Fondazione Tercas: Mario Nuzzo elogiato e promosso per aver contribuito a depauperare Teramo. I teramani ringraziano

Fondazione Tercas: Mario Nuzzo elogiato e promosso per aver contribuito a depauperare Teramo. I teramani ringraziano

di Christian Francia  –

Mario Nuzzo - depauperatore promosso
Mario Nuzzo: il presidente uscente della Fondazione Tercas

Il verminaio del crac della Banca Tercas attende ancora di essere sviscerato e compreso nei suoi reali contorni e, molto probabilmente, ci vorranno decenni per venirne a capo, ma alla fine potete stare sicuri che la verità consegnata alla storia sarà che nessuno ha avuto colpe nella più grande tragedia economica della nostra Regione.

Non diversamente da tutte le altre tragedie e stragi di Stato degli ultimi 50 anni, polvere e cadaveri vengono nascosti sotto il tappeto perché il sistema dominante si autoperpetua e rifugge ogni assunzione di responsabilità, scaricando sulla popolazione inerme, indifesa e spesso vigliacca ogni costo ed ogni conseguenza civile ed economica.

Molto opportunamente il grande politologo Giorgio Galli denuncia inascoltato che sin dagli anni ’70 in Italia c’è un golpe invisibile che produce malgoverno, illegalità, saccheggio permanente delle risorse pubbliche.

Chi sono gli artefici di questo degrado materiale, morale e civile del Paese? Non c’è dubbio che i colpevoli siano la borghesia finanzario-speculativa e i ceti burocratico-parassitari che già quarantacinque anni fa si erano impadroniti della DC e che continuano indisturbati ancora oggi a rendere la democrazia un simulacro, calpestando lo stato di diritto.

Teramo, nel suo piccolo, è una fedele cartolina della situazione italiana che riproduce in scala tutte le magagne e le malattie che affliggono la Nazione. La vicenda Tercas è emblematica e paradigmatica di una situazione drammatica che colpisce famiglie e risparmiatori, senza che la giustizia riesca ad accertare colpe penali e responsabilità civili.

Ed è estremamente significativo che nessuno, fra le cosiddette classi dirigenti locali, abbia denunciato colpe e responsabilità da additare quantomeno al pubblico ludibrio, se non ai processi in Tribunale. È il segnale che tutti sono coinvolti, che tutti hanno ricevuto favori, piaceri, soldi, finanziamenti, in una melassa indistinta di capitalismo di relazione, di familismo amorale, di clientelismo becero, di tornaconti personali, amicali ed elettorali.

Povera Teramo, umiliata e offesa, poveri risparmiatori Tercas, umiliati, depauperati e beffati non da una “Razza padrona” – come la definiva Eugenio Scalfari – bensì da una “Razza predona” che è sempre più inscalfibile, sempre più immune da qualsiasi contraccolpo, sempre più speculatrice e parassita, anche oggi che il corpo sociale è stanco, fiaccato, munto fino al parossismo ed oramai esanime.

Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di indignarmi per il gravissimo silenzio serbato dai sindaci di Teramo, Atri, Nereto, dal presidente della Camera di Commercio e dal rettore dell’Università di Teramo, i quali tutti – ai sensi dello Statuto della Fondazione Tercas – nominano i membri del Comitato di indirizzo, e i quali tutti avrebbero dovuto doverosamente denunciare il saccheggio operato dalla Tercas alle tasche dei teramani e degli abruzzesi.

Il presidente uscente della Fondazione, Mario Nuzzo, dopo aver trascorso anni sul suo scranno dorato – osannato ed elogiato da tutti – ha attraversato la bufera Tercas con la nonchalance di Biancaneve, ricevendo per premio la nomina alla Vicepresidenza della Cassa Depositi e Prestiti, fatto che giudico di gravità inaudita.

Cerchiamo di snocciolare numeri e dati che non possono essere fatti oggetto di opinioni fantasiose.

La Fondazione era proprietaria del 65% delle azioni Tercas, divenute carta straccia dopo il crac. La domanda è obbligatoria: se la Fondazione nominava e controllava il CdA della banca, com’è possibile che il presidente della Fondazione venga ritenuto esente da colpe al punto da essere nominato vice presidente della CDP?

È vero che il codice civile non prevede la responsabilità dell’amministratore della Fondazione controllante (salvo che eserciti “attività di direzione e coordinamento”) per il dissesto della banca partecipata. Tuttavia, la comunità teramana e la platea dei risparmiatori ed azionisti Tercas avrebbe dovuto giudicare secondo criteri meno formali ma più sostanziali le responsabilità di Nuzzo, cosa che non è avvenuta né poco né punto. Anzi.

Le altre Fondazioni italiane hanno ritenuto lo stesso Nuzzo meritevole addirittura della loro fiducia, al punto da nominarlo nel CdA della CDP, senza che tale fatto clamoroso abbia destato scandalo al Ministero dell’Economia (socio di maggioranza della cassa Depositi e Prestiti) e senza che lo stesso Ministro muovesse nemmeno critiche o eccezioni (finanche in via informale) alla candidatura di Nuzzo alla Vicepresidenza di CDP.

Sarebbe stato doveroso, in un Paese normale, attendersi un veto del Ministero dell’Economia alla candidatura di Nuzzo, visto che il decreto di commissariamento della Banca Tercas è stato emesso (come previsto dal D.Lgs. n. 385/1993) proprio dal Ministro del MEF. E invece niente, il capitalismo di relazione continua impunito a gestire i soldi pubblici senza mai dover rendere conto ai cittadini.

E bisogna pure sottolineare alla cittadinanza tutta quali siano i compensi degli amministratori della FondazioneTercas.

Nel 2006 la Fondazione ha erogato ai componenti degli organi statutari compensi per € 345.566 e imputato in conto economico erogazioni per 2,7 milioni di euro.

Nel 2014, dopo aver azzerato il valore della residua partecipazione in Tercas, la Fondazione ha pagato ai componenti degli organi statutari compensi per € 428.728 e imputato in conto economico erogazioni a favore dei settori rilevanti per € 837.000.

Il picco dei compensi agli organi statutari si è avuto nel 2012, quando furono pagati € 582.373. Si noti che proprio ad aprile 2012 la Tercas fu commissariata e che a partire da quell’anno la Fondazione ha smesso di incassare i dividendi dalla banca (cioè la sua principale fonte di reddito).

Nel 2013 la Fondazione ha azzerato il valore della partecipazione del 65% nel capitale di Tercas, registrata (a costo storico, quindi valore del 1991, data dello scorporo) per 71 milioni di euro. In quell’anno i componenti degli organi statutari hanno incassato € 443.866 mentre le erogazioni sono scese a 1,3 milioni di euro (dai 2,99 milioni dell’esercizio precedente).

Quanto hanno perso gli azionisti in tutto? A quanto ammonta il debito effettivo certificato del crac? La perdita dovuta al dissesto della Banca Tercas può essere determinata nel seguente modo:

– 9 euro è il prezzo a cui nel 2006 la Fondazione vendette ai risparmiatori le azioni;

– 50 milioni sono le azioni complessive in cui era frazionato il capitale della Banca;

– € 9 x 50 milioni = 450 milioni di euro, di cui:

292,5 milioni di euro la perdita a valore di mercato per la Fondazione (a bilancio solo 71 milioni di perdita poiché il valore della partecipazione era a costo storico e non a valore di mercato);

135 milioni di euro la perdita per i soci al dettaglio;

– 22,5 milioni di euro la perdita per il Credito Valtellinese.

Alla perdita di valore di € 450 milioni, legata all’azzeramento del capitale, va sommata la perdita subita dai sottoscrittori di obbligazioni subordinate emesse da Banca Tercas (dati non pubblici), poiché si sono ritrovati con un titolo il cui rendimento non era più allineato al merito di credito della banca (commissariata perché in crisi) e quindi con un prezzo svalutato.

Una catastrofe mostruosa e senza precedenti per l’intero territorio aprutino e abruzzese, all’esito della quale siamo costretti a sentire dai media locali che l’ex direttore Di Matteo sostiene serenamente in televisione che lui non ha colpe, seguito a ruota dall’ex presidente della banca Nisii che risponde a sua volta che nemmeno lui ha colpe. Ma allora di chi sono le colpe?

La responsabilità giudiziaria si divide in due tronconi: civile e penale. Se essa sia conforme alla verità storica è tutto da verificare. Per certo possiamo dire che tutti i membri degli organi sociali, il Direttore Generale e il Vice Direttore Generale sono stati sanzionati dalla Banca d’Italia e non risulta pubblicamente che il ricorso contro le sanzioni sia già andato a giudizio. Per cui ad oggi sono amministrativamente responsabili.

Altra cosa è la responsabilità morale che va ascritta a tutti i componenti degli organi sociali (CdA, Collegio sindacale) e delle figure apicali della Banca (Direttore e Vice Direttore Generale). Ma non è lecito escludere la responsabilità da ascriversi al socio di maggioranza – la Fondazione Tercas – che ha riconfermato nel tempo i membri del proprio CdA, apportando solo limitate modifiche.

Nisii, Russo, Marconi, Marini, Cingoli, Formisani hanno rivestito l’incarico di membri del CdA della banca (e diversi di loro anche del Comitato Esecutivo) per moltissimi anni. Chi, se non gli amministratori, ha colpa. Il codice civile è chiaro in materia di compiti e responsabilità degli amministratori di Società per azioni all’art. 2381 ultimo comma: “Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore può chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della società”.

Ma la responsabilità, come anticipato all’inizio, va ricondotta anche ai sindaci di Teramo, Atri, Nereto, al presidente della CCIAA e al rettore dell’Università che ai sensi dello Statuto della Fondazione nominano i membri del Comitato di indirizzo. Sono stati loro negli anni ha fare in modo che Nuzzo e i suoi sodali dormissero sonni tranquilli e lautamente pagati (con le cifre sopra elencate), mentre non vigilavano sulla banca che la Fondazione controllava.

La responsabilità degli amministratori locali che scelgono i vertici della Fondazione è un tema che nessuno ha osato trattare, è un tema eminentemente politico che è rimasto sempre sottotraccia e per il quale nessuno ha pagato nemmeno nelle urne, visto che il sindaco di Atri è stato riconfermato nel 2013 (esattamente un anno dopo il commissariamento della Tercas), il sindaco di Teramo è stato a sua volta confermato nelle urne nel 2014 (due anni dopo) e il sindaco di Nereto non si è nemmeno ripresentato alle elezioni (che avrebbe potuto rivincere).

Se ne deduce che il capitalismo di relazione è più vivo che mai, che l’antimeritocrazia regna sovrana, che il familismo amorale è inestirpabile, ma soprattutto se ne deduce che ai cittadini piace prenderla in culo, piace farsi sodomizzare nei portafogli, piace rieleggere coloro che contribuiscono direttamente e indirettamente a disintegrare un patrimonio economico, imprenditoriale e sociale. Contenti loro, contenti tutti…

Ad ogni buon conto oggi il patrimonio netto della Fondazione, come risulta dal bilancio 2014, assomma a 92 milioni di euro, un tesoro largamente ridimensionato, ma pur sempre nella libera disponibilità di una Fondazione bancaria senza più banca, di una entità che serve solo ad essere munta su ordine dei politici che ne nominano i vertici, politici che devono alimentare le loro clientele per i loro tornaconti elettorali.

Per cui, come prevedibile e previsto, fra pochi giorni andrà in onda l’avvicendamento alla presidenza della Fondazione Tercas fra l’uscente Mario Nuzzo – che saluta e ringrazia dalla sua scrivania di Vicepresidente della Cassa Depositi e Prestiti – e l’accreditata nominanda Enrica Salvatore, commercialista teramana e docente dell’Istituto Pascal, già vice di Nuzzo nel 2013 e di osservanza politica tancrediana.

Se la quercia fa la ghianda, il destino è segnato; tanto i teramani – da buone pecore – vivono costantemente a 90 gradi…

3 Responses to "Fondazione Tercas: Mario Nuzzo elogiato e promosso per aver contribuito a depauperare Teramo. I teramani ringraziano"

  1. rosso al tramonto   9 novembre 2015 at 19:14

    E’ strano che Lei si meravigli che il Dott.Nuzzo sia stato nominato vice presidente della CDP.
    E’ strano che nessuno si meravigli che nessuno abbia aperto un fascicolo su Tercas se non per qualche acchiappa galline.
    Con la speranza che chi sa…uno dovrebbe sapere…..tra qualche anni lascerà delle memorie.
    Ma sarà difficile.

  2. francesco di luigi   10 novembre 2015 at 11:04

    Chi ha avuto la “fortuna” di ascoltare i toni e le parole di Renzo Di Sabatino (insieme a quelle del Buon Verticelli) al funerale di Ernino D’Agostino e dopo quelle di elogio a Mario Nuzzo, ha avuto la conferma che, per la proprietà transitiva, il buon Renzo cumulerà la Presidenza della Provincia di Teramo con quella a vita di Presidente Nazionale dell’Ordine degli Avvocati.
    Con buona pace di noi cittadini coglioni.

  3. Anonimo   13 novembre 2015 at 7:41

    Sarebbe interessante, Christian, andare più in generale ad approfondire il ruolo e le responsabilità che ha avuto e ha l’Università nell’introdurre suoi uomini, o gente comunque strettamente collegata, nei vari centri di potere. Spesso si è trattato, e si tratta, di gente di scarsissima qualità, del tutto avulsa dal nostro territorio e dai suoi problemi, autoreferenziale in quanto proveniente da cerchi magici di molto dubbia qualità.
    Interessante sarebbe anche analizzare ruolo e responsabilità avuti da Unite in molte delle più importanti (e costose) scelte fatte negli anni.
    Salvo poi autoassolversi ed ergersi a giudici per dare la colpa sempre agli altri, con la spocchia caratteristica del professorino.
    Se tutto ciò è avvenuto e continua ad avvenire è solo grazie all’inconsistenza, all’ignavia ed alla complicità di una classe politica (tutta senza distinzioni) inadeguata ed incapace di elaborare autonome strategie.

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