nostri Razzi quotidiani)

di Christian Francia  –

Antonio Razzi con le puttane - gaudeamus igitur
Antonio Razzi l’epicureo

Mettiamola così: il cosiddetto popolo ha rotto i coglioni con le sue esigenze, i suoi diritti, i suoi mille problemi da risolvere, le menate della grammatica istituzionale, dei buoni sentimenti, le povertà, le disabilità, il traffico, le buche sulle strade, le opere incompiute, le opposizioni infinite, le critiche smisurate.

I politici non sono geni che vengono fuori dalla lampada ed esaudiscono desideri, ma più prosaicamente sono perlopiù degli spiantati senza lavoro che accettano di farsi sbertucciare pubblicamente pur di sbarcare il lunario (ogni riferimento a Paolo Gatti e a Paolo Tancredi è puramente casuale, sebbene “causale”).

I nostri amati politichetti hanno studiato Arthur Schopenhauer ed hanno appreso con sgomento che tutti sono destinati a soffrire, per cui si sono incamminati sulla strada della liberazione dal dolore e dalla noia seguendo la ricetta del filosofo, consistente nella liberazione dalla volontà.

Schopenhauer indicava tre fasi: l’arte, la morale e l’ascesi. Attraverso l’arte l’uomo si allontana dai desideri e dai bisogni, rapportandosi alle cose e alle persone non più in funzione della loro utilità. Con la morale vi è lo slancio verso il prossimo, superando l’egoismo quale fonte di sofferenze, applicando dapprima la giustizia e poi l’amore disinteressato che unisce gli uomini come fratelli accomunati dallo stesso tragico destino. Infine l’ascesi consente di rinunciare ai piaceri, di dimenticare la volontà, di arrivare all’estasi, al nirvana, all’esperienza del nulla (perché è senza senso questa valle di lacrime chiamata mondo).

I nostri politichetti però sono un crogiuolo di aspirazioni senza fine, una centrale di desideri, dilaniati incessantemente da gioie ed affanni, sentine di speranze sempre insoddisfatte e sempre rinascenti, vittime della loro marmorea volontà: alcuni perdutamente tossicodipendenti, altri dediti all’alcol, molti schiavi della figa (i più raffinati direbbero: “sex addicted”), tutti comunque devoti al dio denaro, che della volontà è la rappresentazione plastica.

Ci hanno provato a seguire Schopenhauer, ma non ce l’hanno fatta, lo sforzo era titanico. È solo allora che con geniale intuizione si sono rivolti a Nietzsche.

Nel libro “La nascita della tragedia”, titolo un po’ indigesto per degli epicurei come i nostri politichetti, Nietzsche rispolvera la più antica cultura greca, percorsa da due spiriti contrapposti: il principio apollineo che si manifesta come misura, ordine, perfezione estetica e formale, equilibrio; e il principio dionisiaco che si manifesta negli impulsi vitali, nell’energia caotica, nell’irrazionalità istintiva, nell’ebbrezza.

Nietzsche sottolinea il fatto che a partire da Euripide la tragedia inizia ad essere squilibrata in favore dell’apollineo, delle esigenze di ordine e di equilibrio, della mentalità razionale che prevarrà sempre più nella cultura occidentale seguente. Eppure prima di Euripide non vi era prevalenza fra i due impulsi, i quali convivevano con pari dignità della vita sociale e nella grande tragedia greca di Eschilo e di Sofocle.

La prevalenza del raziocinio sull’istinto, della moderazione sulla radicalità, dell’ordine sul caos, delle regole sulla sregolatezza, della morale sui desideri, del silenzio (scolpito da Luciano D’Alfonso dinanzi alla sua porta) sulla musica, hanno portato alla umiliazione della natura umana.

Luciano D'Alfonso - SILENZIO
Luciano D’Alfonso, filosoficamente ossessionato dal silenzio

È stato solo grazie a Nietzsche che i politichetti italiani, abruzzesi e teramani hanno aperto gli occhi: non bisogna perseguire più armonia e serenità, né per sé né per i cittadini, bensì occorre perseguire la massima esaltazione delle forze vitali e belluine che albergano nell’uomo, l’accettazione coraggiosa dell’ebbrezza che l’esistenza ci può regalare.

Altro che la filosofia greca, altro che Socrate, quel pazzo che per squallide finalità morali ed intellettualistiche ha imposto la idiota presunzione di far soggiacere la vita alla ragione, di dominare l’esistenza con i calcoli ragionieristici.

La società è malata, si è avviata sul declivio della decadenza, ha bandito lo spirito dionisiaco, si è rifugiata fra le braccia ipocrite del cristianesimo, autocondannandosi alla sofferenza.

Nietzsche indicava la musica di Wagner come sorgente di rinascita dello spirito tragico, i nostri politichetti invece hanno imboccato la strada della liberazione sessuale e del viaggio che regalano le sostanze stupefacenti, per ricollocare dove merita il dionisiaco, vera matrice della tragedia greca, la sola capace di intuire e rappresentare il dramma della vita.

Nietzsche manda a fare in culo Schopenhauer e il suo ascetismo del cazzo, spazza via ogni tentazione moralistica e si schiera dalla parte del dionisiaco, lasciato colpevolmente a marcire con le terribili conseguenze di una impossibile accettazione entusiastica del mondo e di tutti gli aspetti della vita nella totalità della loro potenza.

I nostri politichetti, grazie al viagra dei loro lauti stipendi pubblici, hanno finalmente carpito l’essenza e il significato profondo della vita, significato che il volgo infame con la sua dilagante povertà non potrà mai attingere.

Solo i politichetti, e i pochi altri ricchi rimasti, riescono ancora a percepire davvero la negatività e la caducità dell’esistenza, solo loro hanno compreso (e forse pure Vasco Rossi e i Rolling Stones) come sterilizzare il pessimismo e il nichilismo, tornando alle radici dell’umanità e guardando in faccia all’insensatezza della vita attraverso l’accettazione della natura e l’immersione nel flusso degli eventi.

La vita non è razionale, non è deterministicamente ordinata, e soprattutto non va da nessuna parte, per cui cosa conta la tassa sui rifiuti? A cosa servono i rimpasti di giunta? Che cagata è il Masterplan? Quale diavoleria si cela dietro il Jobs act? Quale mente malata ha potuto partorire l’idea stessa di democrazia? A cosa cazzo servono le leggi, la legalità e soprattutto la rappresentanza popolare? Chi sono i vegani e perché sono così masochisti? Chi sono i cosiddetti “cittadini” e perché sono ancor più masochisti?

Tutta merda indecente e indigeribile. Conta solo la volontà di potenza e l’esercizio del potere, ma non quello andreottiano – misurato e triste – bensì quello sregolato, ebbro di cazzi e di fighe, di prelibatezze culinarie, di allucinogeni di ogni qualità, di vitalismo dannunziano, dalfonsiano, dalmatiano, gattiano, mariano, chiodiano, geroso…comecazzosichiama, razziano e pagano (sia con la minuscola che con la maiuscola).

Antonio Razzi - sono studiato Nicc
Antonio Razzi, raffinato esegeta di Nietzsche

One Response to "In difesa dei politici dionisiaci (dacci oggi i nostri Razzi quotidiani)"

  1. Antonio   11 gennaio 2016 at 17:33

    Dritto al cuore! Superlativo Francia.

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