La musica che si tocca (lo spirituale nell’arte)

La musica che si tocca (lo spirituale nell’arte)

di Enrico Romagnoli  –

Kandinskj - Lo spirituale nell'arte
Kandinskj: “Lo spirituale nell’arte”

Perché alla musica è consentito non rappresentare nulla, se non degli stati d’animo, mentre alle varie arti visive è richiesto di riprodurre oggetti esterni?

Non è su questo supremo grado di astrazione che si fonda la storica superiorità della musica, nella scala delle arti, rispetto la pittura?

L’astrattismo si è sviluppato anche a partire da queste domande, che nell’800 giravano nella testa degli uomini, i quali non trovavano risposte.

Nell’astrattismo l’arte era considerata un veicolo espressivo, portando a compimento quell’enfasi sia sul pensiero astratto e logico, sia sui vissuti interiori individuali che andava caratterizzando anche la letteratura e la musica.

Proprio quest’ultima, considerata impossibile da poter rappresentare visivamente, fu resa “reale” e concreta.

Tanti ci provarono, ma l’artista che ci andò più vicino fu Kandinskj, che ne “Lo spirituale nell’arte” (nella foto) fece una disamina precisa sui rapporti tra i colori dello spettro e il suono di particolari strumenti: ne derivarono accoppiate come giallo-tromba, vermiglio-tuba, azzurro-flauto, blu-violoncello e così via.

Kandinskj fu impressionato nell’ascoltare Lohengrin, Wagner e Schonberg, che con la sua musica atonale colpì il pittore, il quale gli scrisse che aveva reso concreto ciò che lui aveva sempre cercato.

Oltre Kandinskij, anche Franstein Kupa vide nella musica l’espressività dell’arte, tanto che adottò termini musicali come “Improvvisazioni”, “Composizioni”, “Armonie” e “Fughe” per i loro lavori.

La musica non conosce limiti e non ne avrà mai.

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