Casoli di Chieti: dove convivono natura, arte e storia

Casoli di Chieti: dove convivono natura, arte e storia

di Sergio Scacchia  –

La bellezza dell’Abruzzo a volte ti trafigge come un dardo di Cupido, anche solo attraversando un borgo, sorprendendoti dei panorami, delle case abbrunite dal tempo, di un’agricoltura antica che coniuga sapientemente produttività e piacere degli occhi. Insomma, è lo sbalordimento di chi ama la sua terra e la vede come un incastro perfetto e quasi magico di pianure, colline e montagne.

Accade anche a Casoli di Chieti, antico villaggio fortificato nella valle del fiume Aventino e raccolto con le sue vetuste abitazioni attaccate al castello su di un colle affacciato sulla dorsale della Majella più aspra.

Arroccato sul bastione verde, pare un’astronave a fil di nubi. Sotto vette prodigiose si estende anche una piccola pianura coltivata a girasoli e ulivi belli da mozzare il fiato. I colori della terra, soprattutto in autunno, hanno i magici toni del marrone, ocra accesa e varie sfumature di verde.

Il paese si raggiunge affrontando un saliscendi di colline amene che dalla costa e i suoi abitati nuovi di cemento, portano fin sotto i picchi rocciosi. Allontanandoci da grigliate, assembramenti e motori in strada, la vita pare più bella.

Casoli ha una storia più che millenaria. È un concentrato di tracce che partono dalla preistoria, poi etrusche, romane, medievali e rinascimentali. Da tempi antichissimi questo luogo ha, infatti, accolto importanti insediamenti abitativi e anche al turista frettoloso, quello del classico mordi e fuggi, offre forti emozioni.

Al visitatore non sfugge neanche la bonomia degli abitanti e la comoda lentezza di un piccolo paese in cui puoi guardarti intorno senza urgenze, cliccare istantanee, scambiare due parole con gli abitanti e fare un rapido viaggio nel tempo.

Tribù sannitiche hanno lasciato importanti resti del municipio creato dopo la guerra sociale avvenuta nella seconda metà del I secolo dopo Cristo, fra cui anche vestigia di secolari strutture termali che raccontano di un luogo ameno dove i Romani venivano a “passare le acque”.

Il tortuoso percorso che porta al castello ducale dove fu ospitato il vate Gabriele D’Annunzio permette, inerpicandosi sulla collina, di scoprire vecchie viuzze dove il tempo pare essersi fermato. Sono piccoli angoli segreti, autentiche gocce di medioevo.

Molti lungo il percorso sono gli edifici settecenteschi come i palazzi Tilli o De Vincentiis o ancora il De Cinque. Se potessimo entrare, sicuramente scopriremmo stemmi gentilizi, stanze affrescate, raffinate scalinate.

La parrocchiale di Santa Maria Maggiore è aperta. Qualcuno sta provvedendo alla pulizia. M’intrufolo alla chetichella con passo felpato da cheyenne e scopro un bell’interno, impreziosito dal coro e da una bella tela cinquecentesca della Madonna del Rosario.

All’uscita incombe sulla mia testa l’imponente torre maggiore pentagonale del castello. Affacciandosi dai muri perimetrali della fortificazione si ha la vista dell’Aventino e della valle del Sangro con sopra le montagne a circolo.

Non lontano c’è l’incantevole lago di S. Angelo, contornato da boschi di leccio tra straordinari scorci sulla Majella. È un posto ideale per il birdwatching con un’antica torretta di avvistamento a difesa della valle.

Il castello ha l’ingresso a pagamento ma entrarci è importante, anche se alla fine sono un pochino deluso. Ti aspetti comunque una sorta di Caronte all’ingresso e invece trovi una bella ragazza che, stendendoti il biglietto, regala suggerimenti di visita.

Le stanze del maniero parlano di D’Annunzio. C’è anche in un angolo recondito una scrivania, dove pare che il Vate scrivesse rime. Oggi c’è un piccolo gufo di legno dimenticato da qualcuno, forse antico talismano in grado di far emergere la vena artistica di chi lo tocca.

Il grande poeta fu ospitato più volte a fine ’800, quando all’interno della rocca si costituì un importante cenacolo d’arte con incontri di elite tra pittori come Francesco Paolo Michetti di Francavilla, il musicista Francesco Paolo Tosti di Ortona, oltre a scultori e romanzieri.

Ora è tempo di muoversi. C’è da visitare la Riserva Naturale del Lago di Serranella per osservare una delle zone umide più importanti d’Abruzzo.

Raggiungere Casoli:

Dall’autostrada Adriatica A14, uscire a Val di Sangro, seguire la direzione Villa S. Maria, prendere la SS 652 e seguire le indicazioni per Casoli.

Da Chieti, Prendere la SS 81 e seguire le indicazioni per Casoli.

B&B Biocasa Quarto a Monte, via Roma 12 a Casoli, fax 051380109; cell. 3476071674

B&B Violetta, via San Nicola 9 a Casoli, tel.0872981813; cell. 3208145334

www.paesaggioteramano.blogspot.it

One Response to "Casoli di Chieti: dove convivono natura, arte e storia"

  1. Antonello Masciantonio   13 settembre 2017 at 7:53

    All’autore dell’articolo bisognerebbe spiegare che il Castello apparteneva ad una famiglia onorata e rispettabile di nome Masciantonio. E solo per l’amicizia che legava l’on. Pasquale Masciantonio ai componenti del Cenacolo di Francavilla che essi, e quindi anche d’Annunzio, furono più volte ospitati nel Castello. Va detto anche che il Castello non è mai stato una fortezza; è appartenuto alla famiglia Masciantonio dal 1868 al 1982 e molte delle modifiche che l’hanno reso un palazzo signorile sono dovute proprio a questa famiglia.

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