Il dramma dei politici che non possono più ricevere incarichi professionali retribuiti: Manola Di Pasquale sull’orlo del suicidio

Il dramma dei politici che non possono più ricevere incarichi professionali retribuiti: Manola Di Pasquale sull’orlo del suicidio

di Christian Francia  –  

D'Alfonso+Manola+Mariani+Pepe, ci mangeremo pure il cuccio della colla
Politicanti pronti per la pappatoia

I politici che sono anche professionisti (ingegneri, avvocati, architetti, commercialisti, revisori, consulenti, medici, geometri, ecc.) stanno vivendo un doppio dramma.

1) La Legge di stabilità 2016, già approvata dalla Camera e in attesa del via libera del Senato, prevede l’introduzione dell’obbligo – a carico delle società partecipate dagli enti pubblici (vedi Ruzzo S.p.A., Te.Am. S.p.A., ecc.) – di pubblicazione dei compensi, dei curriculum e delle procedure di selezione dei collaboratori, dei consulenti «e di ogni altra persona che riceve incarichi».

L’obbligo graverà su tutte le società controllate direttamente o indirettamente sia dallo Stato che da tutte le altre amministrazioni pubbliche, ivi compresi i nostri amati Comuni.

Quale sarà l’effetto? Deflagrante: perché fino ad oggi l’opacità delle società partecipate è pressoché totale e continuano bellamente a fare quel cazzo che pare loro con i soldi nostri. Dal primo gennaio ci sarà da ridere e parecchio, perché inizieremo a scoprire gli altarini, gli incaricucci fiduciari, le consulenze amicali, le collaborazioni politico-clientelari.

2) Il mese scorso, in data 18 novembre 2015, la Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l’Emilia Romagna ha pubblicato la Deliberazione n. 149 che terremota le residue speranze dei politici di poter assumere incarichi professionali dagli enti pubblici (cosa che avviene quotidianamente nel teramano, ma anche in tutto l’Abruzzo e nell’Italia intera).

In particolare, il Sindaco di un Comune emiliano ha richiesto un parere in ordine all’interpretazione dell’art. 5, comma 5 del D.L. n. 78/2010 (convertito in Legge n. 122/2010).

Leggiamo la deliberazione della Corte dei Conti (che alleghiamo integralmente:  Corte Conti Emilia Romagna – delibera n. 149-2015 sull’art. 5 comma 5 DL 78-2010): “Il quesito formulato nella richiesta verte sulla possibilità di erogare compensi a soggetti che rivestono cariche elettive, nel caso in cui svolgano incarichi professionali per prestazioni di servizio attinenti l’ingegneria e l’architettura per conto di enti della pubblica amministrazione.

L’art. 5 comma 5 del D.L. n. 78/2010, dispone che “ferme le incompatibilità previste dalla normativa vigente, nei confronti dei titolari di cariche elettive, lo svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni (…), inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute; eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta.

Prosegue la Corte dei Conti: “Sulla questione del conferimento di incarico a titolari di cariche elettive da parte di enti locali sono intervenute diverse Sezioni regionali di controllo della Corte (in particolare, Sez. Lombardia 666/2011/PAR e 257/012/PAR; Sez. Veneto 326/2012/PAR; Sez. Puglia 160/2013/PAR). In prevalenza, nei casi appena citati, i quesiti posti riguardavano il conferimento di incarico di revisore dei conti da parte di amministrazioni locali diverse da quelle presso le quali il revisore era titolare di una funzione elettiva. Un caso concerneva l’assunzione da parte di titolare di carica elettiva della funzione di amministratore di una società controllata da un ente locale.

Chissà come mai quest’ultimo caso citato mi ricorda il già consigliere provinciale, oggi consigliere comunale, Raimondo Micheli che è stato sia presidente della partecipata Te.Am. S.p.A. che presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Teramo, percependo illegittimamente in entrambi i casi gli emolumenti relativi al ruolo presidenziale svolto.

Ma andiamo avanti nella lettura della citata deliberazione n. 149.

“Nel caso prospettato dal sindaco si tratta di titolari di cariche elettive ai quali vengano conferiti incarichi “professionali per prestazioni di servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria (…) e servizi vari di natura professionale e di alta specializzazione”, a norma dei capi IV e II del codice degli appalti (d.lgs 163/2006).

La Sezione non ritiene che la specifica fattispecie enunciata nel quesito in questione consenta un’interpretazione difforme della norma richiamata rispetto a quelle prospettate nei pareri delle Sezioni regionali citate.

La ratio della disposizione in parola si può ricavare dalla rubrica dell’art. 5 del D.L. 78/2010 che recita «economie negli organi costituzionali, di governo o di apparati politici». Il comma 5 è uno degli undici commi dell’articolo che dettano regole di contenimento dei costi degli apparati politici riguardanti i titolari di cariche elettive presso organi rappresentativi statali, regionali e locali.

È dunque evidente che il dispositivo del comma 5 persegue una duplice finalità di contenimento dei costi per le pubbliche amministrazioni di cui all’elenco predisposto ed aggiornato annualmente dall’Istat ai sensi dell’art. 1, comma 3 L. 196/2009, e al tempo stesso di contenimento delle retribuzioni corrisposte ai titolari di cariche elettive. Corollario di questi obiettivi, a parere della Sezione, è, per ragioni di opportunità, un disincentivo sia ai rappresentanti dei cittadini ad assumere incarichi ulteriori rispetto a quello cui sono stati eletti, sia alle pubbliche amministrazioni a indirizzare la propria scelta verso titolari di cariche elettive piuttosto che verso altri professionisti, anche nel caso in cui l’amministrazione richiedente la prestazione sia diversa dall’ente presso il quale la persona in questione sia stata eletta”.

E qui piovono applausi da parte della cittadinanza tutta.

Ma la Corte dei Conti è ancora più esplicita: La norma, infatti, dopo aver richiamato il regime delle incompatibilità vigente, non dispone un divieto di assunzione di ulteriori incarichi da parte dei titolari di cariche elettive, ma esclude la possibilità per costoro di percepire ulteriori emolumenti, facendo salvi i rimborsi spese e i gettoni di presenza per la partecipazione a sedute di organi. Il titolare della carica elettiva e le pubbliche amministrazioni, dunque, devono essere consapevoli della tendenziale gratuità dell’incarico cui tale persona venga chiamata dalle amministrazioni stesse.

La precisazione contenuta nella norma «qualsiasi incarico conferito» non consente, a parere di questa Sezione, di operare distinzioni circa la natura dell’incarico medesimo. La circostanza che, nel caso prospettato, si tratti di un incarico di natura squisitamente tecnica, non si ritiene possa costituire il fondamento per un orientamento diverso rispetto a quello conseguente all’interpretazione letterale del dispositivo”.

Traduzione per i politici duri di orecchie (e per gli uffici di ragioneria degli enti pubblici che liquidano le fatture dei professionisti che siano titolari di cariche elettive):

– gli ingegneri e gli architetti come ad esempio Maurizio Verna, consigliere comunale di Teramo del PD, possono ricevere incarichi professionali da qualsivoglia ente pubblico, ma non possono farsi pagare per tali incarichi;

– i commercialisti e revisori dei conti come Alfonso Di Sabatino detto Dodo, consigliere comunale di Teramo della DC, poi CCD, UDC, Popolari per Teramo, Teramo soprattutto, centrodestra, para NCD, simil Forza Italiota, compare dell’ex presidente centrodestroide della Provincia di Chieti Di Giuseppantonio, ma amico di Abruzzo Civico, sodale dell’assessore regionale ex destra poi sinistra Gerosolimo, nonché estimatore ed elettore di Matteo Renzi (e chi più ne ha più ne metta), possono ricevere incarichi professionali da qualsivoglia ente pubblico, ma non possono farsi pagare per tali incarichi;

– gli avvocati che affollano ogni ente pubblico e siedono su ogni scranno elettivo, come ad esempio Manola Di Pasquale attualmente consigliere comunale di Teramo, possono ricevere incarichi professionali da qualsivoglia ente pubblico, ma non possono farsi pagare per tali incarichi.

E così via dicendo per tutti gli ingegneri, avvocati, architetti, commercialisti, revisori, consulenti, medici, geometri e professionisti di tutte le risme e di ogni ordine professionale.

Parliamo, tanto per intenderci, del commercialista Gianni Chiodi consigliere regionale, degli avvocati Mauro Di Dalmazio e Paolo Gatti consiglieri regionali, ma anche delle migliaia e migliaia di altri professionisti di cui sono infarciti tutti gli oltre 8.000 consigli comunali sparsi per l’Italia, i 110 consigli provinciali, i 20 consigli regionali, nonché le assemblee parlamentari italiane ed europee.

Una vera mannaia che pone un drammatico freno agli appetiti dei professionisti che elemosinano un giorno sì e l’altro pure incarichi professionali dagli enti pubblici per mettere a frutto le loro poltrone politiche sempre meno redditizie.

Ma ce la faremo mai a fare applicare le leggi vigenti? Difficilissimo. Gli appetiti sono troppi e i lupi sono spaventosamente famelici, mentre le Istituzioni sono sole, piene di incompetenti, di corrotti, di leccaculo dei potenti, abbandonate a se stesse, spolpate da dentro e da fuori, in coma farmacologico, come del resto l’Italia intera.

Poveri noi.

P.S.: Il Quotidiano La Città del 22 ottobre 2015 riferiva come la mitologica Manola Di Pasquale, appena nominata Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, respingesse le accuse di non poter percepire emolumenti per tale carica (essendo lei anche consigliere comunale eletto, proprio ai sensi dell’art. 5 comma 5 sopra citato).

Il quotidiano riportava testualmente: “questione emolumenti: la Di Pasquale avrebbe rinunciato all’emolumento del consiglio comunale cancellando il problema del doppio compenso”.

L’ennesimo artificio da politicante navigato, atto a succhiare tutti i soldi pubblici possibili, l’ennesima violazione di legge: diffido a nome della cittadinanza l’IZS a non corrispondere qualsivoglia emolumento a Manolita per la carica presidenziale ricoperta peraltro illegittimamente (per i numerosi motivi più volte da noi evidenziati), in caso contrario mi vedrò costretto ad inoltrare apposito esposto alla Corte dei Conti per l’Abruzzo.

Buon Natale, politicanti da strapazzo!

8 Responses to "Il dramma dei politici che non possono più ricevere incarichi professionali retribuiti: Manola Di Pasquale sull’orlo del suicidio"

  1. tony   22 dicembre 2015 at 15:49

    buon Natale a te ! Mitico Christian

  2. WYATTEARP   22 dicembre 2015 at 21:18

    Miticoooooo
    Riusciremo una volta per tutte a taglierceli dei coglioni?

  3. Fabrizio   23 dicembre 2015 at 8:15

    Oddio, oddio, ogni vignetta del fatto teramano mi fa impazzire ed ogni articolo scritto da te mi fa riflettere. Tanti cari auguri a tutti!

  4. wyattearp   23 dicembre 2015 at 14:44

    A jà fatt arbonn Natale.
    Un sereno Natale, ma solo alle persone per bene.

  5. Antonio   23 dicembre 2015 at 16:10

    Come sempre ottimo e abbondante per tutti! Grande Francia

  6. Anonimo   24 dicembre 2015 at 10:59

    Il dramma è di tutti noi cittadini che dobbiamo pagare le tasse per i loro ingiusti guadagni.
    Mi domando: ma le leggi vengono fatte solo per i fessi?
    Le Istituzioni preposte a questi controlli cosa fanno?
    Se non fanno rispettare le leggi anche loro sono complici.
    Ma loro non prendono lo stipendio per far rispettare le leggi?
    Se loro non impongono il rispetto delle leggi e noi cittadini gli paghiamo lo stipendio significa che si uniscono a coloro che mangiano in dispregio al rispetto delle leggi.
    Viva l’Italia!

  7. anonimo   24 dicembre 2015 at 11:08

    Il dramma è di tutti noi cittadini che dobbiamo pagare le tasse per i loro ingiusti guadagni.
    Mi domando: ma le leggi vengono fatte solo per i fessi?
    Le Istituzioni preposte a questi controlli cosa fanno?
    Se non fanno rispettare le leggi anche loro sono complici.
    Ma loro non prendono lo stipendio per far rispettare le leggi?
    Se loro non impongono il rispetto delle leggi e noi cittadini gli paghiamo lo stipendio significa che si uniscono a coloro che mangiano in dispregio al rispetto delle leggi.
    Viva l’Italia!

  8. anonimo   29 dicembre 2015 at 12:00

    Chi scende in politica dovrebbe farlo per mettersi al servizio dei cittadini e cercare, se eletti, di amministrare la Cosa pubblica. Tutto ciò non risponde al vero, soprattutto a Teramo.
    Chi si candida lo fa per avere, prima o poi, un ritorno economico.
    Vedasi la neo presidente del consiglio di amministrazione dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo. E’ scesa in politica, ha lottato per il suo raggruppamento, giustamente doveva essere ricompensata con una nomina politica dalla quale trarre vantaggi economici. Cosa gliene frega a lei di mettersi al servizio della cittadinanza, fare opposizione a questa giunta piena di incapaci e cercare di fargli fare meno porcate?
    Cari Teramani, stiamo attenti ad esprimere consensi quando siamo dentro le cabine elettorali. Non è tutta colpa loro, la colpa è anche nostra se contribuiamo a far eleggere questi individui qui.

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