Il personaggio della Roma antica: Giulio Cesare

Il personaggio della Roma antica: Giulio Cesare

di Nino Pace  –

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La statua di Giulio Cesare in via dei Fori Imperiali a Roma

Quando pensiamo a Roma antica, il personaggio più rappresentativo che ci viene in mente è CESARE.

Nato intorno al 101 a.C., Gaio Cesare appartenente alla Famiglia (Gens) più importante di Roma, la Julia, e per questo più comunemente chiamato Gaio Julio Cesare, svolse la professione di avvocato quasi per tutta la vita, partecipando e vincendo vari concorsi per cariche pubbliche (magistrature).

Intorno ai 40 anni di età (vita media dei romani) gli capitò e colse l’occasione della sua vita.

Il Senato aveva fatto avvelenare il dittatore Silla per favorire il nuovo astro nascente a Roma, e cioè il bello e ricco Gneo Pompeo Magno, ma Cesare riuscì ad ottenere proprio da Pompeo, che nel frattempo aveva sposato sua figlia Julia, un esercito a progetto in cambio di ricchezze dalle terre conquistate.

Cesare sfruttò tale esercito per conquistare tutto quello che c’era da conquistare, e infine anche il potere assoluto su Roma e di conseguenza su tutto il mondo allora conosciuto.

Sfidò troppo il partito dei Patrizi anche imponendo opere civili; ricordiamo il progetto del raddrizzamento del Tevere che toglieva alle imprese dei ricchi di poter guadagnare sulle ricostruzioni ogni qualvolta esso straripava (contestazione di Gaio Cassio Longino), e perciò subì una congiura, ormai vecchissimo (57 anni) nel 44 a.C. dove pare si sia lasciato ammazzare per garantirsi il ricordo del suo nome per sempre.

Alla congiura partecipò anche il fglio naturale Marco Junio Bruto Cepio (cognome della madre Servilia Cepione) e perciò gli storici amano ricordare le sue ultime parole: “quoque tu, Bruti, fili mi!” (anche tu, o Bruto, figlio mio!).

Lo storico Svetonio ci tramanda Cesare come appare nella maggior parte dell’immaginario collettivo anche odierno, e cioè come grande condottiero vestito di corazza, sempre a capo dei suoi soldati, anche negli allenamenti.

Così risulta anche dalle statue che egli stesso si fece erigere e dai suoi famosi libri (“La guerra Gallica” e “La guerra Civile”).

In tutt’altro modo ce lo descrive il suo contemporaneo, avversario politico in quanto capo degli Optimales, il senatore Marco Tullio Cicerone.

Quest’ultimo ce ne parla come di uomo perennemente senza soldi, gracile (pare che per andare a cavallo si sia dovuto allenare per anni), nevrotico, bisessuale, affetto da epilessia e da molte altre imperfezioni fisiche, psicologiche e comportamentali.

Probabilmente quest’ultima versione – più vicina alla realtà – mette in risalto come Cesare abbia messo tutto a tacere con la grandezza della sua mente.

Infatti egli pose la sua mente come divinità dicendo: “L’uomo crede in ciò che desidera” e “Io sono solo CESARE, nè Duce, né Imperatore e né Re”.

Così assunto, il nome “Cesare” ha il valore di GUIDA ASSOLUTA; tutti gli imperatori dopo di lui assumeranno il nome onorifico di “Cesare” e da esso discendono le moderne coniazioni del tedesco “Kaiser”, del russo “Czar” e del persiano “Scià”.

Nino Pace
Nino Pace

Il tempio della divinità della sua mente che Cesare ci ha lasciato è il FORO (Foro di Cesare) perché è nel Foro che:

– lo spirito si irrobustisce;

– l’arte del parlare garantisce il convincimento;

– il pensiero diventa arguto;

– la mente diventa divinità.

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