Il Parco Letterario di Anversa degli Abruzzi

Il Parco Letterario di Anversa degli Abruzzi

di Sergio Scacchia  – 

“Se vieni con me per un sentiere

che hai passato cento volte,

il sentiere ti sembrerà novo”

(Gabriele D’Annunzio)

Arrivo ad Anversa degli Abruzzi che il cielo ha appena finito di buttare giù acqua e sta schiarendo. Qui si gode uno degli scorci sicuramente più belli dell’intero Abruzzo. Le affascinanti Gole del Sagittario accolgono grandi bastionate verticali che, in una bellezza senza fine, precipitano i loro profili merlati e aguzzi fino al fiume. Le acque scorrono impetuose, facendosi strada tra le rocce.

Il comune secolare di Anversa pare proteggersi da questa natura prepotente con le sue mura fortificate a strapiombo su di un dirupo. L’abitato, nella parte più profonda della provincia aquilana, è a 600 metri di altezza.

Questa è una delle tante Riserve naturali che si succedono senza fine per tutto il territorio abruzzese, oasi gestita dal WWF nei suoi 450 ettari. Insieme alle Gole di San Venanzio nel Parco regionale del Velino Sirente, rappresenta quanto di più wilderness si ricerchi in regione.

Nel Sagittario, però, dimorano orsi marsicani, lupi, cervi e caprioli, in cielo volteggiano piccoli rapaci, valore aggiunto per un territorio protetto. È la ricca avanguardia della fauna che ospita il vicino Parco Nazionale d’Abruzzo, vero eden per chi ama avvistare animali selvaggi.

Siamo in un angolo d’Abruzzo amato da grandi personaggi. Come dimenticare le continue incursioni di Gabriele D’Annunzio, che arrivava fin qui a dorso d’asino per trovare ispirazione. Il vate, passeggiando tra le strette rue del paese, realizzò una delle sue tragedie più famose, “La fiaccola sotto il moggio” nel lontano 1905.

Veniva da un grande successo di un’opera dell’anno prima, sempre ambientata in Abruzzo. Volle bissare con una storia che riportava esperienze nella valle del Sagittario che aveva avuto quando era diciottenne nel 1881 e in un successivo viaggio in carrozza nel 1896, in compagnia di una delle sue tante amanti, tale Maria Gravina.

L’Abruzzo che viene narrato dal grande poeta è barbarico, misterioso, abbarbicato su “di un Sagittario che si rompe a schiuma”, mentre magicamente arroccate, le case di Castrovalva ardono sul “sasso rosso”.

A lui, il borgo secolare ha dedicato un “Parco Letterario”, uno dei pochi esempi esistenti al mondo, un percorso dell’anima nel quale si legano le emozioni di viaggiatori illustri che qui hanno tratto ispirazione per grandi opere artistiche e letterarie, in un ambiente che oggi appare protetto.

Sono passati, stupendosi di tanta bellezza, anche artisti del calibro di George Gordon Byron, Francesco Paolo Michetti, Edward Lear.

Anversa, d’altronde, è davvero uno dei borghi più belli d’Italia. I suoi resti di mura fortificate costruite sui dirupi, riportano a un passato glorioso e importante. M’inerpico sulla salita che porta nel cuore del centro storico, che si dipana in vicoletti soprastanti la piazza centrale, luogo di incontro soprattutto serale.

Questi paesi sono sempre piazzati su cocuzzoli e visitarli significa sgambare alla grande! È una serie di sottopassaggi, volte ad arco e piccoli edifici storici. M’insegue un delizioso profumo di biscotti e pane fragrante, appena sfornato dal tradizionale forno posto alla curva della strada principale. Da lì ci si affaccia, mirabilmente, sulla parte iniziale delle gole.

Qualcuno al bar in piazza mi ha detto di cercare la signora Minietta al secolo Emilia, una quasi centenne che ha ancora la testa a posto e ricorda tutto quello che è accaduto in paese. Da Anversa lei non si è mai mossa. Me la indicano mentre sta godendo di un raggio di sole che sbuca dal dedalo dei tetti.

La vecchina ha visto la storia scorrere, ricorda perfettamente le due guerre. Non so se ha ancora ben chiaro chi fosse quel poeta altezzoso ed elegante che girava in estate per il borgo. Gli dico D’Annunzio e non sussulta. La vedo invece attenta quando rispondo alla sua domanda su chi mi avesse parlato di lei e da quale parte dello Stivale io sia arrivato.

Racconta di quando la sua famiglia era povera e il papà cercava sempre l’amico con due caprette per chiedere latte da dare alla bambina. Con un impeto antico ricorda perfettamente i nomi dei ricchi del paese, quelle famiglie che ogni giorno avevano sulla tavola ogni ben di Dio. Lei, però, li ha visti andare tutti sotto terra. Ricorda anche il voto dato per fare dell’Italia una Repubblica e mi pare, dal ghigno, che se ne sia pentita. Una folata di vento scompiglia i suoi capelli d’argento mossi birichini da una pettinatura impertinente della nipote, giunta in vacanza da Roma dove di mestiere fa la parrucchiera.

È il caso di andar via, la vecchina mi pare stanca, quasi assente, forse chiusa nei suoi ricordi a risparmiare energie così vitali a quella veneranda età. Peccato, avrei voluto sapere di più di una galleria dei volti del ’900.

Arrivo alla cinquecentesca chiesa di Santa Maria delle Grazie. Scatto foto del bel portale rinascimentale in pietra calcarea, anno 1540, con un inedito rosone contornato da serpenti attorcigliati. Le serpi non potevano mancare. A pochi chilometri c’è Cocullo, il famoso borgo dei rettili dove il primo maggio si rievocano i miracoli e le gesta del santo dei “serpari” Domenico.

L’asceta se ne stava nella valle dei laghi, in un eremo a una manciata di curve dalla famosa località turistica di Scanno, cibandosi di bacche e chissà quali altre “delizie”. Ogni tanto, tra una preghiera e l’altra, riusciva, secondo un’abbondante tradizione orale, a far compiere miracoli all’Onnipotente.

L’interno della chiesa delle Grazie contiene un bell’altare con decorazioni scolpite a grottesche e un tabernacolo ligneo di buona fattura.

C’è da stringere i denti e salire ancora per visitare le rovine del Castello Normanno del XII secolo, distrutto completamente dal terremoto del 1706. Qui, ogni volta che si abbatte un sisma dalla vicina piana del Fucino, si perde un pezzo di storia.

La rocca fu edificata allo scopo di controllare uno dei più importanti accessi meridionali alla Valle Peligna. Fu dimora dei Conti di Sangro, che ampliarono questa importante fortificazione strategica. La rocca è importante anche perché molte scene della “Fiaccola sotto il moggio” si svolgono proprio qui. Oggi il fortilizio è diruto.

Ridiscendendo, merita attenzione anche l’antichissima chiesa di San Marcello dell’XI secolo col suo portale tardo gotico, dai motivi antropomorfi.

Se avessi la gamba di un tempo potrei affrontare il suggestivo Sentiero Geologico delle gole che, dalle sorgenti di Cavuto s’inerpica tutto in salita, verso l’incredibile nido d’aquila del minuscolo paesino di Castrovalva. Forse sarà meglio arrivarci in auto!

COME ARRIVARE AD ANVERSA

In auto: Autostrada A25 Roma-Pescara, uscita casello di Cocullo, Strada Provinciale n.479 da Sulmona.

Info: Comune e Riserva 086449115 – È possibile dormire e mangiare anche nelle vicine Villalago, Cocullo, Scanno.

www.paesaggioteramano.blogspot.it

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