Arte medievale e rinascimentale a Pescocostanzo

Arte medievale e rinascimentale a Pescocostanzo

di Sergio Scacchia  –

Mi sono chiesto innumerevoli volte come sia possibile che un borgo montano a 1400 metri di altitudine, nel cuore di un altopiano sconfinato, possa celare nella sua compatta struttura urbanistica, gioielli incredibili tanto da farla definire una “capitale d’arte” dell’Italia meridionale.

Parlo di Pescocostanzo, il paese confinato lì dove declinano i monti della Majella e si stagliano, boscose e frammentate, le catene dei Pizzi e Secine.

Sotto le vette si trova una delle piane più belle d’Abruzzo, uno straordinario luogo con un gioco di grandi spazi e tacite, antiche presenze. L’altopiano Maggiore con il Quarto S.Chiara, un miracolo dell’armonia della natura e della storia, custodisce questo borgo che fu frequentato da valenti architetti, scultori, poeti e artisti.

Tutti arrivarono, attratti dalle straordinarie emergenze culturali, risalenti prima al medioevo con un castello e poi al rinascimento, con il centro storico ricco di palazzi signorili e di splendide chiese. La bellezza di questa parte d’Abruzzo si esalta ancora oggi, nelle pietre squadrate dell’antico villaggio pescolano.

Forse la grandezza del piccolo abitato fu dovuta al legame forte con l’abbazia di Montecassino che aveva nelle sue dipendenze diversi centri abruzzesi.

Già in quei tempi lontani il nucleo urbano denominato “Peschio” esprimeva altissime produzioni artigianali di orafi, maestri del ferro battuto, ebanisti e tessitori di tappeti. Ancora oggi sono rinomati in tutto il mondo il merletto a tombolo e le lavorazioni magistrali dell’oro in orecchini, anelli e girocollo.

Non bisogna dimenticare in questi rigurgiti di grande arte che Pescocostanzo ha una storia soprattutto pastorale.

Un esercito di animali, uomini e carri che per lunghi millenni, dall’età del Bronzo, attraverso la romanità e fino alla metà del secolo scorso, hanno costituito quella economia pastorale che i nostri antenati hanno unito alla civiltà dell’amore per la terra.

Questa è una delle capitali della transumanza del centro Italia, lo testimonia la notizia storica che alla fine del XIV secolo fu fatta costruire in un piccolo paese del Tavoliere pugliese, Torremaggiore, una cappella per i pastori pescolani che lì passavano l’inverno. Da un censimento del seicento, si scopre che gli ovini avevano una consistenza di oltre 30.000 capi.

Non è un caso che su questo ramo importante del grande tratturo Celano- Foggia, non lontano dal paese si trovi un santuario ai piedi di una rupe, dedicato a San Michele, luogo di sosta delle carovane pastorali.

Non a caso, nello splendido bosco di S.Antonio, si trova anche un’altra affascinante testimonianza con l’eremo risalente al XIV secolo, ricovero per chi aveva problemi durante il lungo cammino.

Il capolavoro del paese è sicuramente la collegiata di Santa Maria del Colle, scrigno di tesori con un incredibile rassegna di affreschi, arredi lignei, fonti battesimali, crocefissi preziosi e soffitti lignei settecenteschi dorati. L’altare maggiore è uno spettacolo nello spettacolo.

La cappella del Sacramento è da urlo con una tela preziosa dedicata alla Madonna del Rosario, opera del pittore aquilano Cardone, e la “Gloria del Paradiso” a impreziosire la cupola. Forse l’opera più insigne è la “Madonna dell’Incendio sedato”, in cui Tanzio da Varallo, insigne pittore del Seicento, mise insieme tutto il suo grande genio, un gioiello che certamente meriterebbe una collocazione in grandi musei internazionali.

A lato della scalinata per accedere alla collegiata, sulla destra, si trova l’antichissima chiesina di Santa Maria del Suffragio dei Morti con il suo bell’altare in noce scolpito di fine seicento. Ai piedi della scalinata la singolare “Pietra del vituperio”, dove un tempo si ponevano i fogli di scherno contro coloro i quali non onoravano i loro debiti nei confronti dei creditori. Era una sorta di ludibrio pubblico che precedeva un’incriminazione legale del debitore renitente.

Un bellissimo itinerario nel paese permette di scoprire palazzotti gentilizi di rara bellezza come:

Casa D’Amata (sec. XVI) con il caratteristico “vignale” (il pianerottolo su scala esterna);

Palazzo Grilli (sec. XVI) con quattro torrette angolari e due portali in pietra lavorata;

Palazzo De Capite con belle opere in pietra datate 1850, e la chiesetta di S. Giovanni con portale e rosone di metà Cinquecento;

Palazzo Mansi (sec. XVI), al centro del corso con il suo splendido portale, logge e scale esterne;

Palazzo Colecchi (1771) dalle linee armoniose e leggiadre;

Palazzo Cocco e Palazzo Ricciardelli , in stile barocco (sec. XVI) e balconi di ferro battuto.

Da non perdere assolutamente la visita all’ex Monastero di clausura di Santa Scolastica, costruito nel 1624 su disegno di Cosimo Fanzago.

Infine è d’obbligo un caffè nella bella e scenografica piazza centrale, zona vip del paese con il Palazzo del Governatore, recentemente restaurato, e il cinquecentesco Palazzo Comunale con la torre dell’orologio.

Come raggiungere Pescocostanzo:

Da Nord

Dall’autostrada Adriatica A14 in direzione di Ancona, seguire la direzione Roma, prendere l’autostrada A 25, uscire a Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per L’Aquila, continuare sulla SS 17, attraversare Popoli e svoltare sulla SS 84 in direzione di Pescocostanzo.

Da Sud

Dall’autostrada A14 seguire la direzione Pescara, prendere l’autostrada A 16 in direzione Benevento, continuare per il raccordo RA 9 e a Benevento proseguire sulla SS 88, uscire in direzione Campobasso, prendere la SS 17, proseguire per la SR 84 in direzione di Pescocostanzo.

Da L’Aquila

Percorrere la SS 17 in direzione di Pescara, proseguire sulla SS 153 in direzione di Navelli, continuare sulla SS 17, attraversare Popoli, svoltare sulla SS 84 in direzione di Pescocostanzo.

One Response to "Arte medievale e rinascimentale a Pescocostanzo"

  1. gianco   1 novembre 2015 at 17:37

    A dir poco stupenda, sono bastati 3 giorni per innamorarmi di questo borgo. Unica nota un pochetto stonata che il borgo ha perso quasi tutta la sua origine abruzzese. Ormai molto più facile ascoltare la parlata romana o napoletana, che il vecchio dialetto di Pescocostanzo!
    Ma è un dettaglio facilmente trascurabile alla bellezza del paese.

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