Canguri e ghigliottine: la Regione Abruzzo, dopo 45 anni, celebra il funerale della democrazia

Canguri e ghigliottine: la Regione Abruzzo, dopo 45 anni, celebra il funerale della democrazia

di Riccardo Mercante  –

D'Alfonso canguro
Luciano D’Alfonso fotografato da Simone Mazzoni (tramite la norma cosiddetta canguro/ghigliottina da oggi in avanti il governatore avrà sempre “RAGIONE FACILE”)

La scorsa seduta del Consiglio regionale ha segnato una delle tappe più buie della storia della nostra Regione. In un solo colpo è stata cancellata la democrazia ed ogni principio costituzionalmente garantito, riportando l’Abruzzo all’oscurantismo medioevale. Tutto grazie ad una norma ghigliottina (una sorta di “canguro istituzionalizzato”) che ha decretato la condanna a morte di ogni diritto o prerogativa delle minoranze consiliari, trasformando il governo regionale in un sultanato.

Non sono state sufficienti a D’Alfonso e alla sua maggioranza le scorrettezze politico-amministrative messe in campo finora. Dalla modifica forzata dello Statuto per istituire la figura del Sottosegretario (o Assessore di fatto che dir si voglia), al “rimpasto-impiastro” di Giunta per assegnare la “poltrona che non c’è”; dalle Conferenze dei Capigruppo convocate d’urgenza per riformulare i provvedimenti non graditi ed impedirne l’approvazione, alla prassi, divenuta ormai un’abitudine, di Convocare Consiglio regionale e Commissioni contemporaneamente facendo slittare i lavori dell’assise consiliare alle ore notturne con il bieco scopo di inserire, alla chetichella, atti e proposte di legge vergognosi e inaccettabili.

No, questa maggioranza ha dovuto osare di più e l’ha fatto pavidamente, sulla scia del pensiero unico di Renzi, presentando sotto le mentite spoglie di un subemendamento (a firma D’Alessandro) ad una modifica al regolamento sul funzionamento del Consiglio riguardante l’inno d’Italia, una norma intrusa che va a bloccare, di fatto, ogni attività delle opposizioni.

Si tratta, in sintesi, di una disposizione che conferisce alla maggioranza la facoltà, invocando non meglio precisati e non meglio definibili requisiti di necessità e di urgenza, di far decadere tutti gli emendamenti e le proposte di modifica e miglioramento dei testi legislativi presentati dalle opposizioni. Un vero e proprio bavaglio che attribuisce al governo D’Alfonso un potere legislativo illimitato ed assoluto trasformando il Consiglio regionale in un teatro dei burattini con le minoranze ridotte a semplici comparse della politica abruzzese.

Una norma che elimina alla radice anche la più piccola forma di democrazia evidenziando, al contempo, una certa fragilità dell’attuale maggioranza, lacerata, così com’è, al proprio interno da interessi confliggenti e guerre intestine.

In questo clima di autoritarismo che sta caratterizzando la legislatura sin dall’inizio e che ha trovato, per l’appunto, nell’approvazione della norma ghigliottina il suo apice, stupisce, ancor di più, l’atteggiamento schizofrenico del centro-destra che, invece di gridare, giustamente, allo scandalo e difendere i propri diritti, ha partecipato volontariamente allo scempio.

Dopo essersi battuti, anche attraverso il deposito di centinaia di emendamenti e minacciato iniziative roboanti nella prima seduta di Consiglio diretta all’esame della norma-vergogna, i Consiglieri di centro-destra hanno, d’improvviso, cambiato radicalmente idea, sottoscrivendo un accordo con modifiche alla ghigliottina puramente di facciata e finendo quindi col votare favorevolmente fianco a fianco con D’Alfonso e la maggioranza.

Un comportamento che in un paese normale avrebbe dell’incredibile, ma che in un mondo alla rovescia, come il nostro, non fa altro che ricalcare le orme di quel partito unico che è alla guida del nostro paese, basato su accordi e patti traversali che non scontentano né gli uni né gli altri.

E così mentre in parlamento Forza Italia con Paolo Romani parla di assalto alla costituzione e grida allo scandalo definendo “Una burla intollerabile per la democrazia” il famigerato canguro che ha zittito le forze di opposizione, in Regione Abruzzo i consiglieri del centro destra tessono le lodi al provvedimento e iniettano fiducia al Presidente D’Alfonso pronunciando parole di compiacimento per l’approvazione della norma in vista dell’utilità che la stessa potrà arrecare in una futura legislatura targata centro-destra.

Grazie al solito inciucio tra partiti di sinistra e partiti di destra si è messo in scena, nella nostra Regione, il requiem per la democrazia, nell’opposizione più strenua e solitaria del gruppo consiliare del M5S che nulla ha potuto di fronte alla forza dei numeri: 26 voti favorevoli (tutta la maggioranza, tutto il centro-destra ed il Consigliere Bracco del Gruppo misto) contro i 5 del Movimento 5 Stelle.

D’ora in poi D’Alfonso ed i suoi, chiusi in una roccaforte che non ammette alcuna forma di dialogo o di confronto, saranno liberi di approvare, in pochissimo tempo e con pochissimo sforzo, qualsiasi provvedimento.

E c’è da scommettere che i nuovi poteri della maggioranza apriranno le porte a una serie d’interventi che nulla potranno produrre in termini di benefici per la nostra Regione, come l’acquisizione di vecchi carrozzoni, i soliti contributi elargiti ai soliti noti, i tagli indiscriminati e ingiustificati verso i servizi più sensibili e verso i più bisognosi, gli incarichi conferiti ai vecchi compagni di merende.

Un funerale della democrazia celebrato a braccetto dal centro-destra e dal centro-sinistra con buona pace dei cittadini abruzzesi, marionette inconsapevoli di un teatro dei burattini targato “D’Alfonso & Co.”. 

One Response to "Canguri e ghigliottine: la Regione Abruzzo, dopo 45 anni, celebra il funerale della democrazia"

  1. francesco di luigi   5 ottobre 2015 at 15:53

    il centro destra non ha eccepito perché sa che nelle prossime elezioni vincerà e si troverà quindi la tavola già apparecchiata.
    E noi saremo di nuovo inculati. Scusate l’espressione volgare ma non me ne viene un’altra un po’ decente.

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