Il Colosseo ed il Santuario di San Gabriele

Il Colosseo ed il Santuario di San Gabriele

di Ernesto Albanello  –

Camion bar al Colosseo - semo sempre i soliti burini
Camion bar al Colosseo

Qualcuno di voi ricorderà che diversi anni fa le bancarelle dei souvenir ed i porchettai di Colledara affollavano il piazzale del Santuario di San Gabriele.

Il Comune decise che era giunto il momento di dare al luogo sacro un’area di rispetto e di predisporre altre zone per il commercio.

Sembrò la fine del mondo! Fu detto che così si sarebbe ucciso un commercio già difficile e che molte famiglie di ambulanti sarebbero finite sul lastrico.

Poi, dopo molte discussioni, al di là di una linea di demarcazione ed attraverso una rotonda che delimitava la zona di confine, furono allestiti dei fabbricati che avrebbero ospitato i venditori di souvenir ed anche i porchettai arretrarono in modo da non mescolare il profumo del maiale con quello dell’incenso.

Non stiamo parlando di una piccola rivoluzione, se è vero che al Santuario di San Gabriele affluiscono annualmente tra un milione e due milioni di pellegrini.

Spostiamoci a Roma, zona del Colosseo, e assistiamo ai famosi “camion bar” che hanno finora messo a disposizione degli accaldati turisti bibite ghiacciate e panini farciti.

Certamente lo spettacolo è desolante e non si può dire il contrario.

Sarebbe come se lungo le strade del sito archeologico di Pompei venissero messi in vendita dei ghiaccioli o se offrissero (a pagamento) delle fette di crostata all’interno della Reggia di Caserta.

Allora, ci si dovrebbe chiedere: perché la Capitale del nostro Paese deve dare una immagine così provinciale e da piccolo borgo che altre zone d’Italia sono riuscite ad affrontare e risolvere, non senza problemi, ma felicemente?

Questa è la punta dell’iceberg del fenomeno di “Mafia Capitale”, ed ho una personale simpatia per il Sindaco Ignazio Marino che sta “disboscando” un malaffare fatto di compiacenze e di piccola e grade corruttela che a Roma l’hanno sempre fatta da padroni.

Noi italiani siamo un popolo particolare, subito pronto a rimanere estasiato per le piste ciclabili di Copenaghen e per l’assenza di doppie file ai parcheggi in città come Parigi o Berlino, però poi tutti zitti a lasciare che un sindaco coraggioso rimanga ad essere “cotto nel suo brodo”, facendo come Ponzio Pilato!

Dovremmo piuttosto osservare, riflettere, constatare che le vecchie incrostazioni – che sono rendite di posizione e malaffare diffuso che si annidano negli uffici polverosi e volutamente complicati di una città come Roma – impediscono ai cittadini di essere orgogliosi di una Capitale che appartiene a tutti noi.

Chissà allora che Roma non debba prendere esempio dalla piccola Isola del Gran Sasso per evitare scenari certamente non edificanti e francamente “burini”?

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