Ruzzo S.p.A.: storia di un coma farmacologico

Ruzzo S.p.A.: storia di un coma farmacologico

di Christian Francia  –

Ruzzo - bancarotta morale
Ruzzo: e sai cosa bevi

Alzi la mano chi prevedeva l’entità del disastro della Tercas prima che venisse a galla in tutta la sua drammatica estensione, rivelatasi mortale per l’autonomia dell’Istituto bancario. Teramo era la regina del credito abruzzese, oggi è orgogliosamente la periferia finanziaria di Bari.

Evidentemente la storia non insegna nulla se nessuno tranne Maria Cristina Marroni – il consigliere comunale di “Teramo 3.0” – ha fatto sentire la propria voce sul disastro della Ruzzo S.p.A., società pubblica che gestisce l’erogazione dell’acqua e le reti idriche in provincia di Teramo.

Definiamo lo stato del malato.

1) Dafault mascherato. Sabato è stato approvato il bilancio consuntivo 2014 all’unanimità da parte dei sindaci soci del Ruzzo, ed è agghiacciante che tutti i sindaci presenti all’assemblea – non si capisce se incapaci di intendere e di volere oppure se lobotomizzati – abbiano formalizzato il loro consenso ad un risultato di esercizio recante il disavanzo di 3,5 milioni di euro.

Il Presidente Antonio Forlini si è giustificato dicendo che si tratta di errori del passato “per i quali dobbiamo pagare conguagli per cinque milioni di euro”. Tali errori consistono in calcoli sballati sulle bollette relative al periodo dal 2010 al 2012, relativamente ai quali errori il Ruzzo deve restituire agli utenti ben 5 milioni. Quindi la notizia è che il Ruzzo ha sottratto illegittimamente (i populisti direbbero: ha rubato) una montagna di soldi ai contribuenti che oggi deve restituire.

Ma il default è certificato dai 60 milioni di debiti effettivi, derivanti dai 93 milioni di debiti ai quali vanno sottratti 33 milioni di crediti. Fra tali debiti svettano i 4 milioni di euro che la Ruzzo deve proprio al Comune di Teramo e che facilmente non restituirà mai. Non solo, ma siccome Teramo possiede l’11,37% del Ruzzo, circa 7 milioni di debiti (fra i 60 complessivi) sono di proprietà proprio del Comune capoluogo, il quale non rivedrà mai più i suoi crediti nei confronti dell’azienda e probabilmente dovrà pure sborsare altri soldi per coprire le passività accumulate nel corso degli anni.

2) Raccomandati che non servono, ma costano milioni l’anno. Qualcuno mi aiuti a capire, ma dalle cronache traspare proprio che il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro abbia messo a verbale che la metà dei dipendenti totali – 120 sui 246 in servizio nella società – siano stati assunti nel tempo senza alcuna evidenza pubblica, cioè a dire illegittimamente. Velatamente Mastromauro ne chiederebbe il licenziamento, per il tramite di un parere legale da porre alla base delle inevitabili decisioni da adottare in Assemblea.

Il sindaco di Teramo Brucchi subito ha preso le difese dei dipendenti assunti senza concorso (in quanto marito di sua moglie, assunta senza concorso alla Te.Am. S.p.A.): “Non possiamo buttare fuori le persone”. No, infatti, non possiamo. Ci mancherebbe. Sarebbe interessante però capire quanto ci costano all’anno codesti 120 raccomandati dalla politica che percepiscono lauti stipendi senza nemmeno essere utili all’azienda, tanto che lo stesso presidente Forlini ha più volte fatto presente che c’è un eccesso di amministrativi ed una pericolosa carenza di professionalità tecniche.

Ragionando a spanne, i 120 raccomandati che mangiano alle nostre spalle ci costano – ma la stima è parecchio prudenziale – almeno 5 milioni di euro l’anno. E dovremmo sorbirceli da qui alla pensione, per cui margini di efficientamento il Ruzzo non può averne: siamo in presenza di un fallimento sostanziale che i sindaci respingono ma che è nei fatti, a meno di non aumentare le tariffe dell’acqua non per migliorare il servizio già pessimo, bensì per sostenere e sostentare i 120 raccomandati che hanno famiglia e che la politica non vuole mandare a casa (perché li ha assunti proprio lei).

3) Disidratazione indotta. L’abbiamo detto e ripetuto, confortati dai professionisti della materia: l’acqua c’è in abbondanza nella nostra provincia, è ottima ed è di sorgente; purtroppo gli interessi economici spingono forte a livello politico affinché si realizzi la porcata della potabilizzazione dell’acqua putrida, da immettere nelle condotte al fine di propinarla ai cittadini. Tale operazione avrebbe molteplici vantaggi per i sistemi di potere: business permanente della potabilizzazione, business delle manutenzioni, del filtraggio, fino al sogno segreto di imbottigliare e vendere a scopi puramente commerciali l’acqua delle nostre montagne.

4) Forlini non ha risolto un problema che sia uno. Che Antonio Forlini sia l’ennesimo presidente non risolutivo del Ruzzo si è ampiamente capito, solo che nessuno ne ha ancora preso coscienza. Prima di lui i due ex presidenti gattiani (Scuteri e Strozzieri) restarono un anno ciascuno al comando, senza capirci niente entrambi (ma lucrando comunque lo stipendio), salvo dimettersi e tornare nell’ombra senza mai (e dico mai) fornire pubbliche giustificazioni né del loro fallimento, né dell’entità e della natura dei problemi rilevati. Come se il Ruzzo fosse un buco nero che tutto inghiotte.

Forlini è arrivato da due anni, un tempo enorme nel quale non è riuscito ad aggredire la crisi finanziaria della società; non è riuscito a migliorare la qualità dei dipendenti e la loro efficienza; non è riuscito a varare un piano delle manutenzioni serio che consenta di ridurre significativamente la percentuale mostruosa di perdite di una rete ultraobsoleta che oltre al danno dell’acqua dispersa è pure sovente causa di frane, smottamenti, dissesti idrogeologici; non è riuscito a governare la materia della depurazione, delicatissima e rilevantissima per l’inquinamento dei fiumi e del nostro mare.

Si è solo fatto approvare un piano industriale farlocco che ho già provveduto a criticare in apposito intervento (http://www.ilfattoteramano.com/2015/06/22/il-piano-industriale-del-ruzzo-e-inutile-o-e-illegittimo/).

In pratica non ha inciso né poco né punto. Un vero fallimento, gemello di quello causato alla Tercas guarda caso pure in parte da Antonio Forlini che era membro del CdA della banca mentre si consumava il disastro (e per tali rilevanti responsabilità è stato pesantemente multato).

Se si vuole essere oggettivi, si deve dire che pochi anni or sono il Ruzzo (amministrato allora dal centrosinistra) almeno garantiva un servizio migliore, minori perdite nella rete, uno straccio di manutenzione, una depurazione efficiente con le bandiere blu che fioccavano in tutti i Comuni della costa teramana e nessuna crisi idrica nel corso delle estati.

Oggi le crisi idriche estive sono divenute la norma (e viene il sospetto che siano pure volute per indurre la popolazione a preferire l’acqua potabilizzata – cioè schifosa – pur di evitare i rubinetti a secco), le bandiere blu sono un misero ricordo, il turismo è in crisi evidente (tanto che ieri ad Alba Adriatica ho sentito un turista tedesco maledire la nostra località balneare e giurare che non tornerà mai più perché ha dovuto bagnarsi in un mare marrone che non aveva mai visto prima), la depurazione è talmente scarsa che il Ruzzo viene costantemente multato e sopporta centinaia di migliaia di euro di sanzioni per le violazioni che commette al riguardo.

Potrebbe andare peggio? Non credo. Lasciamo a Forlini la scelta di dignità delle dimissioni, sicuri che il presidente potrà tranquillamente restare al suo posto confortato dai sindaci che continuando a confidare il lui massacrano se stessi e le rispettive popolazioni.

5) Perfino il direttore del quotidiano Il Centro si è svegliato. Non ho stima del direttore Mauro Tedeschini, che reputo totalmente privo dell’intransigenza necessaria in periodi tristi come quelli che viviamo. Eppure, perfino lui ieri nel suo editoriale domenicale è parso indignarsi.

Possibile, si è chiesto Tedeschini, che il sindaco di Parigi abbia annunciato la volontà di rendere balneabile la Senna che attraversa Parigi e noi non riusciamo a pulire i nostri fiumiciattoli? Il direttore de Il Centro se la prende con i politici nostrani: “La vicenda evidenzia una caratteristica ormai fondante della nostra politica: spacciare per realismo (dote positiva per un amministratore pubblico) quel che invece è solo cinismo e fuga dalle proprie responsabilità. Si vola furbescamente bassi, sperando di svicolare quando si tratta di prendere decisioni scomode. Eppure non sono poi così lontani i tempi in cui nei fiumi si nuotava allegramente, senza temere di essere avvelenati. Potrebbero tornare, quei tempi, se solo ci fosse un po’ meno cinismo e un po’ più di senso civico. In fondo, Parigi val bene… l’Abruzzo”.

Belle parole. Tedeschini tragga pure le conseguenze del suo editoriale: invochi le dimissioni di Forlini e di tutti i sindaci che lo appoggiano rendendosi complici del disastro ambientale che si consuma nei nostri fiumi e nel nostro mare.

Prima che il fallimento finanziario del Ruzzo venga formalmente sancito, prima che i 120 raccomandati facciano innalzare le tariffe dell’acqua, prima che il turismo dichiari bancarotta, prima che si consumi lo scempio della potabilizzazione e tutti i cittadini teramani perdano l’ultima cosa buona che è rimasta loro: l’acqua del Ruzzo.

2 Responses to "Ruzzo S.p.A.: storia di un coma farmacologico"

  1. Il Pignolo   13 luglio 2015 at 11:06

    Ma ci sarà un settore in cui qualcosa (non tutto, per carità!) funziona a dovere? Che squallore…

  2. Il Pignolo   13 luglio 2015 at 11:25

    Gentile Dottor Francia
    Questo non è un commento, ma una richiesta.
    Spenderebbe una parola per la morte del Professor Cigni? Grande professionista, era al lavoro in ospedale già all’alba. Gran signore, gentiluomo come pochi, aveva una cultura classica immensa.
    Leggo spesso su Internet necrologi di teramani noti. Il Professor Cigni teramano non era, ma tanti di noi gli sono grati per le cure e le gentilezze da lui ricevute. Eppure oggi su Internet nemmeno una parola… Forse è soltanto troppo presto. Almeno me lo auguro. Grazie per l’attenzione.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.