“D”elusione Teramo: la fine del calcio in città. Strategia difensiva fallimentare e dilettantismo. Sentenza comunque iniqua

“D”elusione Teramo: la fine del calcio in città. Strategia difensiva fallimentare e dilettantismo. Sentenza comunque iniqua

di Christian Francia  –

Teramo Calcio D-efunto
Teramo Calcio: fine ingloriosa e ingiusta

Il Teramo è in serie D. Cioè è morto. Giustiziato. Per quanto ci riguarda abbiamo invocato con estrema chiarezza l’esercizio dell’equità che evidentemente con c’è stata, se è vero come è vero che per il Catania il Tribunale della giustizia sportiva ha disposto la retrocessione in Lega Pro con penalizzazione di 12 punti in classifica (a fronte di numerose partite comprate), mentre per il Teramo ha disposto la retrocessione in D senza penalizzazioni ulteriori (a fronte di un solo caso di combine).

Ingiustizia è fatta. Adesso ci sarà spazio per gli appelli, ma è il momento di fare i conti con quanto successo.

1) Strategia difensiva fallimentare. L’avvocato del Presidente Campitelli, Eduardo Chiacchio, accreditato di grande esperienza nella giustizia sportiva, ha sbagliato tutto. Mentre il Catania ha scelto di “collaborare” ed ha ricevuto consistenti sconti di pena rispetto alle proprie colpe, il Teramo ha deciso di negare tutto, di non rispondere agli interrogatori, di dichiarare a tutti i costi la propria innocenza, ma l’opposizione frontale non ha pagato niente.

Infatti la richiesta di pena avanzata dal PM federale Stefano Palazzi per il Catania è stata mite perché ha tenuto conto dell’applicazione dell’articolo 24 del Codice di giustizia sportiva per la fattiva collaborazione degli imputati, ed è stata pedissequamente accolta dal Tribunale Federale Nazionale della Figc, presieduto da Sergio Artico (Palazzi ha dichiarato: “La collaborazione è sempre rarissima e per questo merita una particolare valutazione premiale”).

E l’avvocato del Catania è sempre Eduardo Chiacchio.

Per il Teramo strategia opposta: chiusura totale, giustificazioni zero e dichiarazioni di innocenza urlate ai quattro venti, con risultati esiziali per il Teramo Calcio e per il futuro dello sport più popolare nella nostra città.

Oltre alla retrocessione in serie D senza punti di penalizzazione, il Tribunale sportivo ha comminato quattro anni di inibizione e 100.000 euro di ammenda sia al Presidente Luciano Campitelli che all’ex Direttore sportivo Marcello Di Giuseppe. E in aggiunta 30.000 euro di ammenda per l’aver truccato la gara Savona/Teramo del 2 maggio scorso.

2) Campitelli non poteva non sapere. Il Tribunale Federale ha ritenuto di aderire all’impianto accusatorio della Procura federale. Secondo i giudici del primo grado sarebbe provata la combine della partita Savona/Teramo, truccata per favorire la vittoria dei biancorossi. È stata riconosciuta la responsabilità diretta sia del Teramo che del Savona, con l’unica riduzione di pena consistente nell’evitare i richiesti 20 punti di penalizzazione da scontare nella serie D.

Dalle motivazioni, che a questo punto poco contano, si evince che prove matematiche della colpevolezza di Campitelli non ve ne siano, ma tutto il teorema si basa sull’assunto del “non poteva non sapere”, in quanto le prove indiziarie hanno indotto con ragionevole certezza a desumere l’effettuazione del tentativo di combine da parte delle dirigenze del Teramo e del Savona, con riflessi disastrosi a caduta sulle responsabilità del Presidente e sulla morte della società.

Del resto, le intercettazioni non sono state confutate e il contenuto delle stesse era quanto mai compromettente circa le intenzioni degli intercettati. Evidentemente nemmeno Chiacchio è riuscito a fornire controdeduzioni convincenti per giustificare verità differenti da quelle accertate dal Tribunale Federale.

I passaggi della sentenza che motivano la condanna sono quattro (leggi la sentenza integrale: Sentenza primo grado Teramo Calcio), tutti concordanti nel dimostrare come Campitelli non potesse non sapere e non potesse non aver pagato:

a) La prova del coinvolgimento (che, da quanto risulta dagli atti processuali, è sembrato più determinato da un’opera di convincimento effettuata dal Di Giuseppe, che da una disponibilità propria del Campitelli a prendevi parte) del Presidente del Teramo è data dalle dichiarazioni del Barghigiani, da un lato, e del Di Giuseppe, dall’altro. É il Barghigiani, difatti, che nel corso dell’interrogatorio reso alla Procura Federale in data 17 giugno 2015, conferma che il Campitelli fosse stato presente ai due incontri tenutisi ad Albisola prima e dopo l’incontro, nei quali vennero perfezionati i termini dell’illecito. Ed è Di Giuseppe, nella conversazione telefonica avuta il 30 aprile 2015, alle ore 11.35, con il Di Nicola, a lasciare intendere che aveva avuto l’assenso ad andare avanti dal proprio Presidente (Di Giuseppe: «io adesso sono stato a Campitelli dai Ercole lunedì … eh … tutto a posto …»)”.

b) “In merito, poi, alla partecipazione del Campitelli all’incontro, tenutosi nella mattinata del 2 maggio 2015, ad Albisola, ulteriore conferma ne è venuta dalle prove testimoniali raccolte in corso di dibattimento, con i testi Fabio Mignini e Pasqualino Testa, dirigenti del Teramo Calcio. Entrambi i testimoni, difatti, pur nella parziale diversità di orari indicati, hanno confermato che, intorno alle ore 12.00 del 2 maggio 2015, il Campitelli si assentava, per andare a riposare nella propria stanza nell’albergo dove alloggiava, per poi ricomparire intorno alle ore 13.00, quando la squadra, unitamente allo staff tecnico ed ai dirigenti, si dirigeva verso lo stadio del Savona (…) le dichiarazioni confermano che il Campitelli si sia comunque assentato, proprio nell’intervallo temporale in cui si è tenuto l’incontro nella vicina Albisola, dall’albergo, rendendo logicamente certa la sua partecipazione a detto incontro”.

c) “Ma quello che rende ancora più sicura la sua partecipazione all’illecito, è proprio la circostanza che il Campitelli abbia rincontrato, dopo la gara, e sempre ad Albisola, il Barghigiani, incontro a cui non avrebbe avuto motivo di partecipare, se non per ribadire i termini dell’accordo illecito, stante che il Barghigiani era stato da lui conosciuto sola la mattina dello stesso giorno e non vi era alcun motivo plausibile che, di ritorno verso Teramo, in cui l’intera squadra era attesa dalla cittadinanza in festa, si fermasse nuovamente per ricontrarlo”.

d) “A tutto ciò si aggiunge un ulteriore elemento logico, e cioè che l’accordo prevedeva il pagamento di un ingente corrispettivo, che, presumibilmente poteva essere messo a disposizione solo dal socio di riferimento del Teramo, e non certo da altri soggetti. Senza tenere conto che, per la riscossione del proprio compenso, il Di Nicola (si veda la conversazione telefonica delll’11 maggio 2015, delle ore 17.24, tra il Di Nicola ed il Barghigiani) si recava proprio dal Campitelli”.

3) Ascoli in serie B. Ha avuto ragione l’Ascoli nell’essere stato tempestivo e costante ad infilarsi nel processo teramano, al fine di guadagnare una serie B che senza le colpe del Teramo il campo non gli aveva regalato. E bene hanno fatto gli organi informativi marchigiani a sostenere a spada tratta la colpevolezza del Teramo Calcio, mentre i media teramani si dimostravano laschi nella difesa, quando non addirittura palesemente nemici del Teramo, per una sorta di masochismo che ci affligge da sempre.

4) Appello inutile. La sentenza è immediatamente esecutiva, per cui la morte è certificata, anche se si dovrà comunque attendere l’esito del secondo grado di giudizio che dovrebbe esserci fra dieci giorni. Ma non bisogna riporre nessuna speranza nell’appello, dato che anche il secondo grado della giustizia sportiva è un organo della Federazione Italiana Giuoco Calcio, per cui appare quantomeno improbabile che la sentenza di primo grado venga ribaltata completamente dai colleghi di grado superiore. Al più ci si potrebbe attendere uno sconto di pena sia per i responsabili che per la squadra, e magari – nella più rosea delle aspettative – una retrocessione in Lega Pro piuttosto che in serie D.

Ma servirebbe a poco, perché il sogno della B – conquistata sul campo per la prima volta dopo 102 anni – è svanito via se non per sempre certamente per ancora lunghi anni. Un sogno accarezzato per tre mesi e tramutatosi in un incubo.

5) Tifosi, squadra e allenatore eccezionali, puniti senza colpe. Dispiace. Dispiace per una tifoseria eccezionale, ma dispiace soprattutto per una squadra eccezionale, condotta da un allenatore eccezionale che aveva portato a casa un risultato storico che tutti sanno essere meritato, ma che passerà agli annali per essere stato sporcato indelebilmente da una dirigenza che ha dimostrato un dilettantismo inaccettabile sia nel porre in essere gli imbrogli, sia nel trovare appoggi e protezioni importanti a livello di Federazione (cosa che invece ha saputo fare molto bene l’Ascoli), la qual cosa avrebbe certamente evitato la punizione esemplare, dato che il Tribunale è un organo della Federazione e non possiede i caratteri della terzietà dall’organo di gestione del mondo del calcio.

6) Liquidazione della società. Non ho idea di quali decisioni prenderà Campitelli, ma appare evidente che molti calciatori provvederanno immediatamente a rescindere i propri contratti, fuggendo verso altri lidi di Serie B o al minimo di Lega Pro.

Personalmente, liquiderei immediatamente tutti i cespiti patrimoniali, chiuderei la società e darei mestamente addio ad ogni impegno nello sport.

Del resto, che lo sport sia morto da tempo è un dato incontrovertibile in ogni disciplina, dal ciclismo all’atletica leggera, dal nuoto al calcio e ad ogni altro campo coinvolto nel sistema dei guadagni e della preminenza dell’economia sul gesto atletico.

7) Inferno e redenzione. La fine del Calcio è una tragedia per la città di Teramo: già in declino, già punita dagli eventi e dalla sua classe politica ignorante e beota, già fiaccata dalle leggi e dalla sfavorevole contingenza storica che la calpesta in favore di Pescara e di L’Aquila, oggi seppellita dall’ennesima tegola che umilierà ancora di più la sua reputazione e la sua economia.

Tutto quello che poteva andare storto è andato storto, però ciascuno si faccia un esame di coscienza e qualcuno inizi ad ammettere le proprie colpe, perché senza pentimento non c’è remissione dei peccati e l’inferno che attende il diavolo è lo stesso di quello che attende l’intera cittadinanza.

16 Responses to "“D”elusione Teramo: la fine del calcio in città. Strategia difensiva fallimentare e dilettantismo. Sentenza comunque iniqua"

  1. Alberto Granado   20 agosto 2015 at 13:52

    Ma non è che sta giunta comunale porta sfiga?
    Pensateci un attimo, ogni volta che sbandierano un traguardo, regolarmente quel traguardo svanisce.
    Vedrete adesso come prenderanno le distanze da una società sportiva “cattiva” e da tutti i tifosi “pericolosi criminali”….
    Vedrete se non riesce il piano di abbattimento del vecchio stadio…

  2. PRO PICCHIO   20 agosto 2015 at 14:24

    ma dico io che ci serve di andaredal sindaco … che avra coseben piu imporanti da fare… e poi che si espone a fare magri poi confermano in appello e lui che figura ci fa …. io non capisco

  3. Paolino   20 agosto 2015 at 15:06

    Io la penso come Lei, in tutto ciò che ha scritto. La strategia difensiva è stata completamente sbagliata, forte del fatto che non c’erano intercettazioni dirette, l’avvocato era certo di un’assoluzione per responsabilità diretta. Come sbagliata si è rivelata la scelta di non accantonare il ds dal primo giorno, dal primo minuto! Una domanda.. ma perché non si è cercato di far prendere le colpe tutte a lui, (pure comprandoselo magari) che comunque c’era dentro con tutte le scarpe?

  4. christian francia   20 agosto 2015 at 15:32

    Teramo D-efunto
    Ascoli B-ecchino

  5. Luca   20 agosto 2015 at 15:54

    Ma che cazzo di articolo e questo? Morte sicura
    Che prove sono queste per condannare il Teramo fate ridere tutti.

  6. Luca   20 agosto 2015 at 15:56

    Ascoli una squadra fallita un anno fa che dovrebbe fare la 3 categoria gli viene regalata la serie B! Questa è la vostra giustizia! Tanto siamo in Italia comanda chi ha soldi allora vai così.

  7. mario   20 agosto 2015 at 16:15

    Non essendo un esperto in materia chiedo un chiarimento:
    come mai il Savona è stato condannato per aver venduto ( per la procura…) la partita con il Teramo, mentre le squadre di cui ci sono le prove CERTE che hanno regalato la vittoria al Catania non sono minimamente coinvolte???!!!???

  8. matteo   20 agosto 2015 at 19:20

    Finalmente qualcunp che ha le palle nel.dire le cose come stanno. Bravo davvero!

  9. Anonimo   20 agosto 2015 at 19:32

    La proposta di far prendere le colpe al DS comprandoselo la dice linga su quanto sia marcio il calcio italiano.

  10. Anonimo   20 agosto 2015 at 20:47

    Tutta questa storia è il segno inequivocabile che i parlamentari teramani a livello nazionale valgono meno di un c. a differenza dei marchigiani!

  11. A chi C chi O   21 agosto 2015 at 3:22

    Rispondo a mario: Le squadre contro cui ha giocato il Catania non sono state retrocesse solo ed esclusivamente perché non è stata riscontrata responsabilità di alcun dirigente e tantomeno dei presidenti.
    Solo i giocatori erano coinvolti e questi, come quelli del Savona, verranno resi noti e giudicati a campionato in corso, con squadre che si troveranno quindi calciatori deferiti nell’arco dell’anno.
    Rispondo a Luca: anche il Teramo è fallito nel 2008 e Campitelli ne ha rilevato il titolo sportivo come ha fatto Bellini con l’Ascoli. Nel caso dell’Ascoli la lega pro è stata mantenuta in virtù della riforma dei campionati di lega Pro, che non prevedeva per quell’anno retrocessioni, stessa riforma che ha dato al Teramo la possibilità di approdare in Lega Pro, senza aver vinto il campionato di seconda divisione, ma essendo arrivata solo terza.
    Relativamente a Paolino preferisco non rispondere, in quanto tale raggionamento, di per se dichiara la fine dello spirito sportivo, cosa che purtroppo, nonostante tutto, si percepisce in ogni ambiente teramano, dalla stampa, alla politica ai tifosi.
    Il tentativo di combine messo in atto dal Direttore Sportivo della Teramo Calcio, a prescindere dalla riuscita e dal coinvolgimento di Campitelli, dovrebbe essere sufficiente per giustificare agli occhi di ogni cittadino perbene la retrocessione all’ultimo posto in calssifica. La stessa pena oltretutto comminata al Catania, che nonostante abbia patteggiato, ha comunque ricevuto 12 punti di penalizzazione rispetto al Teramo a cui sono stati tutti condonati!
    Forse la strategia dell’avvocato Chiacchio non è stata così sbagliata, forse le posizioni erano realmente indifendibili e forse, cosa che ancora nessuno ha evidenziato, ma questa potrebbe essere solo una supposizione, il vero obiettivo di Campitelli e Di Giuseppe, a differenza di Pulvirenti, non era salvare il Teramo Calcio, bensì la loro fedina penale, cosa che sarebbe stata impossibile se avessero cercato un patteggiamento o una collaborazione in sede di giudizio sportivo.
    Ubi maior minor cessat.

  12. Anonimo   21 agosto 2015 at 7:31

    Nessuno sapeva, in Italia, dell’esistenza di Teramo. Tranne i geografi. Ora ci conoscono tutti. Siamo una squadra fortissimi, fatta di gente fantastici…
    PS. Per i non naviganti del sistema giuridico italiano, per i gnostici del diritto, per i digiuni:
    Il nostro sistema penale e’ di tipo indiziario. Se occorressero per le pistole fumanti, le nostre carceri sarebbero deserte. Migliaia di politici, imprenditori, dirigenti e funzionari pubblici e semplici cittadini non dovrebbero vivere con l avvocato al seguito.
    In talune occasioni, una sola prova testimoniale è stata sufficiente a condannare persone all ergastolo e non importa che essa provenisse da un criminale redento.
    Su Il Fatto Quotidiano Online il Presidente del collegio giudicante che ha retrocesso il Teramo in serie D ha rilasciato alcune considerazioni a latere sulle intercettazioni a fascicolo, dando loro una precisa connotazione. Vi invito a leggerla.

  13. Anonimo   21 agosto 2015 at 7:39

    Come si può consentire, in una Paese civile, di scommettere su partite di Lega pro, considerando che alcuni giocatori percepiscono stipendi inferiori a quelli di un operaio generico? E le scommesse in CND nei cui campionato militano calciatori che non arrivano a percepire 300 euro? Un’aberrazione.

  14. Danielik   21 agosto 2015 at 20:28

    Dallo stadio calcistico il tifoso retrocede ad altro stadio: a quello della sua stessa infanzia.
    (Eugenio Montale)

  15. Danielik   21 agosto 2015 at 20:35

    Che tu vinca o che tu perda, porta sempre a casa una cosa: la dignità.
    (Franz Anton Beckenbauer)

    …la D-I-G-N-I-T-A’….

  16. Texano   25 agosto 2015 at 22:54

    Campitelli sa bene cosa ha fatto e non potendo scaricare tutto su Di Giuseppe, loro sanno bene perché… sta solo difendendo la fedina penale. Poiché non è riuscito a mettere le mani sui milioni della serie B scapperà da Teramo a gambe levate! VERGOGNAAAA

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