Sono io che chiedo certi regali o sono vittima di condizionamenti?

Sono io che chiedo certi regali o sono vittima di condizionamenti?

di Ernesto Albanello  –

Gli smartphone ci rubano l'anima
Gli smartphone ci rubano l’anima

Si avvicina il Natale a grandi passi e con questo momento entra in scena il desiderio più atteso e attraente: quello dei doni. Oggetti che probabilmente hanno perso il fascino della ricerca di ciò che colui che riceve il regalo potrebbe, o meno, desiderare.

Perché, diciamocela tutta: i nostri desideri sono spesso “pilotati” da una pubblicità che si è fatta sempre più subdola al punto da indurre la persona ed esprimere un bisogno che in verità gli è stato mediaticamente indotto.

Così succede che la macchina pubblicitaria più “sottile” e meglio attrezzata per giungere fino alla sfera più profonda dell’uomo, è in grado persino di motivare lo stesso a formulare un desiderio di cui solo poco tempo prima, se interrogato, non avrebbe saputo dire se tra i suoi sogni più ricorrenti ci fosse quel determinato oggetto.

Se questo accade a “scapito” degli adulti senza che possano difendersi, figurarsi i bambini! Quali sono, per loro, i regali che “la fanno da padrone”? Quelli tecnologici, ovviamente! Sembra infatti che smartphone, computer, tablet rappresentino beni di consumo che non conoscono crisi.

Riflettiamoci però un attimo: questi strumenti di tecnologia comunicativa hanno avuto una impennata verso l’alto, una volta che la generazione degli adulti ha smesso di suscitare prospettive e orizzonti nelle fasce più giovani della popolazione.

Attualmente constatiamo, increduli e sgomenti, folle di studenti che escono dai loro istituti non con il desiderio di scambiare qualche parola con i compagni per commentare la giornata trascorsa, ma letteralmente “incollati” ai video dei loro smartphone nella ansiosa ricerca di messaggi, per verificare se qualcuno ha avuto voglia e tempo di contattarli.

La connessione è così continua per mezzo dei loro dispositivi di comunicazione elettronica che i ragazzi non hanno altro da sognare che possedere uno strumento ancora più aggiornato, con soluzioni ancora più avanzate.

Ne consegue che chi è vicino al “ragazzo costantemente connesso” e vorrebbe parlare in modo diretto, finisce per essere lontano in quanto sprovvisto di questa sintonizzazione che o è elettronica oppure non è.

Non voglio prefigurare uno scenario apocalittico, ma l’impressione è che un certo modo di comunicare si collega con il lontano che diventa vicino ed esclude chi è vicino perché è percepito lontano: si tratta di un rischio che corriamo che è quello di essere estranei rispetto al mondo che ci circonda e forse già adesso ne stiamo pagando terribili conseguenze.

Un rischio è la regressione delle capacità empatiche, possibili da manifestare solo quando vengono attivate perché sintonizzati con una persona a stretto nostro contatto.

Le emozioni vanno educate, rese sempre più evolute attraverso una capacità di discernimento rispetto a quale sia lo stato d’animo di chi abbiamo di fronte. Ad esempio, per ottenere ciò, è senz’altro più coadiuvante tuffarsi nella lettura di libri anziché avventurarsi nella navigazione su internet attraverso i dispositivi elettronici.

Potremmo dire che stiamo evolvendoci secondo paradigmi di intelligenza simultanea e stiamo trascurando tutto quello che cresce attraverso l’intelligenza sequenziale.

Che vuole dire? Significa che è simultanea quella intelligenza che esercitiamo quando otteniamo delle informazioni dall’esterno che corrispondono ad immagini come i video di un computer o della televisione o del cinema, mentre sequenziale è la intelligenza adoperata, appunto, quando leggiamo, dal momento che ci atteniamo ad una successione rigorosa: insomma il libro ci svela scenari emotivi con gradualità fino a renderci consapevoli di ciò che l’autore ha voluto suscitarci e permetterci poi di vivere uno stato d’animo che lui ha fatto in modo che noi sentissimo nostro.

Accade che quando ci dedichiamo alla lettura abbiamo la possibilità di riconoscere i nostri sentimenti: altrimenti non potremmo percepire né il dolore, ma neppure l’amore, la disperazione, la noia, la gioia, l’angoscia, se non lo sperimentiamo attraverso pagine che ci illustrano gli stati emotivi che gradualmente si impossessano di noi.

Allora, forse c’è bisogno che il regalo torni ad essere il libro, ma poi sia necessario che quello che abbiamo letto possa essere condiviso con altri che avvertano la stessa sensibilità.

Il Dottor Ernesto Albanello - psicologo
Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

Quindi l’augurio è che “torni di moda” l’adulto disposto a raccontare, ad ascoltare, a volersi confrontare per affinare certe riflessioni che richiedono tempo e voglia di conoscere le vicende dei personaggi sui quali riuscire a rispecchiare noi stessi.

Di questo, oggi più che mai, gli adolescenti hanno urgente necessità.

One Response to "Sono io che chiedo certi regali o sono vittima di condizionamenti?"

  1. Antonio   21 dicembre 2015 at 14:32

    quanta amara verità, io sono cresciuto senza cellulari, pc e altre diavolerie
    oggi i ragazzi sembrano tutti lobotomizzati da questi maledetti apparecchi che da un lato sono una grande conquista tecnologica se ben usati e dall’altra ammazzano amicizie reali a scapito di quelle virtuali e spesso sono molto pericolose.

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