La bellezza della verità (piccolo spazio pubblicità)

La bellezza della verità (piccolo spazio pubblicità)

di Laura Romani  –

“Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi,

ma come l’avrà fatta la televisione”

(Ennio Flaiano)

l copiaIo non guardo spesso la televisione, ma a volte sì. Quando lo faccio guardo soprattutto le pubblicità, perchè dagli anni Novanta in poi hanno deciso che in occasione degli spot il volume debba diventare quello del Cocoricò alle cinque del mattino, quindi qualsiasi cosa importante tu stia facendo – che sia salvare il mondo dall’imminente arrivo di un asteroide con gli Aerosmith di sottofondo o sturare tubi intasati con l’idraulico gel – non puoi fare altro che smettere e alzare la testa, con rassegnazione.

Le pubblicità, al giorno d’oggi, si dividono in due tipologie primarie: quelle con Francesco Amadori seduto nel salotto della gente e le altre.

Le altre sono tutte molto simpatiche: succedono cose simpatiche ed i protagonisti sono tutti simpatici: hanno capelli vivi e vitali e possiedono sempre una soluzione ai problemi che ci affliggono nella quotidianità.

Quando la signorina della pubblicità applica sul suo corpo i fanghi d’alga, il giorno dopo va a lavorare con un tubino color pesca e tutti gli uomini la guardano come se fosse la Madonna di Medjugorje all’ora dell’apparizione. Se lo faccio io mi gratto per una settimana come i cani prima del Frontline.

Quando quella della pubblicità si sente un po’ gonfia, mangia uno yogurtino e ciao: diventa ‘na tavola da surf. Quando sono gonfia io, posso mangiarmi pure un campo di finocchi sano sano che niente: l’unica zip che si chiude è quella dello zaino.

Quando quelli della pubblicità fanno una vita sana, vanno a lavorare in bici, non gliela rubano mai, e fanno “Drin Drin” col campanello al giornalaio, in segno di giubilo. Io, per simulare una vita sana, ogni giorno attraverso il centro di Roma in bici e rischio di morire dalle sette alle dodici volte al minuto. Per scrupolo, ogni mattina faccio un giro di telefonate ai miei cari per un saluto veloce. È un mondo troppo cattivo, se vuoi fare una vita sana.

Quando nelle pubblicità i bambini interagiscono con gli adulti sono carini, profumati e chiedono ai genitori di acquistare case con una metratura adeguata alle esigenze della famiglia. L’altro giorno mia nipote, due anni e mezzo, mi ha fatto la pipì addosso e ha minacciato di denunciarmi se l’avessi detto a qualcuno.

Se nella pubblicità televisiva la lavatrice ha un problema, tutto si risolve con un anticalcare; se si rompe la mia partono cento euro solo per la chiamata al tecnico.

truman

Nel “Mulino che vorrei” Banderas parla con una gallina e sforna cornetti cicciotti e deliziosi. Io, nel mio Mulino, sono circondata da piccioni e gabbiani mannari che se intercettano un cracker in mio possesso mi seguono finché non mi lascio morire su un marciapiede, tanto lo bramano, e già che ci si trovano banchettano pure con le mie abbondanti carni.

Quello del Conad, in televisione, è un simpatico belloccio che di notte sveglia la moglie perchè c’ha l’ansia per la freschezza delle fragole in negozio. Io, al supermercato sotto casa, se faccio notare al tizio che una foglia di insalata è andata a male, mi insegue con un bastone fino in fondo alla strada.

Questo è.

Simpson tgAltra cosa che guardo con attenzione in Tv sono i telegiornali, tutti. Li guardo tutti perchè mi hanno insegnato ad avere più punti di vista, nella vita, ma l’unica cosa che ci leggo, purtroppo, sono messaggi neanche più subliminali di giornalisti indottrinati a spaventare, trovare un colpevole dove fa più comodo, “chiedere un autografo all’assassino”, come cantava Bersani (quello vero, non il politico).

Oggi al telegiornale hanno detto che una diciottenne si è fatta esplodere sul confine turco con la Siria. L’hanno liquidata come “vicina all’Isis” e tante care cose. Io, che ho smesso di fare la giornalista anche per questo (per il “tante care cose” intendo) ho pensato tutta la sera a lei, alla diciottenne che avrebbe dovuto solo litigare con i suoi per la scelta dell’Università e che è diventata un “tante care cose” qualsiasi al confine con la Siria. Poi ho pensato a tutti i giornalisti che ogni tanto dicono la verità e pagano un conto salatissimo solo per averci provato. Ho pensato ai consigli giusti, quelli che a diciotto anni ti salvano la vita, e ho pensato che alla diciottenne kamikaze dello yogurt che toglie il gonfiore proprio non le importava nulla.

Penso che il terrore non sia solo lì, al confine con la Siria: che ce l’abbiamo a portata di telecomando tutti i giorni e saperlo riconoscere, filtrare, capire, combattere, sia un dovere morale di tutti, anche di quelli della pubblicità.

La verità che non diciamo poi torna sempre, questo ho imparato: si farà esplodere invece di andare all’università e ci ricorderà ogni giorno quanto siamo stupidi, piccoli, falsi, a cercare di consolarci dentro una scusa.

 Dalla mia mente contorta è tutto, linea allo studio.

 Nota dell’autrice

Questo pezzo, forse leggero ma sincero, lo dedico con affetto ad Armando Centore, che cercava la verità con gli occhi che brillavano, e alla sua famiglia.

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