La preminenza del porno (quanto è buono il parmigiano e quanto è masochista chi lo tutela)

di Christian Francia  –

Pornoparmigiano
Cibo & Sesso: il più classico degli accostamenti

Quel genio abruzzese di Ennio Flaiano ha compreso e spiegato come pochi l’essenza del carattere italiano. Celeberrima la sua frase “Fra trent’anni l’Italia non sarà come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”.

Partendo dalla constatazione che è avvenuto esattamente questo, e cioè che l’Italia è stata plasmata dalla televisione fino agli esiti berlusconiani e ai suoi frutti più amari rappresentati dal nefasto renzismo mediatico, non possiamo che immaginare ciò che ci attende nella nuova era di internet e dei social networks.

La televisione è divenuta marginale, relegata alle specifiche domande individuali che ne fruiscono pillole limitate alle particolari esigenze personali. Il mainstream è la rete, laddove navigano tutti nel flusso ininterrotto di notizie, informazioni, socializzazione dilagante, filmati e immagini.

In questo calderone la parte del leone la svolge la pornografia, pilastro degli interessi degli internauti, fulcro dei desideri di tutte le generazioni, centro attrattivo, pervasivo e invasivo sulle email, sui social, sulle pubblicità, negli spam.

Il porno è passato – dalla sua nascita – ad una stagione naïf, poi alla sua esplosione analogica che è transitata per l’epoca romantica dei giornaletti, affacciandosi nel mondo delle televisioni locali e successivamente deflagrando nel mondo delle audiocassette e delle videocassette, fino ai DVD e al trionfo di internet nel quale regna incontrastato.

La società dell’immagine ne è risultata stravolta e soggiogata, tanto che perfino la moda ne ha subito l’influenza decisiva, al punto che oggi le star del mondo dello spettacolo vestono esattamente come vestivano le pornostar venti anni fa (spesso anche in modo più audace) e perfino le casalinghe cinquantenni escono agghindate come escort professioniste.

La sessualizzazione della vita pubblica è totalizzante e non risparmia nessun ambito, dalla pubblicità alla politica, dalla scuola allo sport: tutto deve sprizzare sesso da ogni poro e chi non si adegua sembra antiquato come una Fiat Duna (senza essere vintage). La pornizzazione delle istituzioni e dei costumi è ad uno stadio avanzatissimo.

In questa cornice la pornografia esce e straborda dai suoi naturali confini per divenire visione collettiva, moda dominante, ideologia su cui fonda l’intera società occidentale e tutto il mondo culturalmente evoluto (le pornostar e i pornostar vengono acclamati come idoli estetici non meno che come pensatori, opinion makers e filosofi).

In tale contesto, pochi giorni or sono è apparsa la notizia dello spot pubblicitario lanciato dal sito pornografico “PornHub” per promuovere il nuovo “PornHub Premium”, cioè un servizio a pagamento in alta definizione.

Nello spot PornHub paragona il suo servizio “Premium” al Parmigiano Reggiano: nella scena una coppia è al supermercato e lui caldeggia l’acquisto di un pezzo di Parmigiano Reggiano stagionato definendolo testualmente come «il PornHub Premium dei formaggi». Come a dire che non potrebbe esserci niente di meglio sul mercato.

Una attestazione di stima che merita applausi e per la quale – se fossi il presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano – pagherei a peso d’oro chiunque mi avesse fornito un’idea così geniale per diffondere nella società americana l’eccellenza del formaggio italiano.

E invece, nel più perfetto provincialismo nostrano, il Consorzio si è affrettato a far sapere di aver “dato mandato ai propri legali di verificare quali ipotesi di reato possano sussistere a carico del sito pornografico americano”.

Intanto non si vede quale danno di immagine possa derivare dall’aver tracciato un parallelo tra l’eccellenza del prodotto italiano e quella del servizio streaming di video porno a pagamento, elevando i due prodotti all’olimpo della qualità.

Semmai è vero il contrario: che il Parmigiano ha ricevuto una pubblicità positiva in maniera del tutto gratuita, ma suscettibile di una consistente valutazione economica facilmente misurabile nei suoi oggettivi benefìci in favore della commercializzazione del Parmigiano in America.

Pur tuttavia, l’accostamento è risultato quanto mai sgradito dai detentori del marchio “Consorzio del Parmigiano Reggiano”. L’associazione dei produttori ha annunciato una battaglia legale contro PornHub, che tra l’altro risulta essere uno dei principali e più visitati siti al mondo di video porno in streaming, non certo una mini società che sgomita per farsi largo nel mondo degli affari a luci rosse. Semmai è il Consorzio del Parmigiano ad essere un nanetto economico al confronto con il gigante globale del porno.

Nonostante ciò, per il Consorzio si tratta di una operazione “ben premeditata di sfruttamento” della prestigiosa Dop italiana, senza avvedersi che l’operazione di sfruttamento gioca tutta in suo favore, visto e considerato che in America è predominante la vendita di formaggi cosiddetti “parmesan” che non sono né italiani né di qualità, ma sfruttano essi sì l’italian sounding dell’eccellenza gastronomica del nostro Paese.

Invece nello spot di PornHub si cita con spelling impeccabile il nome corretto e integrale di “Parmigiano Reggiano stagionato”, realizzando pure una operazione verità circa le spaventose e pervasive contraffazioni che producono danni enormi all’economia italiana. In pratica un regalo gigantesco sia ai produttori del Parmigiano che all’immagine dell’Italia.

Il Consorzio, masochista fino allo stremo, non solo ha annunciato azioni legali ma ha chiesto pure la sospensione immediata dello spot, in quanto ritiene il messaggio “non solo sgradevole e inaccettabile, ma offensivo per i produttori e per il loro lavoro, volgarmente finalizzato a trarre profitto dallo sfruttamento della notorietà conquistata dal Parmigiano Reggiano, peraltro associato a servizi altrettanto volgari”.

Evidentemente sono fermi al medioevo i rappresentanti del Consorzio, e non solo ignorano le più elementari regole del marketing, ma ancora non hanno compreso che il porno è di moda, è cool, fa figo, fa breccia nelle classi più agiate, cioè quelle che comprano il Parmigiano, ovvero il target di riferimento del prodotto italiano di eccellenza.

Nessuno deve aver spiegato ai dinosauri del Consorzio che persino Hillary Clinton, la candidata più accreditata alla prossima Presidenza degli Stati Uniti, si reca in pellegrinaggio da Kim Kardashian (notissimo personaggio mondiale assurta agli onori delle cronache proprio per un suo video porno diffuso via internet) al fine di poter avere il privilegio di farsi un selfie con lei e poterlo divulgare, in modo da pubblicizzare propria campagna presidenziale fra le decine di milioni di followers della Kardashian, definita dai sociologi non a caso una delle più importanti influencer del mondo.

Ma il Consorzio non ha capito nulla di cosa sia il porno, di cosa sia un influencer, di cosa sia il marketing, di come si tuteli e si promuova il petrolio gastronomico dell’Italia in giro per il mondo.

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