Nell’antico maniero di Vallenquina

Nell’antico maniero di Vallenquina

di Sergio Scacchia  –

Bernard Law, viaggiatore d’inizio ’800 di gran parte dei paesi della terra, proclamò con enfasi che “…chi non conosce il mondo non conosce se stesso!”.

A voler dipingere il panorama che s’incontra risalendo il Castellano, la tavolozza dovrebbe contenere tutti i colori della terra: il verde dei boschi, il bianco dell’acqua che scende dalle montagne, il marrone delle mandrie, il grigio delle pietre dei borghi.

Partendo da Teramo verso Campli e deviando per Macchia da Sole, di sopra delle gole del Salinello ci si dirige a Leofara, il regno dei castagni. Imboccando la strada per Valle Castellana si scopre una bella contrada a 869 metri di altezza, che vanta secoli di storia dai tempi del brigantaggio fino all’ultima guerra mondiale.

Vallenquina è un minuscolo borgo che nei secoli scorsi era conosciuto come Valle Equina, potestà di una delle famiglie teramane più antiche, i Bonifaci, che abitavano in un castello consistente in una trentina di vani con tanto di barbacani e feritoie.

La potente famiglia aprutina aveva un enorme numero di possedimenti e il loro stemma ghibellino dell’aquila richiamava quello degli svevi già presenti nel maniero di Manfredi, Re di Sicilia, in Macchia da Sole, oggi definito “Manfrino”.

Il luogo, che nel 1804 contava sessantasette abitanti, nel 1940 raggiunse la ragguardevole cifra di centoventi residenti. Oggi è semi deserto e gli eredi dei Bonifaci sono sparsi in provincia tra Campli e Teramo.

Nel piccolo abitato, dietro al castello dei Bonifaci, c’è ancora una bella chiesetta, molto più antica del maniero, edificata probabilmente ai tempi di Carlo V, sotto la dominazione spagnola e dedicata al culto di San Nicola. L’attuale struttura risale al XVI secolo e presenta una facciata quadrata con un minuscolo campanile, oggi a una sola campana. La chiesa è coperta da un tetto a capanna sorretto da capriate in legno. L’interno è ad unica aula priva di abside.

Le campane di questo luogo sacro erano più di una un tempo. Sembra che i bronzi sacri provenissero dal monastero di San Sisto, un tempo presente su di un colle vicino, abbandonato e distrutto dopo un enorme numero di incursioni di briganti senza scrupoli.

Le orde di tagliagole, che infestarono per lunghi anni il posto, non infierirono mai sugli abitanti dei paesi vicini. Il loro odio era indirizzato alla ricca famiglia teramana.

I Bonifaci però, oltre che da casato, erano nobili anche d’animo, dato che era frequente il loro aiuto alle popolazioni più bisognose.

I banditi erano di solito a volto coperto per coprire l’identità, ma con l’avvento dei Repubblicani, fu scoperto che la bandana sul volto celava l’identità di gente del luogo, fra cui, capobanda, tal Felice Andrea Angelini, originario di Prevenisco, bellissimo villaggio vicino.

I nobili anche in quel frangente, dimostrarono di essere di gran cuore, evitando di divulgare i nomi dei briganti che tante volte avevano razziato e depredato le loro sostanze.

Per chi si rechi in questo luogo, basteranno pochi minuti per rendersi conto dell’enorme importanza che rivestiva anticamente questa terra di confine, transito per chi dalla zona della Vibrata, s’immetteva tra le due montagne gemelle e i ruderi dell’antica stazione romana Castrum Metella, verso l’ardua via per Antrodoco e poi Roma.

Un grande numero di paesi, alcuni affascinanti nel loro abbandono, merita una visita, da Fornisco a Collegrato, da Settecerri a Valle Pezzata.

Consiglio anche di percorrere qualche chilometro in più lungo la valle del Castellano per raggiungere anche il bellissimo borgo turrito di Castel Trosino. L’abitato medievale è arroccato su di uno sperone roccioso a picco su di una gola. Le sue origini sono antichissime, intrecciate di storia tra Romani e Longobardi. Di questi ultimi c’è una fantastica necropoli da visitare a circa un chilometro dal paese. I primi rinvenimenti di questo immenso cimitero barbarico, risalgono al 1893.

Si può concludere degnamente la gita con una bella mangiata a base di funghi porcini.

Come arrivare

Dalla A24 Roma-Teramo, uscita Teramo, proseguire lungo la SS 80 direzione Giulianova-A14/ continuare su A14 uscita S. Benedetto/ poi RA 11/ SP 90 direzione Valle Castellana/Vallenquina.

Da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/A25 direzione Roma/A14 uscita S. Benedetto del Tronto/ poi RA 11/ SP 90 direzione Valle Castellana/ infine Vallenquina.

www.paesaggioteramano.blogspot.it

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.