Clamoroso: è nulla la nomina di Claudio Ruffini alla Presidenza di Sviluppo Italia Abruzzo S.p.A.

Clamoroso: è nulla la nomina di Claudio Ruffini alla Presidenza di Sviluppo Italia Abruzzo S.p.A.

di Christian Francia  –

Claudio Ruffini - sono inconferibile
Claudio Ruffini: l’inconferibile

I commissari del Guinness dei primati sono già in Abruzzo per certificare il nuovo record mondiale di illegittimità che il nostro piccolo territorio sta stabilendo con fatica e perseveranza:

1) Dopo la magnifica incompatibilità (mai risolta) del Rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico, già presidente incompatibile di ARPA S.p.A. e oggi mirabilmente presidente incompatibile di TUA S.p.A. per intercessione del governatore Luciano D’Alfonso che continua a perseverare nell’ignoranza e nella violazione della legge (http://www.ilfattoteramano.com/2015/05/26/incredibile-il-rettore-delluniversita-di-teramo-e-incompatibile-e-dovrebbe-decadere/)

2) Dopo l’illegittimità della nomina di Giandomenico Di Sante alla presidenza della Camera di Commercio di Teramo (http://www.ilfattoteramano.com/2015/04/17/clamoroso-illegittima-la-nomina-del-neopresidente-della-camera-di-commercio-giandomenico-di-sante/)

3) Dopo l’innominabile Franco Iachetti illegittimamente rinominato al BIM e illegittimamente rieletto Presidente (http://www.ilfattoteramano.com/2015/05/28/miracolo-della-resurrezione-al-bim-il-sindaco-di-tossicia-ordina-lazzarone-iachetti-di-uscire-dalla-tomba/)…

4) Dopo la dichiarazione di nullità della nomina di Agostino Ballone a presidente di Confindustria Abruzzo, nullità dichiarata dal Collegio di Probiviri di Confindustria nazionale il quale ha sancito l’illegittimità della votazione con la quale è stato eletto Ballone e ha disposto che vengano ripetute le elezioni presidenziali…

5) Dopo tutto questo scempio della legalità (e non solo questo, ovviamente, perché ogni giorno assistiamo allo stupro seriale delle leggi italiane), finalmente Luciano D’Alfonso ha avallato l’ennesima nomina inconferibile, cioè quella del fido Claudio Ruffini – Capo di gabinetto del governatore – alla presidenza di Sviluppo Italia Abruzzo S.pA.

L’avversione alla legge è più forte di lui: dove può D’Alfonso stupra l’ordinamento giuridico con gran soddisfazione e al grido di: “Comandiamo noi!!!”.

Per l’ennesima volta, sopraffatti da angoscia esistenziale e sconfitti da un potere cieco, sordo e ignorantissimo (o truffaldino, fate vobis), ci vediamo costretti ad articolare la fattispecie di violazione normativa effettuata su ordine politico di D’Alfonso.

L’art. 7 del vigente D.Lgs. n. 39/2013, al comma 1 lettera “d”, sancisce testualmente: “A coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti del consiglio della regione che conferisce l’incarico, non possono essere conferiti: gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico di livello regionale”.

a) Orbene, innanzitutto Claudio Ruffini è stato proprio consigliere regionale fino alla tarda primavera dello scorso anno, per cui non sono trascorsi i due anni prescritti dalla legge.

b) In secondo luogo, quali siano esattamente “gli enti di diritto privato in controllo pubblico” lo chiarisce l’art. 1 comma 2 lettera “c” del medesimo D.Lgs. n. 39/2013, a mente del quale “Ai fini del presente decreto si intende: per «enti di diritto privato in controllo pubblico», le società e gli altri enti di diritto privato che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, sottoposti a controllo ai sensi dell’articolo 2359 c.c. da parte di amministrazioni pubbliche, oppure gli enti nei quali siano riconosciuti alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi.

c) In terzo luogo, quale natura abbia la Sviluppo Italia Abruzzo S.pA. lo dichiara il sito istituzionale della società stessa, laddove si rileva che Sviluppo Italia Abruzzo S.pA. è di proprietà al 100% di Abruzzo Sviluppo S.p.A., a sua volta società “in house” della Regione Abruzzo.

d) In quarto luogo, che Sviluppo Italia Abruzzo S.pA. sia una società di “livello regionale” è inequivocabilmente insito sia nel nome, sia nella mission, sia nell’assetto proprietario regionale.

e) Da ultimo, che la figura del Presidente sia per antonomasia un incarico di amministratore è pacifico e finanche lapalissiano.

Ne discende come a Claudio Ruffini inequivocabilmente e incontrovertibilmente non possa essere conferita la presidenza appena conferitagli in maniera brutalmente illegittima.

Ma ne deriva anche che, ai sensi dell’art. 17 dello stesso D.Lgs. n. 39/2013, “Gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione delle disposizioni del presente decreto e i relativi contratti sono nulli”.

Quindi la presidenza di Ruffini è totalmente nulla in radice e non può esplicare effetto alcuno (se non quello della figura di merda di coloro che lo hanno nominato e di Luciano D’Alfonso che ne ha ordinato la nomina nulla).

Ma le conseguenze non si esauriscono qui. Infatti, il seguente art. 18 prevede specifiche sanzioni sia al comma 1: “I componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati” e sia al comma 2: “I componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli non possono per tre mesi conferire gli incarichi di loro competenza. Il relativo potere è esercitato per gli enti pubblici dall’amministrazione vigilante”.

E a chi compete la vigilanza sul rispetto delle disposizioni in materia di inconferibilità? Lo chiarisce l’art. 15 del D.Lgs. n. 39/2013 sia al comma 1: Il responsabile del piano anticorruzione di ciascuna amministrazione pubblica, ente pubblico e ente di diritto privato in controllo pubblico, di seguito denominato «responsabile», cura, anche attraverso le disposizioni del piano anticorruzione, che nell’amministrazione, ente pubblico e ente di diritto privato in controllo pubblico siano rispettate le disposizioni del presente decreto sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. A tale fine il responsabile contesta all’interessato l’esistenza o l’insorgere delle situazioni di inconferibilità o incompatibilità di cui al presente decreto”; e sia al comma 2: “Il responsabile segnala i casi di possibile violazione delle disposizioni del presente decreto all’Autorità nazionale anticorruzione, all’Autorità garante della concorrenza e del mercato ai fini dell’esercizio delle funzioni di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215, nonché alla Corte dei conti, per l’accertamento di eventuali responsabilità amministrative”.

Il presidente della Regione, al termine dell’Assemblea dei soci di Sviluppo Italia Abruzzo S.p.A., ha annunciato trionfante: “verranno tagliati i costi del Cda: presidente e consigliere vedranno decurtato del 10 per cento il proprio compenso mentre quello dell’amministratore delegato diminuirà del 15 per cento”.

Purtroppo non è così: l’apparente Presidente Ruffini, essendo inconferibile, non può né entrare in carica, né svolgere alcuna azione societaria, né – meno che mai – percepire alcunché per la carica presidenziale che è totalmente e insanabilmente nulla. Per cui nel suo caso la decurtazione del compenso è del 100%.

Per quanto ancora dovremo continuare ad essere amministrati da cotali incompetenti? Delle due l’una: o Luciano D’Alfonso si dimette, oppure licenzia in tronco quel grappolo di acchiappagalline che lo circonda e lo supporta, minando alla radice la residua credibilità delle Istituzioni.

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