L’Abruzzo al bivio: se non ora quando?

L’Abruzzo al bivio: se non ora quando?

di Ernesto Albanello  –

Paolo Gatti - Saturday Gatti Fever
La febbre del gatto di sera

L’editoriale di domenica 19 luglio del Direttore del Centro Mauro Tedeschini, non poteva essere fatto con maggiore puntualità (nella sua concisione).

Tutto giusto, tutto vero.

Un milione e trecentomila abitanti la popolazione dell’Abruzzo: vero, incontestabile.

La dimensione di una provincia media lombarda: verissimo.

La necessità di procedere ad accorpamenti: ovvio, consequenziale.

Poi arrivano i dissapori. Nessuna voglia di Chieti, al livello di Camere di Commercio, di unificarsi con Pescara e addirittura rancori e contrapposizioni fra Teramo, che guarda alle Marche e L’Aquila che guarda a Roma.

Sono trenta anni che esiste il tunnel sotto il Gran Sasso e L’Aquila e Teramo da tempo avrebbero potuto dare origine alla “Città del Gran Sasso”, facendo ambedue un passo indietro, avendo la lungimiranza di operare nella prospettiva di due passi in avanti.

Tra l’altro, il Gran Sasso ha una notorietà (oggi si dice “brand”) che oltrepassa di gran lunga la conoscenza delle due città divise dal massiccio, che prese isolatamente l’una dall’altra, non motivano né attraggono più di tanto per ragioni su cui, se vogliamo, potremmo anche dilungarci ma questa non mi pare la sede.

Teramo ha tutti gli ingredienti per eccellere nell’enogastronomia e nella sanità animale, ma da sola annaspa solamente, così come L’Aquila ha i requisiti e le prerogative per avere una ribalta europea per quanto concerne la musica, fisica nucleare combinata a borghi incantevoli e chiese maestose, ma rischia di restare quella di sempre: una nobile decaduta che guarda con nostalgia ai fasti del passato.

Non parliamo di Pescara che ormai ha un porto canale che è l’ombra di sé stesso, con il grosso rischio di essere degradata da una criminalità che è vorace e feroce, e Chieti che deve combattere per evitare che le trivellino la costa, mentre perde tempo, per bocca del suo confermato sindaco, a squalificare una sua perla, definendola “marina di Chieti”!

Facciamo ridere con questa paura di mandare al macero un po’ di poltrone che veramente stanno a dimostrare che chi vi è seduto è solo ingombrante ed è tutt’altro che una risorsa.

L’Abruzzo o si rende conto ora che nello scacchiere delle questioni nazionali ed europee, se non cambia, varrà meno del Montenegro oppure è persino inutile che continuiamo a perdere tempo parlando di questo stupendo territorio popolato da persone poco lungimiranti.

2 Responses to "L’Abruzzo al bivio: se non ora quando?"

  1. Io   25 luglio 2015 at 20:05

    Paolo Gatti sta facendo una politica da cani e l’altra sera ho scoperto una cosa sul suo conto: l’ho visto ululare alla luna, in realtà GATTI è un gatto mannaro. L’ho visto ululare alla luna e strapparsi via i vestiti ed è allora che ho visto venir fuori una folta peluria nera che ricopriva tutto il suo corpo.

  2. ernesto albanello   25 luglio 2015 at 22:37

    francamente non so a chi mettere la croce addosso: la scarsa lungimiranza ed il poco acume è una prerogativa generalizzata ed è una caratteristica degli schematici che per opportunismo non sanno guardare oltre il loro naso: vorrei ricredermi , ma di queste specie qui in Abruzzo sovrabbondiamo. Avevamo, viceversa, Marco Pannella ma non l’abbiamo lasciato esprimere ed ora lo abbiamo imbalsamato con una laurea ad honorem. Enrico Melozzi potrebbe raccogliere il testimone ed un suggerimento: volare alto ed essere visionario riunendo in questo lembo di terra, che rischia di essere spazzato via dalla carta geografica, personaggi di vario spessore e cultura che investano qui, subito, ora.

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