Comune di Teramo: Dieci anni di esborsi non dovuti per colpa dei contratti derivati voluti da Gianni Chiodi

Comune di Teramo: Dieci anni di esborsi non dovuti per colpa dei contratti derivati voluti da Gianni Chiodi

di Christian Francia  –

Gianni Chiodi - è stato un piacere incularvi
Gianni Chiodi: l’origine del male

Gianni Chiodi. Un nome che mi suscita sempre sdegno. Gianni il bello. Gianni il tombeur de femmes. Gianni il cilecca. Gianni il flop. Gianni il furbetto. Gianni è il “Modello Tetramo”, quel modello che ha trasformato la nostra città in un tetro paesello di provincia.

Fra le infinite colpe di Gianni Chiodi, inadeguato quant’altri mai nei ruoli di sindaco di Teramo (dal 2004 al 2008) e di governatore dell’Abruzzo (dal 2008 al 2014), vi è una colpa inestinguibile che i teramani continuano a pagare caro: quella dei derivati.

L’allora sindaco di Teramo nel 2006 sottoscrisse – tramite una irrituale e viziata delibera di Giunta – due contratti derivati cosiddetti “collar swap” della durata di venti anni (cioè vigenti fino al 2026), contratti che stanno spennando vivi i teramani e per i quali i Revisori dei Conti del Comune hanno parlato di “differenziale negativo” (cioè esborsi a carico della cittadinanza per milioni di euro).

Tali contratti consistono in buona sostanza in vere e proprie scommesse sui tassi d’interesse dei mutui, mediante un meccanismo finanziario che prevede un binario la cui larghezza viene decisa dalla banca che ha venduto il prodotto, e tale binario si restringe sempre più fino a diventare un “cappio” per l’Ente sottoscrittore (cioè il collare di cui al nome).

E tutti sanno che la Banca vince sempre, mai il cliente.

Ancora nessuno – nemmeno l’attuale sindaco Brucchi, nemmeno l’ex assessore alle finanze Dodo Di Sabatino, nemmeno l’attuale assessore alle finanze Eva Guardiani – ha ritenuto doveroso informare i cittadini sul nome (si mormora un ex assessore comunale) di colui che incassò la provvigione per l’intermediazione fra il Comune e le banche, provvigione che ammonterebbe a circa 160.000 euro.

Non è un mistero che dal 2008 ad oggi la pressione tributaria del Comune di Teramo sia più che raddoppiata, così come crescono gli oneri derivanti dai due contratti capestro firmati dal commercialista Chiodi nel 2006. La penale per uscire definitivamente dal cappio ammonta ad oltre un milione e mezzo di euro, cifra astronomica per le casse comunali esangui, per cui l’Amministrazione fino ad oggi ha continuato a pagare circa 400.000 euro all’anno di cosiddetti flussi negativi.

Eppure la via d’uscita – segnalata inutilmente da anni dall’opposizione – esiste ed è scritta in numerose sentenze nelle quali la Giurisprudenza da lungo tempo riconosce la possibilità di svincolarsi ad esempio qualora i contratti fossero stati autorizzati da un organo incompetente, come è appunto il caso di Teramo, in quanto quei geni di Chiodi e dei suoi scherani autorizzarono la stipula dei “collar swap” con una deliberazione della Giunta e non invece con una deliberazione del Consiglio comunale, unico organo competente in base alla legge ad autorizzare spese che impegnino i bilanci successivi.

Purtroppo sia Brucchi che l’ex assessore alle finanze Dodo Di Sabatino si cacarono sotto all’idea di sconfessare una operazione finanziaria fatta da colui che era addirittura divenuto governatore dell’Abruzzo, per cui misero tutto a tacere, continuando a sodomizzare i poveri cittadini.

Improvvisamente però, giusto a ridosso dell’ultimo Natale, il Comune di Teramo ha preso il coraggio a due mani ed ha incaricato un avvocato esterno affinché valuti la possibilità di procedere all’estinzione dei “collar swap” o ad una transazione con le due banche, il che equivale finalmente a riconoscere che Chiodi commise una grandissima cazzata, aggravata dal fatto che fosse egli stesso un commercialista, per cui o era un incapace oppure era in malafede e decise scientemente di incularsi (fra gli altri) i teramani.

Sono passati quasi dieci anni nei quali le sanguisughe finanziarie hanno ininterrottamente succhiato soldi dalle casse comunali.

E dopo due sole settimane dall’incarico affidato all’esperto, altrettanto inopinatamente si scopre che il Comune abbia già sospeso il pagamento alle banche in quanto – da una prima olfazione effettuata dall’avvocato esterno – pare siano emerse molte criticità e addirittura profili di nullità dei contratti.

Per cui sembra che l’avvocato abbia consigliato l’immediata sospensione dei pagamenti dovuti alle due banche in quanto gli esborsi contrattuali sarebbero indebiti, cioè non dovuti.

Ullallà! Quindi il sindaco Brucchi presto o tardi dovrà informare il Consiglio comunale che i contratti firmati dall’ex sindaco Chiodi sono stati dannosissimi e illegittimi.

Brucchi dovrà informare il Consiglio su quanti soldi siano stati sborsati illegittimamente dal 2006 al 2016.

Brucchi dovrà cospargersi il capo di cenere e fare mea culpa per aver colpevolmente omesso per anni di attivare ogni misura per sciogliere il Comune dal vincolo contrattuale illegittimamente instaurato nel 2006.

Brucchi dovrà dire chi fu l’intermediario che consentì l’operazione.

Brucchi dovrà dire come furono scelte le due banche con le quali vennero sottoscritti i “collar swap”.

Brucchi dovrà pure dire come è stato scelto l’avvocato esperto e quanti soldi ci costerà la sua consulenza, visto che pure i bambini a Piazza Martiri conoscevano a menadito le sentenze favorevoli agli enti pubblici sullo scioglimento dei contratti derivati che da anni circolano su internet.

E se è vero, come disse il sommo poeta, che “nati non fummo a viver come Brucchi”, è altrettanto vero che sono dodici anni consecutivi che veniamo inculati da Chiodi e da Brucchi (e la sodomia del portafogli non è mai piacevole per nessuno).

3 Responses to "Comune di Teramo: Dieci anni di esborsi non dovuti per colpa dei contratti derivati voluti da Gianni Chiodi"

  1. WYATTEARP   4 gennaio 2016 at 19:30

    E’ vero ” nati non fummo” come dice Lei, ma neppure lo fummo con una lame canard.
    Pongo un quesito: ma chi è peggiore Chiodi oppure D’Alfonso?
    Detto da un sinistroso sicuramente il secondo, e angore n’ge matt li mane…

  2. ernesto albanello   5 gennaio 2016 at 0:04

    Forse occorrerebbe fare una indagine che permetta di accertare questa ipotesi di nullità dei contratti. Se ciò venisse portato allo scoperto, evidentemente tutto si ricollegherebbe ai firmatari dei derivati che erano il Comune e gli Istituti di Credito oltre a chi materialmente avesse la responsabilità di firma all’epoca.
    Se viene riscontrato l’intento predatorio delle banche, di acquisire ingiustificati proventi in seguito ad una contrattazione mancante dei presupposti, ne consegue che le casse comunali dovrebbero intentare una causa ai danni delle due banche chiedendo la restituzione di tutte le quote ingiustificatamente versate.
    Ernesto Albanello

  3. piero   5 gennaio 2016 at 23:05

    grazie gianni, noi ti abbiamo dato tanto….ma tu hai pensato solo ha te stesso alla carriera politica al successo al denaro sarai bello ricco famoso , ma da oggi per me e lamia famiglia sarai un disonesto un bugiardo e uno schiavo del nano …tanti auguri gianni il bello c…………e

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.