Poetica e attualità di Antonia Pozzi

Poetica e attualità di Antonia Pozzi

di- Ilaria Celestini

Nella sua breve vita, Antonia Pozzi ha saputo esprimere con rara limpidezza stilistica e lucidissima coscienza la crisi del proprio tempo e della persona che s’interroga sul senso del proprio esistere e del mondo, con dolore e nel contempo con la grazia disarmante della poesia.

Nata e vissuta a Milano tra il 1912 e il 1938, di famiglia illustre, iniziò a comporre le prime liriche sin dall’adolescenza; compì studi classici e fu segnata precocemente dalla sofferenza d’amore, che sul suo animo sensibilissimo gravò come un macigno.

All’università si dedicò alle discipline filosofiche, e conobbe importanti intellettuali dell’epoca, quali Vittorio Sereni, Luciano Anceschi e Antonio Banfi.

Scrisse, oltre alle poesie, anche lettere e un diario.

La sua opera fu pubblicata postuma, edita da Mondadori nella raccolta Parole del 1939 in prima edizione, e successivamente, dopo varie edizioni, nel 1964 con prefazione di Eugenio Montale. Fu conosciuta e stimata da Maria Corti, docente universitaria e insigne studiosa, a testimoniare l’alto livello raggiunto da questa giovanissima autrice nell’ambito poetico.

Nel tempo, è stata riconosciuta dalla critica come una delle maggiori autrici contemporanee.

Antonia Pozzi ha infatti saputo rappresentare il proprio disagio esistenziale e insieme ha espresso con chiarissima coscienza e con stilemi e immagini di tipo raffinato, rarefatto e quasi crepuscolare nei toni e nei modi, e nei contenuti vicino all’ermetismo, la drammaticità sottesa alla natura, al mondo delle emozioni e alla quotidianità delle cose esprimendo nel contempo il pathos dell’umanità a lei contemporanea, coinvolta nella tragedia del ventennio e del secondo conflitto mondiale.

Antonia Pozzi
Antonia Pozzi

“Forse l’età delle parole è finita per sempre”: così commentò le leggi razziali del 1938, poco prima del suicidio a 26 anni.

“Poesia, poesia che rimani / il mio profondo rimorso / oh aiutami tu a ritrovare /il mio alto paese abbandonato /Poesia che ti doni soltanto /a chi con occhi di pianto / si cerca/ oh rifammi tu degna di te /poesia che mi guardi”: così recita una tra le sue liriche più note, Preghiera alla poesia, che vibra di amore per l’arte poetica e di sete d’infinito. Una liricità altissima, misurata, mai magniloquente o enfatica, che riflette non solo la sua crisi personale, ma che ha saputo elevarsi su un piano universale, nella ricerca di senso e che alla poesia ha voluto assegnare un significato irrinunciabile e in ultima analisi, una speranza, quella di un ‘compito sublime’, come ella stessa ebbe a dire: placare l’animo e sublimarlo nella calma dell’arte, con un valore consolatorio perenne e oggi più che mai attuale e indispensabile.

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