Inchiesta SOGET: i politici non pagano le tasse, ai cittadini chiedono pure due centesimi

Inchiesta SOGET: i politici non pagano le tasse, ai cittadini chiedono pure due centesimi

di Christian Francia  –

Sospiri e Mazzocca invocano San Luciano D'Alfonso
Sospiri e Mazzocca invocano San Luciano D’Alfonso: “…e rimetti a noi i nostri debiti (personali), come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

Dal 9 dicembre la Procura della Repubblica di Pescara starebbe provvedendo alla notifica di un “avviso di conclusione indagini”, atto formale che precede la richiesta di rinvio a giudizio, a tutti gli indagati dell’inchiesta SOGET e, più precisamente, a l’ex Direttore Generale della SOGET S.p.A. Gaetano Monaco, al Responsabile Esecutivo della SOGET S.p.A. Domenico Ludovico, al capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Lorenzo Sospiri e al Sottosegretario alla Regione Abruzzo Mario Mazzocca (SEL).

I sopramenzionati signori sono indagati a vario titolo e in concorso tra loro di tentata truffa, corruzione, abuso d’ufficio e falso.

L’indagine, che parte dal marzo 2015, è iniziata quando la Procura di Pescara ha messo gli occhi sui 36 milioni di dichiarazioni di inesigibilità che la SOGET S.p.A. ha presentato al Comune di Pescara, ed ha portato in prima battuta il PM Gennaro Varone a indagare Gaetano Monaco “Per aver disposto o avallato pretestuose dichiarazioni di inesigibilità del credito presentate al Comune di Pescara, con conseguente ingiusto profitto patrimoniale per la Soget Spa e danno per il Comune”.

Poi il PM Gennaro Varone a maggio 2015 trova lo sbroglio della matassa SOGET proprio a Teramo, quando interroga l’Ufficiale della riscossione Massimo Ridolfi, uno dei massimi esperti in esecuzione fiscale (che ha denunciato inascoltato gli illeciti di Monaco & C. fin dal marzo 2012), il quale è stato vittima di feroce bossing da parte della dirigenza SOGET per non essersi piegato al loro modus operandi. Da quel momento la lista degli indagati si allunga fino a coinvolgere i due illustri politici abruzzesi.

Infatti, andando avanti si è scoperto che, tra i soggetti dichiarati inesigibili, si trovasse accomodato pure il Consigliere regionale (capogruppo di Forza Italia) Lorenzo Sospiri in qualità diirreperibile”, ma che sapeva bene come raggiungere telefonicamente e anche per mail Gaetano Monaco.

Sostanzialmente la Procura di Pescara ipotizza che ci fosse una “prassi” per la quale la SOGET S.p.A., orchestrata all’uopo dal Monaco, evitava di perseguire i politici che, di fatto, rimanevano “indenni da procedure esecutive”.

Ciò non ci sorprende per nulla, conoscendo l’antica vicinanza che lega il Monaco all’attuale Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, vicinanza che è opportuno ribadire ai cittadini e agli elettori, in particolare facendo riferimento ai fatti gravissimi emersi e formalizzati nell’ordinanza di arresto dell’allora sindaco di Pescara (datata novembre 2008), laddove viene chiarito senza possibilità di smentita che D’Alfonso esercitava un potere assoluto sulla SOGET.

Queste le parole del GIP che ordinò l’arresto di D’Alfonso: “La vicenda dei pagamenti al Di Miero (un giornalista, ndr) trova ulteriore riscontro nella deposizione di Monaco Gaetano, direttore della SOGET, società di riscossione operante con il Comune di Pescara. Il Monaco, sentito dalla P.G., ha ricordato che all’inizio del 2006 ricevette una telefonata dal sindaco D’Alfonso, che gli chiedeva se non potesse offrire una consulenza ad un bravo giornalista. Il Monaco, tuttavia, comprese la richiesta nella sua effettiva portata: così, dopo avere espressamente richiesto che cifra potesse andare bene ed avere ottenuto per risposta l’indicazione di mantenersi sui 3000 euro, erogò senz’altro tale somma di denaro al giornalista quando Di Miero gli si presentò, senza commissionargli alcunché. A domanda del perché si fosse deciso a tale elargizione senza causa, ha risposto che gli appariva necessario mantenere buoni rapporti con il Comune. Anche in questo caso cioè il senso è chiaro: una richiesta di denaro del sindaco D’Alfonso non poteva essere disattesa.

È lo stesso giornalista Francesco Di Miero a precisare che: “il D’Alfonso Luciano mi ha successivamente chiamato altre tre volte nel tempo per situazioni analoghe, ove con le stesse modalità di cui sopra ha contattato altre aziende per farmi ottenere incarichi analoghi a quelli della De Cesaris ai quali non ho fornito alcuna prestazione”. Fra tali aziende risulta appunto “la SOGET S.p.A. con fatturazione del 14 marzo 2006 euro 3.600. Siccome non avevo mai prestato alcuna attività per dette consulenze, durante gli incontri con il dr D’Alfonso ho rappresentato allo stesso questa anomala situazione e questi sorridendomi faceva ‘spallucce’ e mi diceva che non dovevo preoccuparmi e che era tutto a posto.

Eh già, era tutto “apposchto”, così tanto “apposchto” che la Magistratura ha fatto spallucce dinanzi alle responsabilità penali di D’Alfonso, ma soprattutto gli elettori hanno fatto spallucce dinanzi all’obbligo morale di non votare più D’Alfonso, così oggi possiamo ben dire che pure alla Regione è tutto “apposchto”.

Ma torniamo all’attualità: cosa avrebbero fatto, secondo la Procura di Pescara, le “quattro volpi” (Gaetano Monaco, Domenico Ludovico, Lorenzo Sospiri di Forza Italia e Mario Mazzocca di SEL, quest’ultimo Sottosegretario proprio di D’Alfonso)?

Per il SOSPIRI dapprima “la SOGET procedeva a due pignoramenti dei compensi dovuti dalla Regione al consigliere Lorenzo Sospiri, per l’esazione di un primo credito pari a 2.473 euro e a un secondo credito pari ad euro 10.931, per sanzioni al Codice della strada e tributi comunali”.

Successivamente, come se nulla fosse e al costo magari di una semplice telefonata, “in violazione delle norme di legge che obbligano la SOGET al servizio di riscossione, e d’accordo con Sospiri che sollecitava tali provvedimenti illeciti, il solo Monaco disponeva la revoca del primo pignoramento in data 2 dicembre 2013, mentre lo stesso Monaco, d’accordo con Ludovico, disponeva la revoca del secondo pignoramento”.

Le due volpi targate SOGET S.p.A., a giustificazione di tali comportamenti, “assentivano immotivate rateazioni del debito di Sospiri, in violazione dei presupposti di legge (per evidente insussistenza delle condizioni di difficoltà del debitore) e persino in mancanza di istanza proveniente dall’interessato, con l’unico scopo di consentire a Sospiri di non pagare alcunché”.

Per il MAZZOCCA invece il trattamento è stato ancor più particolare, sempre secondo quei cattivoni dei magistrati pescaresi.

Di colpo il Monaco – il 10 gennaio 2014 – si accorge che Mazzocca ha un debito con l’ACA di soli 22.300 euro e, timidamente, ha “segnalato la necessità di attivare procedure esecutive nei confronti di Mazzocca ed altri soggetti” al Responsabile Esecutivo centro/nord Patrizia Marinelli.

La Marinelli, mai indagata dalla Procura di Pescara ma ascoltata solo in qualità di persona informata sui fatti (tanti, troppi, in questa vicenda sono i dipendenti della Soget mai indagati, come gli 847 politici, di cui 523 abruzzesi, presenti nella lista trovata e sequestrata dal computer di Gaetano Monaco), solo quattro mesi dopo, ha proceduto con “l’iscrizione di ipoteca legale per un debito di Mazzocca pari ad euro 22.300, per debiti extratributari insoluti”.

Il 15 luglio 2014, però, Monaco soffre di una improvvisa amnesia e, insieme al Ludovico, dispongono “il primo ufficiosamente e il secondo formalmente, per mere ragioni di favoritismo la cancellazione dell’ipoteca, con falsa motivazione di definizione del debito”.

Ma non si fermano qui: a volte certe amnesie sono talmente improvvise da diventare contagiose.

Le due volpi smemorate, pedigree SOGET S.p.A., hanno disposto “ancora indebitamente, la sospensione della prosecuzione delle procedure esecutive finalizzate alla riscossione del credito, abusando del proprio ufficio e consentendo a Mazzocca di restare inadempiente”.

E tutto questo mica a “gratis”. Perché la Procura di Pescara contesta proprio in questo caso il reato di corruzione, quando Mazzocca, allora Sindaco di Caramanico Terme, in cambio della cancellazione dell’ipoteca, avrebbe “indotto alla deliberazione di giunta con la quale, il 14 marzo 2014, il Comune di Caramanico Terme ha prodotto, ex post e d’ufficio, la proroga di un anno del servizio di riscossione tributi a favore della Soget”.

Il tutto mentre la SOGET è concentrata, come apprendiamo dalle cronache degli ultimi giorni, a perseguire debiti dai 2 ai 7 centesimi di ignari ed incolpevoli contribuenti. Due pesi e due misure. Come diceva Giolitti: “per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.

In questo caso i nemici sono gli anonimi contribuenti, mentre gli amici sono i politici, specie se sono al comando, specie se hanno il potere di affidare e prorogare gli incarichi di riscossione delle tasse proprio alla SOGET.

SOGET, intimazione di pagamento da 2 centesimi
Una intimazione di pagamento SOGET da 2 centesimi

One Response to "Inchiesta SOGET: i politici non pagano le tasse, ai cittadini chiedono pure due centesimi"

  1. francesco di luigi   11 dicembre 2015 at 12:32

    La Soget deve andare a fare in culo. Insieme a Lei ma in galera questa casta politica di merda.

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