Il metodo SOGET e il metodo D’Alfonso (compravendita di giornalisti, pie donazioni e buoni benzina)

Il metodo SOGET e il metodo D’Alfonso (compravendita di giornalisti, pie donazioni e buoni benzina)

di Christian Francia  –

D'Alfonso - I love SOGET
Luciano D’Alfonso: “affari senza fine”

Lo scandalo SOGET, del quale abbiamo iniziato ad occuparci (da ultimo: http://www.ilfattoteramano.com/2015/07/14/clamoroso-si-dimettono-il-direttore-e-il-responsabile-esecuzioni-della-soget-nel-giro-di-favori-cera-anche-luciano-dalfonso/), acquisisce giorno dopo giorno contorni più inquietanti.

Dalle ipotesi emerse a seguito delle denunce e delle indagini penali, sembra che la SOGET si dedicasse alla sistematica produzione di atti illeciti a proprio vantaggio e a contestuale danno degli ignari contribuenti, riducendo gli Ufficiali della Riscossione a dei burattini firma carte.

Ma quali erano le disposizioni illegittime che risulterebbero impartite dalla direzione aziendale? Semplicemente quelle di procedere, senza batter ciglio, ad esecuzioni anche per debiti di lieve entità – inferiori ai 2000 euro prima e ai 1000 euro successivamente – senza il preventivo invio del sollecito obbligatoriamente previsto per legge ed anche con titoli scaduti, oppure ancora con ingiunzioni notificate da più di un anno senza la preventiva notificazione della prevista intimazione di pagamento.

In sostanza la SOGET in Abruzzo e su tutto il territorio nazionale, con i suoi Dirigenti e Ufficiali della Riscossione, dal 2011 avrebbe dato seguito sistematicamente a decine di migliaia di atti illegittimi, fra i quali preavvisi di fermo amministrativo, quietanze liberatorie in via esecutiva, pignoramenti di pensioni, stipendi, conti correnti, affitti, o altro credito con il relativo aggravio di spesa ai danni dell’ignaro contribuente e a vantaggio delle casse della SOGET; tutti costi che, in caso di inesigibilità, ricadono sull’Ente Impositore (cioè spessissimo sui Comuni).

Sovente tali procedure sono ricadute su pensioni impignorabili, su aziende dove il debitore non lavorava più o non ha mai lavorato, come su affitti inesistenti, o automobili oggetto di preavviso di fermo amministrativo vecchissime o, di fatto, inesistenti poiché rottamate e mai cancellate dai registri PRA.

Innumerevoli contribuenti invece si sono trovati con la pensione, lo stipendio, l’affitto o il conto corrente pignorato prima che fosse loro notificato il relativo verbale; o, addirittura, la SOGET è arrivata a fare pignoramenti ridicoli della quota pignorabile della pensione per 5 o 6 euro, atti che solo di spese esecutive hanno un aggravio di 30/50 euro almeno. Dopo gli enti inutili, adesso scopriamo che in Italia ci sono anche le esattorie inutili. Siamo alle solite: questo Paese e i suoi moribondi istituti sono sempre più preda di cialtroni, soprattutto quando il pubblico incontra il privato.

All’esito di vari procedimenti in cui è risultata soccombente, alla SOGET è stato vietato di stipulare contratti con la pubblica amministrazione per un anno, sebbene l’inaffidabilità della SOGET fosse stata già ampiamente definita dalla precedente e lapidaria Sentenza della Cassazione Civile (SS.UU., sentenza 30.10.2013 n° 24468) e ancor prima dalle pronunce del TAR Puglia e del Consiglio di Stato, con la conseguente revoca dei contratti da parte di diversi enti (Comuni di Oria, Taranto, Gioia del Colle, Mesagne, Brindisi, solo per citarne alcuni).

Ma i nuovi gravi fatti emersi dall’indagine di Pescara, con sconti esattoriali a politici amici, mentre gli abusi commessi a danno dei comuni cittadini continuavano a perpetrarsi, destano sconcerto se venisse verificato che tale scellerato modus operandi veniva adottato dalla SOGET su tutto il territorio nazionale senza soluzione di continuità e, per quanto concerne l’Abruzzo, anche nei Comuni di Teramo e Chieti, ma pure presso la Regione Abruzzo, per la quale la SOGET gestisce la riscossione coattiva del bollo auto tramite ingiunzione fiscale, cioè a dire la tassa regionale che produce il maggior gettito (circa 150 milioni di euro l’anno).

E a proposito della Regione, non sembra secondario ricordare che il governatore in carica è proprio Luciano D’Alfonso, vecchio amico della SOGET quantomeno a far data dal suo mandato da sindaco di Pescara (che si concluse con il suo arresto alla fine del 2008).

Per chiarire con esattezza i contorni dei rapporti fra D’Alfonso e la SOGET, rapporti che delineano il metodo scientifico dell’operato politico di Big Luciano, oltre che della società concessionaria, occorre attingere ai dati cristallizzati nell’ordinanza di arresto dell’allora sindaco di Pescara, laddove D’Alfonso risultava esercitare un potere assoluto sulla SOGET.

Rileggiamo le parole del GIP che ordinò l’arresto di D’Alfonso: “La vicenda dei pagamenti al Di Miero (un giornalista, ndr) trova ulteriore riscontro nella deposizione di Monaco Gaetano, direttore della SOGET, società di riscossione operante con il Comune di Pescara. Il Monaco, sentito dalla P.G., ha ricordato che all’inizio del 2006 ricevette una telefonata dal sindaco D’Alfonso, che gli chiedeva se non potesse offrire una consulenza ad un bravo giornalista. Il Monaco, tuttavia, comprese la richiesta nella sua effettiva portata: così, dopo avere espressamente richiesto che cifra potesse andare bene ed avere ottenuto per risposta l’indicazione di mantenersi sui 3000 euro, erogò senz’altro tale somma di denaro al giornalista quando Di Miero gli si presentò, senza commissionargli alcunché. A domanda del perché si fosse deciso a tale elargizione senza causa, ha risposto che gli appariva necessario mantenere buoni rapporti con il Comune. Anche in questo caso cioè il senso è chiaro: una richiesta di denaro del sindaco D’Alfonso non poteva essere disattesa.

È lo stesso giornalista Francesco Di Miero a precisare che: “il D’Alfonso Luciano mi ha successivamente chiamato altre tre volte nel tempo per situazioni analoghe, ove con le stesse modalità di cui sopra ha contattato altre aziende per farmi ottenere incarichi analoghi a quelli della De Cesaris ai quali non ho fornito alcuna prestazione”. Fra tali aziende risulta appunto “la SOGET S.p.A. con fatturazione del 14 marzo 2006 euro 3.600. Siccome non avevo mai prestato alcuna attività per dette consulenze, durante gli incontri con il dr D’Alfonso ho rappresentato allo stesso questa anomala situazione e questi sorridendomi faceva ‘spallucce’ e mi diceva che non dovevo preoccuparmi e che era tutto a posto.

Ciò evidenzia come D’Alfonso da un lato ordini ciò che vuole alla SOGET sapendo di venire esaudito a prescindere dal contenuto delle sue richieste (che erano totalmente estranee al rapporto giuridico fra la società di riscossione e il Comune di Pescara rappresentato dall’allora sindaco), dall’altro lato la SOGET eseguiva gli ordini senza battere ciglio, pur sapendo che non vi era alcuna ragione giuridica e/o lecita nelle prestazioni richieste da D’Alfonso, il quale si permetteva di fare spallucce al giornalista che ingenuamente chiedeva come mai venisse pagato per non fare niente.

Ma vi è di più. La SOGET infatti faceva anche molto altro per accondiscendere ai desideri (chiamiamoli “particolari”) dell’allora sindaco di Pescara. È sempre il GIP che scrive: Tra le imprese che hanno ‘erogato’ pagamenti al Di Miero, come si è detto al paragrafo precedente, compare anche la SOGET (per l’importo di 3.600). Come risulta dai report contenuti nel PC di D’Angelo Rossella – collaboratrice di Dezio Guido e già segretaria particolare del sindaco D’Alfonso – la SOGET è società che ha erogato diverse donazioni in denaro ad istituti ecclesiastici del comune di Lettomanoppello, paese natale del Sindaco.

Avete letto bene: D’Alfonso agevolava pure donazioni in denaro che la SOGET effettuava obbedientemente ad istituti ecclesiastici del suo paese natale. Un uomo davvero timorato di Dio.

E non è nemmeno finita qui. Infatti il GIP si meraviglia pure di un ulteriore elemento di inquietudine: È rimarchevole poi che un buono benzina della predetta società è stato sequestrato proprio presso il D’Alfonso nel corso della perquisizione: ciò conferma ulteriormente l’abitualità dei rapporti personali intercorrenti tra il Sindaco ed i vertici societari”. Persino i buoni benzina si faceva dare il gaglioffo!

E nonostante tale andazzo riprovevole, ci ritroviamo oggi D’Alfonso al vertice della Regione con rischi enormi per gli interi assetti di potere abruzzesi. Che qualcuno si alzi e ne chieda le dimissioni immediate! Ma chi, se sono quasi tutti immischiati nella melma affaristica?

Pare opportuno a questo punto porsi una domanda, considerando quanto sta venendo fuori in questi giorni sulla vicenda: perché gli Enti abruzzesi continuano a prorogare le concessioni alla SOGET, mentre altri Enti, in applicazione della normativa sugli appalti, le revocano (Taranto, Oria, Mesagne, Gioia del Colle, Brindisi, giusto per fare qualche esempio)?

E perché continuano a prorogarle in base a una legge che prevede la proroga come possibilità solo per quei Comuni convenzionati Equitalia e che non abbiano già provveduto diversamente?

Abbiamo un esempio paranormale al Comune di Teramo, che continua a prorogare ad una società come SOGET, dalla inaffidabilità certificata, mettendo a rischio le entrate comunali, nonostante abbia già svolto una gara d’appalto per lo stesso servizio, gara vinta dalla ditta CERIN di Bitonto, la quale però non ha mai preso servizio.

Trattasi solo di un ottuso automatismo, oppure nei crediti inesigibili dichiarati dalla SOGET al Comune di Teramo troveremo delle sorprese, magari qualche illustre irreperibile/inesigibile che va a spasso per Corso San Giorgio?

E perché il Ministero dell’Economia e delle Finanze non interviene, come invece avvenne rapidamente nel 1993 con lo scandalo SERIT?

Invece si capisce benissimo come mai la Regione non revochi – come dovrebbe per legge – l’incarico professionale alla SOGET, visti i rapporti affaristici intrattenuti dalla società e da Big Luciano.

Così come benissimo di comprende come mai il Comune di Pescara, il cui sindaco è succube di D’Alfonso, abbia appena prorogato gli affidamenti alla SOGET fino alla fine del corrente anno, nonostante persino il Comune di Corigliano Calabro (sesto Comune della Calabria per grandezza e popolazione, recentemente sciolto per mafia) abbia appena escluso la SOGET – proprio per inaffidabilità – dalla gara espletata per i servizi esattoriali (http://sibarinet.it/index.php/blog/27-cronaca/6311-corigliano-esclusa-dalla-gara-%C2%ABla-soget-spa-%C3%A8-inaffidabile%C2%BB.html). In pratica stiamo messi peggio che nel profondo sud, stiamo addirittura messi peggio che nei posti laddove le istituzioni vengono infiltrate dalla mafia.

Ad ogni modo, l’inchiesta prosegue e sembra che lo snodo fondamentale dell’indagine della Procura di Pescara sia passato da Teramo pochi mesi fa, quando gli inquirenti hanno lungamente interrogato l’Ufficiale della Riscossione teramano Massimo Ridolfi, uno dei massimi esperti in esecuzione fiscale, che la SOGET tramite i suoi dirigenti ha sottoposto a un bossing feroce poiché si opponeva al loro illecito modus operandi. Sta di fatto che dopo il suo interrogatorio, i magistrati incaricati delle indagini sono passati da 1 a 3 e gli indagati sono cresciuti da 1 a 4.

Staremo a vedere gli sviluppi della vicenda, ma i contorni sono già ben definiti, con i cittadini spremuti illegittimamente e i politici come al solito vergognosamente agevolati…

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