Teramo Lavoro: Cretarola condannato penalmente, i teramani condannati a pagare milioni di euro

Teramo Lavoro: Cretarola condannato penalmente, i teramani condannati a pagare milioni di euro

di Christian Francia  –

Cretarola Mary Poppins
Venanzio Cretarola: condannato a due anni di galera

E alla fine la montagna partorì il topolino. Sono anni che lo scandalo della società in house della Provincia, la Teramo Lavoro srl, tiene banco sui giornali per gli enormi risvolti in termini di professionalità cestinate, di soldi spesi male, di danni arrecati ai cittadini.

Ieri è stato messo il primo punto fermo con la sentenza penale di primo grado che ha condannato l’ex amministratore unico, Venanzio Cretarola, a due anni di carcere con interdizione dai pubblici uffici per aver commesso il reato di peculato (illecita percezione di 11.000 euro per prestazioni lavorative non documentate).

Se i fatti fossero andati semplicemente come sancisce la condanna, l’intero scandalo si ridurrebbe ad una quisquilia, ad una pinzillacchera. Ma non è affatto così. Premesso che la sentenza la commenteremo come merita quando usciranno le motivazioni e potremo leggere nel dettaglio come hanno argomentato i giudici, bisogna innanzitutto sgomberare il campo da un equivoco: la visione totalizzante della sfera penalistica.

Molti ingenuamente credono che una condanna o una assoluzione in sede penale esauriscano l’interesse pubblico a conoscere come siano andati i fatti relativi ad una qualsiasi controversia. Ma purtroppo è vero l’esatto contrario: la sentenza penale si limita a circoscrivere piccole fette di accadimenti nell’alveo delle fattispecie di reato contestate, lasciando del tutto in ombra l’intero contesto.

Nel caso di Teramo Lavoro le accuse penali si limitavano a microscopiche fattispecie di illecito che hanno comportato danni economicamente irrilevanti, se confrontati con i milioni di euro di danni che la società in house ha prodotto e che ricadono integralmente sulle spalle dei cittadini, se la Corte dei Conti non dovesse intervenire ad inchiodare gli amministratori alle loro responsabilità.

Il Tribunale ha assolto l’ex presidente della Provincia, Valter Catarra, dall’accusa di abuso d’ufficio, ma le sue responsabilità restano gigantesche ed immutabili, a prescindere dallo scrutinio penale che si è limitato ad una piccola indagine sulla gestione dei fondi europei del FSE e all’autoassunzione a coordinatore di quei fondi dello stesso Cretarola.

Se si tengono presenti questi cardini, fanno soltanto ridere le dichiarazioni del deputato Paolino Tancredi sull’assoluzione dell’ex presidente Catarra: “Non ho mai avuto dubbi sull’integerrimo operato e sulla onestà di un uomo che, con grande sacrificio, ha messo se stesso al servizio del bene comune senza mai trarre da tanta dedizione alcun personale vantaggio”.

Fanno ridere le dichiarazioni di Tancredi non perché lo dica io, ma perché è la stessa Provincia – costituitasi parte civile nel processo penale – ad avere chiesto 5 milioni di risarcimento danni proprio al suo ex presidente Catarra e al suo fiduciario amministratore Cretarola.

E la sentenza di ieri ha riconosciuto il danno arrecato alla Provincia di Teramo, sebbene il danno stesso dovrà essere quantificato in sede civile, in quanto le condotte illecite hanno causato una lesione all’immagine dell’Ente ed un danno esistenziale relativo all’affievolimento degli scopi sociali della Provincia, privata delle competenze umane e professionali sulle quali aveva investito da anni per fornire servizi di qualità all’intera cittadinanza.

I 5 milioni richiesti non basterebbero in realtà nemmeno per risarcire il solo danno patrimoniale derivato dalla perdita dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, che furono illegittimamente usati da Cretarola per la società Teramo Lavoro, in barba a quanto segnalarono un manipolo di dipendenti che si sgolarono invano per chiedere legalità, ma che furono estromessi dai loro ruoli con l’assenso proprio dell’ex presidente Catarra.

Del resto, lo stesso Pubblico Ministero Giovagnoni ha tracciato lo scenario dei responsabili politici che hanno agito “infischiandosene dei principi di trasparenza e imparzialità (…) Catarra fin dall’inizio nomina Cretarola amministratore della Teramo Lavoro senza ricorrere ad alcuna procedura di selezione caratterizzata dai criteri di valutazione comparativa di professionalità, come invece sarebbe stato auspicabile visto che si trattava di scegliere il responsabile di una società strumentale a totale partecipazione pubblica e probabilmente ha deciso di agire in tal modo per ragioni strettamente politiche. Sicuramente dietro la nomina di Cretarola c’è una qualche figura di spicco della politica teramana.

E non ci vuole uno scienziato per risalire ai padrini politici di Cretarola, dato che nel 2010 – quando la Provincia di Teramo deliberò la nascita della società in house – l’assessore provinciale al Lavoro era Eva Guardiani (fedelissima di Paolo Gatti), e dato che l’assessore regionale al Lavoro che erogava alla Provincia i soldi del Fondo Sociale Europeo era appunto Paolo Gatti.

La Regione stessa ha sancito la non riconoscibilità dei Fondi Europei utilizzati da Teramo Lavoro ed ammontanti a circa 3,5 milioni di euro, tutti soldi che stanno pagando di tasca loro i cittadini teramani (poiché inseriti come debiti sul bilancio della Provincia) e dei quali è responsabile diretto Valter Catarra.

E non vanno dimenticati i milioni di euro di danni richiesti dagli ex dipendenti ed oggetto di numerose vertenze civili tuttora in corso. Chi risarcirà quei danni? Sempre noi? Mai Lorsignori? Al riguardo è bene ribadire che proprio una settimana fa il Tribunale di Teramo ha respinto la richiesta di fallimento della società Teramo Lavoro srl (dopo che aveva già negato il concordato preventivo). La richiesta di fallimento era stata presentata nel marzo scorso dal liquidatore della stessa ex società in house.

Il Tribunale fallimentare ha dichiarato inammissibile il fallimento in quanto la società in house è di fatto equiparata ad un normale settore di un ente pubblico, poiché la Provincia era il socio unico.

Questo vuol dire che tutti i debiti e i danni prodotti, quantificati e da quantificare, sono stati e saranno pagati dai contribuenti, e la responsabilità diretta del disastro – al pari se non di più dell’amministratore unico Venanzio Cretarola – era ed è del socio unico Valter Catarra (visto che fu lui stesso a far nascere Teramo Lavoro nel 2010 e a metterla in liquidazione nel 2014). Altro che l’onestà biascicata da Paolino Tancredi! Altro che “integerrimo operato”!!!

La Corte dei Conti intervenga a sirene spiegate, prima che i soliti politici si autoassolvano sulla scorta di fuorvianti processi penali che attengono a questioni marginali rispetto ai danni spaventosi prodotti da una incapacità e da una incompetenza mostruosi.

E se Catarra vivaddio è tornato a fare il bidello, la Guardiani frattanto è stata pure promossa assessore al bilancio del Comune di Teramo (per meriti acquisiti sul campo: aveva contribuito solo ad alcuni milioni di euro di danni), e Paolo Gatti continua ad imperversare nella politica regionale abruzzese senza che qualcuno lo inchiodi alle sue responsabilità politiche e ne chieda l’estromissione dalle assemblee rappresentative per manifesta indegnità.

3 Responses to "Teramo Lavoro: Cretarola condannato penalmente, i teramani condannati a pagare milioni di euro"

  1. francesco di luigi   6 novembre 2015 at 10:33

    Christian, ma che cazzo dici? Ma se l’onorevole Tancredi si dice commosso per l’assoluzione di Catarra, uomo di specchiata onestà?

  2. Anonimo   6 novembre 2015 at 18:12

    La ricostruzione di Cristian è esatta…….. Troppo spesso la verita processuale è lontana dalla verità reale……..i giudici?

  3. giovanna   10 novembre 2015 at 10:26

    Meno male che non esiste più teramo lavoro… fondo sociale europeo utilizzato per pagare solo il personale!!! tutti a casa, compreso i dipendenti di teramo lavoro entrati a lavorare senza concorso tanti anni prima di catarra!!!

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