La Montecassino del mare! Alla scoperta dell’Abbazia di San Giovanni in Venere

La Montecassino del mare! Alla scoperta dell’Abbazia di San Giovanni in Venere

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

“Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore

e ammirare il suo santuario”.

(dal Salmo 27)

Sono diretto verso l’Adriatico dei trabocchi, oltre il bel golfo di Fossacesia, alla ricerca di una grande abbazia, seguendo le orme del patrono di Teramo, il vescovo Berardo. Qui il sant’uomo affinò il suo dialogo stretto con il Creatore.

A ogni curva della statale che porta verso le spiagge, la strada sembra terminare con un salto nel blu cobalto del mare. La vita, dice Don Antonio Mazzi prete di strada, è l’eternità che cammina. Non voltiamoci indietro, non avremmo milioni a sufficienza per comprarci il minuto già passato.

“Un paradiso terrestre, certo. Io amo chiamarla la Montecassino del mare”. È un fiume in piena il signor Carmine. Voce piacevole quanto il suono di un’unghia che scorre su di una lavagna, ma cordiale e ricco di aneddoti. Abita qui da ottanta e più anni, tra lecci e ulivi. Alto, magro, ha un grosso gozzo e un’età indefinita. Porta in testa un buffo cappellino scamosciato, bianco color torrone. Mi chiedo cosa c’entri un copricapo di foggia tipicamente tirolese, in mezzo all’Abruzzo del centro sud.

D’inverno, è solito col tempo buono, passare le ore meno fredde del giorno su questo balcone dove si affacciava anche il grande poeta D’Annunzio. Accanto a lui la moglie sembra meditare a occhi aperti. La vecchietta ha delle nodose vene blu e la pelle traslucida come fosse impregnata di fard. Forcine tra i capelli, la donna ha occhi arrossati, labbra violacee per la difficoltà di respirazione. Non dà certo l’idea della salute. Temo possa decedere da un momento all’altro.

Mi guardo intorno, rapito. È ancora uno di questi giorni soleggiati che vengono chiamati “estate di San Martino”.

L’abbazia di San Giovanni in Venere è una meraviglia di pietra, autentico capolavoro di architettura sacra medievale, posto su di un balcone del panoramico promontorio dedicato alla dea della bellezza, a picco su Fossacesia.

Siamo su di un colle dolce che pare un Getsemani circondato da ulivi e racchiuso tra le possenti mura della struttura religiosa. Chiudendo gli occhi si può immaginare una piccola Gerusalemme e sentirsi pervasi dalla pace.

A pochi chilometri c’è la bella Lanciano con le sue eleganti torri Montanare, la chiesa di San Francesco del 1258 che ospita la reliquia del Miracolo Eucaristico, oltre l’elegante esempio di architettura neo classica di Santa Maria del Ponte.

“Ma non credere che sia sempre così con quest’azzurro splendente fino all’orizzonte – ammonisce il loquace vegliardo – quando infuria il vento, quello che fa cadere i denti senza la tenaglia, il mare muggisce da metter paura!”.

Guardo in lontananza la grande distesa d’acqua dell’Adriatico e le colline digradanti fino all’arenile che d’inverno ha colori incredibili. La pioggia degli scorsi giorni ha spazzato via la polvere immobile, lasciando libero il respiro infinito della natura. Mi sento stregato dalla bellezza che ho negli occhi. Il mare m’incanta quanto la montagna.

Il pianeta liquido è un mondo fantastico al pari di quello terrestre. La sua energia positiva dovremmo farla entrare dentro di noi, nelle miriadi di cunicoli che attraversano il nostro povero corpo. Immagino gli antichi marinai manovrare i remi, gli agguerriti saraceni cercare di sbarcare a riva per depredare e uccidere.

Dal balcone dell’Abbazia si ammirano i Trabocchi fino al “Turchino”, la macchina da pesca immortalata nella tragedia dannunziana, che sembrava, per il Vate, una terribile catapulta romana in procinto di lanciarsi contro le acque profonde.

Tutto intorno alla collina dell’abbazia, boschi di lecci, agrumeti, olivi, vigne e macchie di ginestre che puntellano di giallo il verde ocra a formare, col blu del mare e il grigio lontano della Majella, una tavolozza del Tintoretto. Siamo in un anfiteatro di straniante bellezza solcato nel cielo dai gabbiani che, incessanti sentinelle di questo bello assoluto, accompagnano lo sguardo dal mare verso i monti.

Chissà quanti sono gli abruzzesi che sanno di un trekking fantastico che da San Giovanni in Venere si può percorrere attraverso le antiche strade verdi dei pastori. Credo che pochi ne conoscano l’esistenza. Eppure passa proprio qui, per il mare di Fossacesia, la grande via dell’Appennino abruzzese che collega L’Aquila a Foggia. Parlo del “tratturo magno”, l’autostrada pastorale, il principale dei tanti percorsi d’erba che i transumanti, non più lontano di cinquant’anni fa, ancora attraversavano per condurre al cambio di stagione i loro animali dalla montagna all’Adriatico.

Una marea di bestie che ha influenzato l’architettura dei paesi, le piccole costruzioni di pietra disseminate tra i monti per ripararsi durante il lungo viaggio e la cultura rurale tra le più antiche e ricche del nostro bel Paese.

È un giro splendido tra grotte, monumenti e fortezze che da Lanciano, la città del Miracolo Eucaristico, passa per San Liberatore a Majella, Piano d’Orta, allo sbocco delle gole fino alla piana di Navelli e L’Aquila. Io l’ho percorso per voi, raccontandolo nel mio terzo libro: “Abruzzo nel cuore”!

I monaci cistercensi che giunsero qui, intorno al mille erano buon ultimi dato che, numerosi rinvenimenti preistorici nel corso degli anni, hanno testimoniato l’esistenza d’insediamenti umani a partire dal VII millennio ante Cristo.

Durante alcuni lavori di scavo nell’abbazia, vennero alla luce frammenti di materiali provenienti da periodi storici diversi che vanno dall’età del ferro all’ellenistica. Suppellettili, scheletri e anfore recanti scritte in greco e in latino che fanno presumere il ruolo della costa dei Trabocchi e delle vicine Tremiti, punto di contatto e di scambio con mondi diversi.

I religiosi dovettero faticare non poco per vincere la fede per la dea Venere. Costruirono convento e chiesa acquisendo proseliti cristiani grazie anche ai tanti ulivi, vigneti e alberi da frutta che furono impiantati per dare benessere a chi viveva solo dei prodotti del mare. Ancora oggi gli scheletri dei patriarchi di quegli ulivi millenari sono in piedi, nonostante i fulmini e le intemperie subite, fieri di non temere il lento trascorrere del tempo.

Si racconta che l’abate di questo luogo sacro, tal Oderisio I, nel 1076 costruì il bel paese di Rocca San Giovanni che si raggiunge a pochi chilometri dalla costa, tra fossi e calanchi spettacolari. Parliamo di uno dei borghi più belli d’Italia, inserito nella speciale classifica italiana, unico nella provincia chietina dal 2006. Il priore lo fortificò con mura possenti e torri di avvistamento.

Ancora oggi, il camminamento sulle antiche balaustre emoziona e non poco. Fra l’altro a Rocca si beve ottimo vino e si pasteggia con olio sopraffino, passeggiando tra palazzi aristocratici e giardini.

La facciata dell’antica basilica è austera e semplice. Attraverso il portale decorato da bassorilievi in pietra bianca, entro e il buio, trafitto da polverosi raggi di sole, sembra urlare. L’abbazia oggi si presenta a tre navate separate da due file di cinque pilastri, di stile cistercense dalle maestose volte con travi di legno. Le grandi pareti sono spoglie.

I dipinti si concentrano tutti nella cripta di sotto dell’immenso presbiterio a pianta rettangolare e con ben tre absidi. La luce è fioca, i personaggi degli affreschi sembrano volersi strappare dal muro per bere gocce di chiarore. Tutto invita a dimenticare il mondo esterno: la leggerezza delle colonne pur maestose, l’insieme e soprattutto il silenzio leggero e non incombente che permette ai cuori di ricongiungersi con la parte più intima e segreta del proprio animo.

Penso allo splendido Cantico di Sion, frutto del genio poetico e profetico di Isaia (2, 2-5): “Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore”. Due donne sono immerse nel rito devozionale del rosario.

Pietro Calabrese, giornalista recentemente scomparso, ateo ma non troppo, ammoniva a non sottovalutare la forza e la dolcezza delle preghiere di quei fortunati che possiedono il dono della fede. Vero che, anche per i non praticanti secondo lo scrittore, le preghiere conservano un senso di mistero e infinito che solo uno stupido accecato dai pregiudizi sottovaluterebbe.

Colpiscono l’immaginario i troni in pietra usati dai monaci e la stele che ricorda la breve permanenza, in questo luogo sacro, del vescovo Berardo che qui si raccolse in preghiera prima di ascendere alla cattedra episcopale di Teramo.

Getto uno sguardo al lussureggiante giardino mediterraneo del convento. Cipressi, palme, rododendri, quasi si abbarbicano sul portico a tre lati. Il piccolo parco è testimone della serenità e della pace di un antico stile di vita legato ai valori spirituali. La temperatura ora è decisamente dolce. Mi fa sudare ma si accorda bene con il mio umore. Respirare i salmastri che giungono dal golfo, è un tranquillante dello spirito. Non trovo le parole per rendere la bellezza del luogo.

Come arrivare: A24/A25/A14 uscita Val di Sangro, proseguire lungo la SS 652, poi SP 105 direzione Fossacesia

da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello, proseguire lungo la SS 372 direzione Vairano Scalo, poi SS 85 direzione Isernia, SS 650 direzione A14, prendere A14 direzione Pescara uscita Val di Sangro, proseguire lungo la SS 652, poi SP 105 direzione Fossacesia

Orari Abbazia e chiostro:

Novembre/Marzo: ore 8.00 – 17.00 – Aprile/Ottobre: ore 7.30 – 19.30

La visita guidata per gruppi è consentita solo su prenotazione: Tel. 0872-60132

SS. Messe:

giorni feriali (Cappella Conventuale ) ore 7.00 – solo Lunedì ore 18.30

giorni festivi (in Chiesa) dall’ultima domenica di ottobre alla penultima di marzo: 8.30 – 11.00 – 16.00

dall’ultima domenica di marzo alla penultima di ottobre: 8.30 – 11.00 – 18.00

Per ulteriori informazioni: Abbazia tel.0872-60132;  Comune tel.0872-62221

One Response to "La Montecassino del mare! Alla scoperta dell’Abbazia di San Giovanni in Venere"

  1. michele carroccia   6 luglio 2017 at 14:46

    Vi sono molti ” luoghi dell’anima “, senza tempo, legati alla grande millenaria Civiltà della Transumanza; ma qui più che altrove: mare, colline e monti si fondono in un unico scenario, per sublimare la Dea della Bellezza pagana e cristiana.

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