Quale sarà il destino di Castiglione della Valle?

Quale sarà il destino di Castiglione della Valle?

di Sergio Scacchia  –

“In ogni luogo sono gli occhi del Signore, scrutano i malvagi e i buoni;

Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio:

se c’è uno che cerchi Dio” (Pr 15,3; Sal 14,2)

L’ombra obesa e quella snella sembrano unirsi come gemelli nel ventre della mamma. Si proiettano sul moncone del muro mentre il sole acceca con un solo raggio una casa disastrata e segna su di una parete sbilenca l’ora di Castiglione della Valle.

Pare di essere davanti a lancette invisibili slanciate su di uno schermo a mozzicone, tra case spuntate pronte a cedere definitivamente a una morte lenta per polverizzazione.

A sei anni dal terribile disastro del terremoto che sconvolse l’Abruzzo nel 2009, è sceso il silenzio nella società dei media che ha dimenticato gli sfollati ancora dispersi fra la costa adriatica e la più lontana periferia di quella che fu L’Aquila, città di cultura e musica.

Crediamo ci sia un destino ancora peggiore per i tanti abitanti dei piccoli paesi, non solo aquilani, in gran parte ancora disastrati.

“Ghost cities”, così si chiamano quelle città o quei paesi che vengono abbandonati a causa di eventi naturali, come colate laviche, alluvioni, terremoti o perché la principale o l’unica fonte di reddito e di lavoro scompare. Sono famose le ghost town del far west americano o quelle dell’entroterra australiano, ricche di un particolare fascino, ma anche in Italia ce ne sono molte e alcune amministrazioni e alcuni privati si stanno attivando per salvarle o, addirittura, ridare loro nuova vita.

Le città fantasma nostrane sono sparse un po’ in tutta la penisola, ma le regioni che ne contano di più sono quelle meridionali. Qui da noi ce ne sono e non soltanto in alta montagna.

Castiglione della Valle, piccolo borgo ai piedi del Gran Sasso teramano, è a circa 450 metri di altezza ed è uno di questi. Il paese ha conosciuto i tempi in cui si mangiava pane e lenticchia, polenta al sugo, qualche fico selvaggio in estate e le castagne in autunno. Tempi in cui nei piccoli borghi e non solo del teramano, il prete era anche il medico e ti propinava, in caso di malattia, infusi di erbe e poi sacramenti. Questi luoghi persi tra le sterpaglie sono come formicai perduti.

Siamo nell’antica Castrum Leonis Vallis Sicilianae, conosciuta nei documenti ufficiali come Castrum ad Vallem. Alla fine del 1700 apparteneva alla grande diocesi di Penne. Importante baronia della Valle del Mavone e centro strategico della Valle Siciliana, questo luogo è arrivato a ospitare oltre mille abitanti.

Popolato sin dalla preistoria era, già prima del terremoto, una sorta di mini ghost town, borgo fantasma. Eppure la storia di questo paesello posto accanto a un bellissimo Parco Naturale detto di Fiume Fiumetto, è sontuosa.

Parte dall’anno 959, quando era dotato di mura possenti e divenne proprietà dei potenti Conti di Pagliara. La sua storia si lega, tra verità e leggenda, alla figura della bellissima Lucrezia Borgia che pare avesse trovato rifugio nel 1499 insieme al suo Alfonso di Aragona per sfuggire ai sicari del Duca. A questo evento si ispirava la suggestiva rievocazione medievale che in agosto portava folle di turisti smaniosi di vivere una serata tra streghe, giullari, cavalieri e cortigiane, tra piatti di ottima cucina e vino.

Castiglione della Valle è stata anche sede municipale fino al 1909, quando fu annesso alla vicina Colledara, oggi sede municipale.

I pochi abitanti che erano rimasti, sfidando la solitudine, l’isolamento e gli inevitabili disagi, fuggirono tutti in quella maledetta notte di aprile e oggi ancora non tornano nel paesino medievale.

Il sindaco di Colledara si dice ottimista perché i soldi della ricostruzione piano piano continueranno ad arrivare e presto le case diroccate e puntellate, i muri crollati e il silenzio profondo, faranno posto a ruspe per la ricostruzione.

Nel frattempo il borgo abbandonato giace quasi come un malato terminale ai piedi del lussureggiante fiume. È un Paradiso naturale tra ripide cascatelle d’acqua e rocce secolari.

Il rischio grande non è se i tempi di ricostruzione si allungano all’infinito, ci dice l’ultimo abitante del paese, il pericolo è lo sviluppo del turismo di massa.

Ci sarebbero, infatti, le mire di una multinazionale londinese nei peggiori incubi dell’oltre ottantenne Antonio Di Luigi, l’unico rimasto nel vecchio borgo medievale a salvaguardare il paese da cemento e posti letto.

Tra un cortiletto e una stradina sghemba di quello che era il bel paese, il simpatico personaggio sembra muoversi come una lucertola a cui hanno mozzato la coda, ombra di un mondo che non c’è più. Un cane lo segue, fedele, a ruota.

Il paese ha le carte in regola, anche se Antonio forse non lo vorrebbe, per diventare quello di cui molti parlano, l’albergo diffuso. Vero!

Ci sono leggende di streghe, c’è una natura sontuosa da queste parti. C’è la storia dei palazzotti medievali con stemmi e fregi a ricordare le peripezie dei Borgia, una chiesa, seppur disastrata, che è un vero gioiello del XII secolo dedicato a San Michele Arcangelo. Rischia di perdersi anche un antichissimo gafio, elemento architettonico caratteristico delle maestranze longobarde.

E c’è anche una comoda autostrada per Roma e il suo aeroporto a meno di due ore.

Butteremmo le chiavi della felicità ci dice, agitato nei modi l’irriducibile, mentre dietro di lui fa brutta mostra il muro puntellato. Uccideremmo senza pietà la suggestione di un luogo unico.

Alcuni intraprendenti giovani architetti, pare stiano effettuando delle rilevazioni per poter rimettere a posto diverse abitazioni, alcune delle quali sono comunque state ristrutturate.

Spuntano ora diversi raggi di sole a illuminare i ruderi. Che lassù siano d’accordo con Antonio?

Arrivare a Castiglione della Valle:

A 30 chilometri da Teramo si prende la superstrada e poi l’autostrada A24 per Roma, uscendo al casello di Colledara San Gabriele. Da qui seguire la strada per Colledara e poi, all’inizio del centro abitato, deviare a sinistra seguendo segnaletica. All’uscita dell’autostrada, comunque, c’è un cartello turistico.

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